Le aurore su Marte hanno appena rivelato un dettaglio che gli scienziati inseguivano da tempo, e la scoperta arriva grazie ai dati della missione MAVEN della NASA. Non stiamo parlando soltanto di uno spettacolo luminoso, quel tipo di bagliore che ci lascia a bocca aperta anche qui sulla Terra. Per chi studia i pianeti c’è molto di più sotto la superficie, perché capire come nasce un’aurora vuol dire capire come un mondo dialoga con il Sole. E, cosa ancora più interessante, aiuta a spiegare perché certi pianeti riescono a tenersi stretta la propria atmosfera mentre altri, lentamente, nel corso di miliardi di anni, la lasciano andare quasi del tutto.
Sulla Terra il meccanismo lo conosciamo abbastanza bene ormai. Il problema è che appena ci si sposta su Marte le regole del gioco cambiano parecchio, e non poco. Ecco perché ogni informazione nuova che arriva da lassù pesa. La sonda in orbita ha raccolto una mole di dati che ha permesso ai ricercatori di mettere insieme un pezzo del puzzle che mancava da tempo.
La scoperta di MAVEN e la somiglianza con la Terra
Il dettaglio che ha davvero acceso l’entusiasmo è questo. Analizzando le rilevazioni della sonda, il team ha capito che alcune aurore marziane si formano seguendo un processo sorprendentemente vicino a quello che vediamo sul nostro pianeta. Una somiglianza che nessuno dava per scontata, considerando quanto Marte sia diverso dalla Terra sotto molti aspetti, a partire dal campo magnetico che lì funziona in modo tutto suo.
Questo tipo di risultato ha un valore che va oltre la curiosità del momento. Capire i meccanismi dietro le aurore significa avere in mano uno strumento in più per ricostruire la storia del pianeta rosso, un pianeta che oggi ci appare arido e con un’atmosfera sottilissima ma che, in un passato lontano, potrebbe aver avuto condizioni molto diverse. La missione MAVEN continua a dimostrare quanto sia preziosa proprio per questo, perché ogni passaggio orbitale porta a casa informazioni che permettono di leggere meglio ciò che accade nell’alta atmosfera marziana.
Il fatto che un fenomeno così complesso possa svilupparsi in maniera simile su due mondi tanto lontani tra loro apre parecchie domande e, allo stesso tempo, offre qualche risposta. Gli scienziati adesso hanno un punto di riferimento più solido su cui lavorare, e i dati raccolti dalla sonda restano una miniera da cui attingere. Marte, insomma, non smette di sorprendere chi lo osserva con gli strumenti giusti, e le sue aurore appena studiate ne sono la prova più recente.


