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Cosa succede nell’articolo? Ecco i dettagli?
Le renne, si è scoperto, hanno saputo attraversare epoche segnate da sbalzi di temperatura e da paesaggi in continuo mutamento. Eppure, nonostante la loro resilienza millenaria, negli ultimi trent’anni il loro numero si è ridotto di quasi due terzi.
Il quadro che si apre davanti agli occhi degli scienziati non è incoraggiante. Le proiezioni, pubblicate sulla rivista Science Advances, avvertono che le popolazioni nordamericane, i caribù, potrebbero subire entro il 2100 una riduzione che sfiora l’80%. Un colpo durissimo, che non riguarda soltanto la sopravvivenza di una specie affascinante, ma l’intero equilibrio ecologico e culturale delle regioni artiche. Le comunità indigene, che da secoli basano parte della loro vita su tali animali, vedrebbero sgretolarsi una risorsa vitale.
Eric Post, ecologo dell’Università della California Davis e coautore dello studio, descrive le renne come custodi della tundra. Pascolando, regolano la crescita delle piante, impediscono che alcune specie prendano il sopravvento e mantengono viva la biodiversità vegetale. Senza di loro, la tundra perderebbe parte della sua ricchezza, e a catena si modificherebbe la capacità dei suoli di trattenere carbonio. È un dettaglio che porta con sé conseguenze globali.
Di fronte a un meccanismo tanto delicato e interconnesso, la speranza degli studiosi è che la riduzione delle emissioni di gas serra e interventi mirati di tutela della fauna possano ancora cambiare la traiettoria. Il tempo, però, non è un alleato generoso. Le renne, che hanno attraversato glaciazioni e riscaldamenti naturali, rischiano di soccombere davanti a una crisi generata dall’uomo.











