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A Singapore possedere un’auto può costare quanto comprare una casa, e non è un modo di dire. Per sconfiggere il traffico il piccolo Stato asiatico ha scelto una strada opposta a quella seguita da quasi tutte le grandi città. Invece di costruire nuove carreggiate ha reso carissimo mettere una vettura in circolazione, con il risultato che i prezzi delle auto a Singapore visti dall’Europa sembrano quasi fuori dalla realtà.
Qualche esempio aiuta a capire le proporzioni. Una BMW X5 con appena un anno di vita viene proposta a circa 300.000 euro, mentre una Toyota Yaris Cross nuova richiede intorno ai 130.000 euro. Persino una BMW Serie 4 Gran Coupé di sette anni, con circa 90.000 chilometri alle spalle, può sfiorare i 60.000 euro. Dietro queste cifre c’è il Certificate of Entitlement (COE), il permesso che ogni automobilista deve acquistare per poter guidare sulle strade della città Stato.
Il meccanismo è piuttosto lineare. Il governo fissa un numero massimo di veicoli autorizzati e mette all’asta i relativi certificati. Il COE vale dieci anni e alla scadenza il proprietario ha tre possibilità: rottamare la macchina, esportarla oppure comprare un nuovo permesso. Il sistema è in vigore dal 1990 ed è nato per frenare la crescita incontrollata del parco auto in un territorio molto densamente abitato e con spazi ridottissimi.
Quanto costa davvero un’auto a Singapore
Le cifre raggiunte dai permessi sono sempre più difficili da immaginare per chi vive altrove. Nell’ultima asta un COE per le vetture più piccole ha toccato circa 87.000 euro, quando nel 2020 ne bastavano circa 20.000. Il solo certificato può quindi costare più di tante automobili nuove vendute sul mercato europeo.
Ai costi del permesso si sommano poi le tasse di immatricolazione, che per i modelli più esclusivi possono superare gli 85.000 euro, oltre ai pedaggi che cambiano in base all’intensità della circolazione. Ne esce un mercato completamente fuori scala rispetto agli standard internazionali. Oggi a Singapore girano circa 667.000 auto, compresi taxi e mezzi delle società di noleggio, su una popolazione di circa 6,1 milioni di abitanti. Per fare un confronto, lo stato americano del Maryland ha più o meno lo stesso numero di residenti ma conta circa 1,9 milioni di veicoli tra privati e commerciali.
Anche un usato può trasformarsi in una scelta finanziaria impegnativa. Chi possiede una Nissan Qashqai comprata sette anni fa per circa 61.000 euro, per esempio, dovrebbe sborsare altri 43.000 euro circa per prolungare il COE di cinque anni. Non sorprende allora che molti stiano valutando se vendere la propria macchina, noleggiarla solo quando serve o affidarsi del tutto al trasporto pubblico.
Meno auto e più treni
Il paradosso è evidente. Singapore non ha domato il traffico allargando le strade ma facendo esattamente l’opposto, cioè trasformando l’automobile in un bene di lusso e investendo allo stesso tempo in modo massiccio su metropolitane, autobus e collegamenti pubblici. Già nel 2022 il sistema dei certificati veniva indicato come un possibile esempio per altre metropoli alle prese con congestione e inquinamento. In quel periodo il permesso per le categorie più costose aveva raggiunto il record di circa 95.000 euro, e il prezzo finale di una vettura poteva arrivare a cinque volte il costo all’ingrosso nel Paese di produzione.
Il ragionamento alla base è semplice. Se una città non può permettersi un numero illimitato di macchine deve contenere direttamente la crescita dei veicoli e rendere più conveniente scegliere alternative. Nel decennio concluso nel 2021 Singapore ha aggiunto 1.000 autobus e 200 treni, e per gli anni Venti ha programmato oltre 60 miliardi di dollari di Singapore di investimenti sulla rete ferroviaria.
L’obiettivo del governo è portare l’80% delle abitazioni a non più di dieci minuti a piedi da una stazione. Proprio qui sta il vero cuore del modello Singapore, che non vieta l’auto ma rende il suo possesso così oneroso da spingere una parte della popolazione verso metropolitane, autobus, taxi, car sharing e altri servizi di mobilità.
Fonte: TecnoAndroid








