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Asus noleggia le schede madri: l’hardware diventa un abbonamento

L’idea di affittare l’hardware non è più roba da grandi aziende o da laboratori con budget infiniti. Sta arrivando nelle case di tutti, o almeno ci prova. Prima Apple, che la scorsa settimana ha iniziato a proporre i suoi prodotti in affitto a chi non riesce più a sostenere la spesa in un colpo solo. E adesso Asus, che pare voglia spingersi oltre e mettere a noleggio addirittura le schede madri. Che è un salto di categoria mentale, non solo commerciale.

Perché una scheda madre non è un abbonamento a un servizio di streaming. È il pezzo attorno a cui si costruisce tutto il resto del computer, il componente che di solito uno compra una volta e si tiene per anni. Vederlo trasformato in qualcosa che si paga a rate, mese dopo mese, senza mai possederlo davvero, cambia parecchio le regole del gioco. E fa venire qualche brivido a chi è cresciuto con l’idea che quello che compri, poi, è tuo.

Asus e il possesso che diventa un lusso

Il punto vero è tutto qui. Stiamo scivolando dentro un’epoca in cui possedere l’hardware che usiamo ogni giorno smette di essere la cosa normale, quella scontata, e si trasforma in un’opzione premium. Un privilegio, quasi. Riservato a chi ha i soldi per pagare tutto subito e togliersi il pensiero.

Chi non può, invece, si ritrova a noleggiare. A pagare per usare qualcosa che resterà sempre di qualcun altro. La mossa di Apple in questo senso ha aperto una porta, e ora Asus sembra intenzionata ad attraversarla con decisione. Il messaggio, letto tra le righe, è abbastanza chiaro. L’accesso alla tecnologia diventa un servizio continuo, un flusso di pagamenti che non finisce mai, invece di un acquisto con un inizio e una fine.

C’è qualcosa di paradossale in tutto questo. La tecnologia doveva democratizzare, avvicinare, rendere disponibili strumenti potenti a un pubblico sempre più ampio. E in parte lo ha fatto. Ma questa deriva del noleggio hardware rischia di ribaltare il concetto. Non più oggetti che entrano nella nostra disponibilità, ma abbonamenti che ci legano, che ci vincolano, che ci fanno pagare all’infinito per il diritto di usare qualcosa.

Ed è un modello che, se dovesse prendere piede sul serio, cambierebbe il rapporto tra le persone e i propri dispositivi. Non più il computer di casa, con la sua scheda madre installata dieci anni fa che ancora regge. Ma una macchina temporanea, in prestito, sempre condizionata al pagamento della prossima rata. Benvenuti nell’era dell’hardware in affitto, dove il concetto stesso di proprietà comincia a scricchiolare.

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