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Autovelox fatto saltare a Cecina: danni per 100mila euro

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Un autovelox fatto saltare in aria con una carica esplosiva, danni per circa 100.000 euro e un intero quartiere svegliato nel cuore della notte. È successo a Cecina, in provincia di Livorno, dove nella notte tra il 10 e l’11 settembre qualcuno ha deciso di eliminare fisicamente l’unico dispositivo fisso di rilevamento della velocità presente sul territorio comunale. Non un colpo di rabbia improvviso, a giudicare dalle prime ricostruzioni, ma qualcosa di pianificato con una certa cura.

La postazione si trovava in via Ginori, strada che collega il centro cittadino alla zona mare in un comune di 28.070 abitanti. Secondo i primi riscontri degli investigatori, intorno all’1.50 gli autori avrebbero forzato lo sportello della colonnina, sistemato all’interno l’esplosivo e innescato la detonazione. Il risultato è stato immediato, con l’apparecchio ridotto a un rottame e una stima dei danni fornita dal Comune che si aggira sui 100.000 euro.

Autovelox fatto saltare: cosa stanno cercando gli investigatori

Sul posto sono intervenute la Polizia di Stato e la Scientifica, impegnate adesso su due fronti. Da una parte capire che tipo di materiale esplosivo sia stato utilizzato, un dettaglio che può dire molto sul profilo di chi ha agito. Dall’altra risalire ai responsabili, perché un gesto del genere lascia comunque tracce, tra frammenti, residui e movimenti nella zona a quell’ora della notte.

Vale la pena ricordare un punto che spesso sfugge. Danneggiare o distruggere un rilevatore di velocità non è una ragazzata da archiviare con una multa. Si configura come reato di danneggiamento aggravato di un bene pubblico, punibile penalmente ai sensi dell’articolo 635 del Codice penale. E qui si parla di un ordigno, non di una vernice spray o di una sega circolare come accaduto altrove.

Perché episodi simili, in Italia, sono tutt’altro che rari. La guerra ai rilevatori di velocità va avanti da tempo, con colonnine abbattute, incendiate, imbrattate. Il Belpaese, del resto, detiene il primato europeo per numero di apparecchi installati sulle strade, oltre 11.000, molti più di quanti se ne contino in Gran Bretagna, Francia e in altri Paesi con densità di popolazione simile o addirittura superiore.

Un dispositivo appena riacceso e nessuna multa notificata

Il dettaglio che rende la vicenda più strana riguarda i tempi. Quell’autovelox era tornato operativo il 7 agosto, dopo circa due anni di stop, e la riattivazione era arrivata anche su richiesta dei residenti, preoccupati per le velocità troppo alte su quel tratto di strada. Le prime sanzioni non sarebbero ancora state notificate. Il che, di fatto, esclude l’ipotesi più immediata, ovvero la vendetta di un automobilista appena multato.

La sindaca Lia Burgalassi ha usato parole nette, definendo l’accaduto troppo grave per essere ridotto a una bravata. “È un danno importante, ma soprattutto è inquietante che si compiano gesti di questo tipo su apparecchi che garantiscono la sicurezza stradale e il rispetto della legalità”, ha dichiarato la prima cittadina, aggiungendo un appello diretto a chiunque sappia qualcosa: “Se qualcuno ha informazioni non esiti a contattare le forze dell’ordine o il Comune. Intendiamo far sì che queste persone vengano punite per questo gesto”.

Il tema degli incassi, intanto, resta uno dei nervi scoperti del dibattito italiano sui controlli elettronici. Firenze guida la classifica delle città con i maggiori proventi da rilevatori di velocità, con quasi 20 milioni di euro raccolti in un solo anno e oltre 86 milioni in un quinquennio. Numeri che alimentano da anni la percezione, diffusa tra gli automobilisti, di uno strumento più orientato alla cassa che alla sicurezza stradale, anche quando i dati raccontano storie diverse.

A Cecina, per ora, resta una colonnina distrutta, un’indagine aperta e una strada che torna senza controlli automatici nel punto in cui i residenti li avevano chiesti.

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