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La tassa al chilometro sulle auto elettriche non è più un’ipotesi da convegno accademico, perché tre Paesi l’hanno già messa nero su bianco e la Francia adesso ci sta ragionando sopra con una certa attenzione. Il meccanismo, nella sua essenza, è semplice quanto scomodo da digerire per chi ha appena cambiato garage: si paga in base alla distanza percorsa, non in base a quanto si versa nel serbatoio. Perché un serbatoio, nelle auto elettriche, semplicemente non c’è.
Oggi chi guida un’elettrica in Francia resta fuori dal perimetro delle accise che gravano su ogni pieno di benzina o gasolio. Non è un dettaglio marginale. Ogni litro che finisce in un motore termico porta con sé una quota consistente di imposte, e quella quota alimenta i bilanci pubblici in modo tutt’altro che simbolico. Chi si muove a elettroni, invece, questo passaggio lo salta per intero.
Auto elettriche: perché il gettito delle accise sta diventando un problema
Il nodo è aritmetico prima ancora che politico. Più cresce la quota di veicoli elettrici sulle strade, più si assottiglia la base imponibile costruita negli anni attorno ai carburanti fossili. Una transizione che funziona, paradossalmente, erode la sua stessa fonte di finanziamento. E le strade, i ponti, la manutenzione dell’infrastruttura continuano a costare esattamente come prima, indipendentemente da cosa spinga le ruote che ci passano sopra.
Da qui l’idea, tutt’altro che indolore, di spostare il prelievo dal carburante alla percorrenza. Non più quanto si consuma, ma quanti chilometri si fanno. È una logica che tiene in piedi il principio secondo cui chi usa la rete stradale contribuisce a mantenerla, senza distinzioni tecnologiche. Sulla carta fila. Nella pratica, chiunque abbia acquistato un’elettrica contando anche sui costi di gestione più leggeri rischia di ritrovarsi con un conto diverso da quello preventivato.
Tre Paesi hanno già deciso, la Francia osserva
Tre Stati hanno già introdotto una forma di tassazione chilometrica per i veicoli a batteria, scegliendo di non aspettare che il buco nei conti diventasse ingestibile. Una decisione presa in anticipo rispetto alla curva di diffusione delle elettriche, che in molti mercati europei continua a salire. La Francia, per ora, si limita a studiare il dossier, ma il fatto stesso che la questione sia sul tavolo dice parecchio su dove potrebbe andare a parare il dibattito fiscale dei prossimi anni.
Il tema, va detto, è delicato per ragioni che vanno oltre la contabilità. Gli incentivi all’acquisto, le esenzioni, i vantaggi fiscali hanno accompagnato il passaggio all’elettrico come leva di convincimento. Introdurre un prelievo legato ai chilometri percorsi significa rimettere mano a quel patto implicito, e farlo mentre la platea di automobilisti elettrici si allarga sempre di più. Non esattamente una mossa popolare.
Resta il fatto che il quadro attuale, con le elettriche di fatto fuori dal sistema delle accise sui carburanti, non regge sul lungo periodo dal punto di vista dei conti pubblici. È una constatazione tecnica, non un giudizio di valore. E i tre Paesi che hanno già fatturato la distanza percorsa lo hanno riconosciuto per primi, aprendo una strada che altri governi europei stanno guardando con crescente interesse. La Francia è tra questi.
Fonte: TecnoAndroid








