Aria condizionata o finestrini aperti: è uno di quei dilemmi che tornano puntuali appena la colonnina del termometro si alza, e che dividono gli automobilisti come poche altre questioni. La domanda sembra banale, ma sotto sotto nasconde un gioco di equilibri tra comfort, aerodinamica e fatica del motore che non si risolve con una risposta secca. Gli studi raccolti negli ultimi anni dicono una cosa chiara: non c’è una soluzione valida sempre e ovunque. Dipende tutto da quanto si corre e da come si usa la macchina.
Il punto di partenza, quello che cambia davvero le carte in tavola, è la velocità. In città, dove difficilmente si supera la soglia dei 70 o 90 km/h, accendere il climatizzatore pesa di più, perché diventa un carico extra che il motore deve sostenere. Lì, abbassare i finestrini può rivelarsi un filo più conveniente sul piano energetico. Le cose si ribaltano fuori dai centri abitati e in autostrada. Sopra gli 80 o 100 km/h la resistenza dell’aria che entra dai finestrini aperti diventa un freno vero e proprio, e a quel punto fa lievitare i consumi più di quanto faccia il climatizzatore. Tradotto: a velocità sostenute conviene tenere tutto chiuso e l’aria condizionata accesa. Le analisi tecniche più recenti collocano l’impatto del condizionatore tra il 10% e il 15% dei consumi, ma l’effetto penalizzante dei finestrini abbassati può andare oltre quando si viaggia spediti.
Aria condizionata: quanto incide davvero sui consumi
L’aria condizionata lavora grazie a un compressore mosso dal motore, che assorbe energia e quindi fa salire il consumo di carburante. Nel caso delle auto elettriche il discorso si traduce in autonomia che cala. In condizioni normali parliamo di un aumento dei consumi compreso tra il 10% e il 15%, con oscillazioni legate alla temperatura esterna, alle impostazioni e allo stato di salute dell’impianto. Solo che questo peso non resta uguale: a velocità alte la percentuale del climatizzatore si assottiglia rispetto allo sforzo complessivo del motore.
Usare la testa, poi, aiuta parecchio. Il ricircolo dell’aria e una temperatura non troppo polare riducono il dispendio in modo sensibile. C’è anche un piccolo trucco che in tanti dimenticano: aprire i finestrini per buttare fuori l’aria rovente prima di accendere il condizionatore allevia lo sforzo iniziale del sistema, e di conseguenza si consuma meno.
Quando i finestrini aperti diventano un problema
Da fermi o a passo d’uomo l’impatto aerodinamico è praticamente trascurabile, e qui i finestrini aperti non creano grattacapi. La faccenda cambia faccia man mano che si accelera. Con i vetri abbassati l’aria che si infila nell’abitacolo crea turbolenze, queste aumentano la resistenza all’avanzamento e costringono il motore a darci dentro. Il fenomeno diventa pesante sopra gli 80 o 100 km/h, soglia oltre la quale la resistenza aerodinamica cresce in modo quasi esponenziale.
In quel frangente il presunto risparmio che si otterrebbe spegnendo il climatizzatore svanisce, anzi viene spesso superato dall’attrito generato dai finestrini aperti. Ecco perché in autostrada la scelta più sensata resta quasi sempre la stessa: vetri chiusi e aria condizionata usata con misura, senza esagerare con il freddo.