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Il capitolo Internet Explorer non si è ancora chiuso del tutto, e Microsoft ha messo nero su bianco una data: la compatibilità con le vecchie tecnologie del browser resterà in piedi almeno fino alla fine del 2029. Dopo, salvo proroghe, si volta pagina davvero. Il punto è che il software non è più nel normale ciclo di vita dei browser da anni, eppure una fetta consistente di aziende continua a dipendere da quello che ha lasciato in eredità.
Il motivo ha un nome preciso, IE Mode di Microsoft Edge. Una funzione nata per far girare applicazioni web progettate in un’epoca in cui Internet Explorer era lo standard di fatto negli uffici. Microsoft ha ricordato agli amministratori IT che anche questa stampella ha una scadenza, e che il preavviso prima della dismissione sarà di almeno un anno. Non si tratta banalmente di cambiare programma sui computer dei dipendenti: certe applicazioni interne poggiano su componenti specifici, comportamenti proprietari e integrazioni che non si ricostruiscono in un pomeriggio.
Come funziona la modalità legacy dentro Edge
La modalità IE consente di caricare determinate pagine attraverso MSHTML, il motore di rendering associato al vecchio browser, mentre tutto il resto della navigazione continua a passare da Chromium. L’amministratore decide quali indirizzi debbano aprirsi nell’ambiente legacy tramite criteri aziendali e una lista dedicata. In questo modo restano vive applicazioni che richiedono tecnologie come ActiveX e modalità di documento ormai incompatibili con i browser moderni.
Una precisazione che Microsoft tiene a fare: IE Mode non è un browser a sé stante. Il rendering datato vive dentro Edge e viene gestito secondo le regole definite dall’organizzazione. La differenza rispetto al programma originale conta parecchio, visto che l’applicazione desktop Internet Explorer 11 ha chiuso il supporto per alcune versioni di Windows 10 il 15 giugno 2022. IE Mode è invece il meccanismo pensato per tenere a galla siti e applicativi aziendali che non possono essere aggiornati da un giorno all’altro.
Il problema, spesso, è che la dipendenza non si vede. Un gestionale interno potrebbe usare controlli ActiveX, vecchie modalità di documento oppure pezzi costruiti attorno al comportamento di MSHTML. Tirare fuori l’elenco degli indirizzi visitati dagli utenti non basta a mappare il patrimonio legacy. Serve capire quali funzioni siano davvero indispensabili e come si intreccino con autenticazione, servizi interni e procedure operative quotidiane. Per i clienti idonei Microsoft mette a disposizione App Assure, pensato proprio per verificare e migliorare la compatibilità delle applicazioni personalizzate.
Migrare le applicazioni non sarà rapido
La parte scomoda riguarda gli applicativi che svolgono funzioni essenziali per il business. Sostituirli può significare mettere mano al codice, rifare l’interfaccia oppure spostare tutto su una piattaforma diversa. Le strade indicate da Microsoft sono quattro: aggiornare, ricollocare, sostituire o ricostruire con tecnologie web attuali. Quale scegliere dipende da com’è fatto il singolo software e da quanto è legato agli altri sistemi in uso.
C’è poi una questione che riguarda specificamente i software di automazione. Edge non supporta l’automazione di IE Mode attraverso l’oggetto InternetExplorer, quindi tutte le applicazioni che si appoggiano a quel metodo vanno riscritte con approcci diversi. Per diversi scenari esistono alternative come WebDriver o Playwright. Il lavoro, insomma, non finisce con il browser che usano le persone: anche gli strumenti che interagiscono automaticamente con le pagine vanno passati al setaccio.
Quello che emerge è un discorso più ampio sulla gestione del software aziendale. Una tecnologia che sembra marginale può restare incastonata in processi importanti molto tempo dopo essere sparita dal mercato consumer. La dismissione di IE Mode diventa allora l’occasione per stanare codice non documentato, dipendenze difficili da mantenere e applicazioni senza un percorso di aggiornamento definito. Il rischio vero non è perdere Internet Explorer, ma accorgersi troppo tardi di quanta operatività quotidiana si regga ancora su ciò che quel browser si è lasciato dietro.
Fonte: TecnoAndroid








