Nel 2019 è nata un’azione da un piccolo gruppo di studenti delle isole del Pacifico. E proprio questa ad oggi ha portato a un risultato epocale. La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha stabilito che gli Stati hanno il dovere legale di ridurre le emissioni di gas serra. E quindi non più solo morale o politico. È la prima volta che un organo giuridico di questo livello si esprime in modo così chiaro sul cambiamento climatico. Affermando che la mancata azione da parte dei governi comporta responsabilità precise. Anche in termini di risarcimento danni.
Diminuire le emissioni è un diritto ambientale per garantire tutela a tutti
Sebbene il parere della Corte sia formalmente consultivo, l’impatto sulle future cause ambientali potrebbe essere significativo. La decisione arriva all’indomani della sentenza della Cassazione italiana, che ha aperto alla giustizia climatica nel nostro Paese. Ora le battaglie legali condotte da ONG come Greenpeace e ReCommon, come quella contro Eni, potranno basarsi su una nuova autorevolezza internazionale.
La pronuncia, infatti, si richiama agli Accordi di Parigi e sottolinea che ogni politica pubblica sui combustibili fossili deve puntare alla neutralità climatica.
La Corte ha definito il cambiamento climatico “una minaccia esistenziale” per le generazioni presenti e future. Dichiarando che il diritto a un ambiente sano è fondamentale per la tutela dei diritti umani. In quest’ottica, ridurre le emissioni diventa un obbligo imposto dal diritto internazionale. L’iniziativa che ha portato alla storica pronuncia era stata sostenuta da oltre 1.500 organizzazioni. E nel 2023 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente chiesto il parere consultivo all’Aia.
Le parole di Vishal Prasad, tra i promotori della campagna studentesca, parlano da sole. “È un’ancora di salvezza per le comunità in prima linea”. Mary Robinson, già alto commissario Onu per i diritti umani, ha aggiunto anche queste parole. Che la Corte ha fornito un nuovo strumento per proteggere i più vulnerabili dagli effetti della crisi climatica”. Questo verdetto segna un passaggio cruciale. La lotta per il clima non è più solo una questione etica, ma una responsabilità legale mondiale.
