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Il cartellone iPhone comparso a Milano in via Melchiorre Gioia è durato poco, giusto il tempo di scatenare una polemica e di convincere Apple a rimuoverlo. L’immagine mostrava un bambino piccolissimo che stringeva un iPhone Pro, con lo schermo e la scocca sporchi di quella che sembrava pappa. Sotto, lo slogan della campagna italiana: “Tutto ok, è iPhone”, versione nostrana del “Relax, it’s iPhone” pensato per raccontare quanto il telefono sia capace di reggere praticamente qualsiasi cosa gli capiti addosso. Solo che, stavolta, il messaggio è stato letto in un modo molto diverso da quello previsto.
Appena l’affissione è comparsa lungo l’arteria che taglia la città da nord a sud, un cittadino di Milano ha inviato una segnalazione all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. L’accusa era netta: quella pubblicità normalizzava il cosiddetto babysitting elettronico, cioè l’abitudine di lasciare uno schermo in mano ai bambini per tenerli tranquilli.
Apple: la segnalazione alle autorità, poi il dietrofront
L’AGIA ha condiviso il contenuto della lamentela e ha girato il fascicolo a tre soggetti diversi: AGCOM, il regolatore delle comunicazioni, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria. A tutti e tre è stato chiesto di esaminare il manifesto e di valutare eventuali interventi. Prima ancora che arrivasse una qualsiasi decisione, però, Apple ha scelto di muoversi da sola e ha fatto rimuovere l’affissione, sostituendola.
L’azienda non ha rilasciato dichiarazioni sulla vicenda, ma la lettura più immediata è che a Cupertino si sia preferito togliere di mezzo il problema piuttosto che trascinarsi dietro una controversia. Nel nuovo cartellone iPhone il bambino sparisce del tutto, così come il telefono impiastricciato di pappa. Al loro posto resta un iPhone caduto nella sabbia, immagine che rende comunque l’idea di resistenza senza tirare in ballo l’infanzia.
Il punto di vista dell’azienda, almeno sulla carta, era diverso da quello di chi ha protestato. L’intento dichiarato della campagna era rassicurare i genitori sul fatto che il telefono sopravvive anche se finisce tra le mani di un bimbo. Guardando la scena, in effetti, l’oggetto in pericolo sembra il dispositivo sporco e agitato in aria, non il piccolo che lo tiene con presa incerta.
Le critiche di psicologi e osservatori
Su tutt’altra lunghezza d’onda si è posto Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, che ha giocato proprio sullo slogan per attaccare il messaggio. Ha definito l’affissione “la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo” a proposito dei danni legati all’uso dei dispositivi digitali nei primissimi anni di vita. Dopo anni passati a spiegare ai genitori dei bambini in età prescolare quali siano i rischi di mettere uno schermo nelle loro mani, quel manifesto è suonato come “una gigantesca provocazione”.
La preoccupazione di Pellai riguarda soprattutto il messaggio implicito, cioè l’idea che un bambino molto piccolo con uno smartphone in mano sia una scena normale, se non addirittura positiva. A supporto ha ricordato l’indicazione della Società Italiana di Pediatria, secondo cui non andrebbe consegnato uno smartphone a uso personale a nessun minore sotto i 13 anni. Il senso del suo intervento è che lo slogan non solo racconta una cosa falsa, ma va anche contro le raccomandazioni condivise nel Paese.
Non è stata l’unica voce critica. Andrea Cangini, alla guida dell’Osservatorio Carta, Penna e Digitale della Fondazione Luigi Einaudi con sede a Roma, aveva lanciato un allarme pubblico sulla pubblicità già il 30 luglio, definendola “terribile” e chiedendone la rimozione. Alla fine il manifesto con il bambino è stato tolto e sostituito dall’immagine dell’iPhone finito nella sabbia.










