In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
L’Europa si prepara a stringere ancora di più le maglie sulle auto ibride cinesi, dopo aver già colpito le elettriche prodotte in Cina con dazi aggiuntivi che arrivano fino al 45%. A Bruxelles si ragiona su come frenare la presenza sempre più ingombrante dei modelli ibridi arrivati dall’Oriente, un fenomeno cresciuto molto in fretta negli ultimi due anni. Il motivo è piuttosto semplice. Questa categoria di veicoli non è toccata dalle stesse tariffe applicate alle vetture elettriche a batteria e i costruttori cinesi ne hanno approfittato.
La faccenda è delicata e riguarda da vicino il futuro dell’industria automobilistica europea, ma anche chi un’auto la deve comprare. Nuove barriere commerciali potrebbero infatti cambiare i prezzi, la disponibilità dei modelli e le strategie delle case. A spingere verso una linea più dura c’è poi un elemento nuovo, cioè il cambio di passo della Germania, che di solito si è mostrata cauta quando si trattava di prendere misure contro Pechino.
La richiesta di Bruxelles e i numeri che preoccupano
Secondo quanto emerso, l’Unione europea avrebbe chiesto alla Cina di limitare volontariamente le esportazioni di ibride verso il mercato comunitario. L’idea sarebbe quella di riportare la quota delle vetture ibride costruite in Cina intorno al 15% del mercato europeo, mentre oggi la percentuale supera abbondantemente un terzo. Una bella differenza, insomma.
Alla base di tutto c’è la corsa delle importazioni. Gli arrivi di auto ibride cinesi sono passati da circa 3.800 unità nell’ottobre 2024 a 50.000 nel luglio 2026, una crescita di oltre dieci volte. Nello stesso periodo il prezzo medio di queste vetture è sceso, e la pressione sui marchi europei è salita di conseguenza.
Il nodo sta tutto nella differenza di trattamento. Sulle ibride provenienti dalla Cina pesa soltanto il normale dazio europeo del 10%, mentre per le elettriche sono scattate tariffe extra legate all’indagine sui sussidi statali concessi da Pechino. Lasciare le cose come stanno rischierebbe di spingere i produttori cinesi a puntare ancora di più sulle ibride, così da aggirare almeno in parte l’effetto delle misure già in vigore sulle elettriche. E proprio a Berlino qualcosa sembra muoversi. Il Partito socialdemocratico SPD sostiene l’idea di chiudere quella che viene chiamata la “scappatoia” delle ibride plug in, estendendo i dazi anche a questa categoria. Una presa di posizione che conta parecchio, visto il peso dell’auto nell’economia tedesca e le divisioni che la Germania aveva mostrato in passato sulle tariffe contro le elettriche cinesi.
La reazione di Pechino e il rischio di una nuova escalation
Dalla Cina la replica è arrivata in tempi rapidi. Il ministero degli Esteri ha fatto sapere che seguirà con attenzione le mosse di Bruxelles e prenderà provvedimenti per proteggere gli interessi delle proprie aziende. Ancora più dura la posizione del ministero del Commercio cinese, secondo cui eventuali restrizioni volontarie all’export sarebbero contrarie alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio e ai principi della concorrenza.
Il pericolo concreto è quello di una nuova guerra commerciale, e il momento non è dei migliori, perché Europa e Cina stanno cercando un compromesso per ridurre lo squilibrio negli scambi. Del resto un precedente c’è già. Dopo l’arrivo dei dazi sulle elettriche cinesi nel 2024, Pechino aveva risposto colpendo alcuni prodotti europei come cognac, carne e latticini.
Adesso la partita si sposta sulle ibride, un segmento che pesa molto in questa fase di passaggio verso l’elettrico. Per i marchi cinesi rappresenta un mercato in forte espansione, per quelli europei è diventato l’ennesimo terreno di scontro. Bruxelles dovrà decidere se cercare un accordo con Pechino per contenere le esportazioni oppure ricorrere a nuovi strumenti commerciali, e altre strade al momento non sembrano esserci.
Fonte: TecnoAndroid








