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Argus, i Marines adottano l’IA che analizza il web in tempo reale

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La piattaforma Argus for Cognitive Advantage è lo strumento che il Corpo dei Marines degli Stati Uniti ha deciso di integrare per setacciare il web in tempo reale, un software sviluppato da Accrete che macina quantità enormi di informazioni provenienti da fonti aperte e le restituisce in forma leggibile a chi deve prendere decisioni. Detta così sembra l’ennesimo software gestionale, ma il contesto è un altro. Nei conflitti di oggi mezzi, armi e sensori rappresentano soltanto una parte dell’equazione. L’altra parte, sempre più pesante, si gioca nello spazio digitale, dove social network, video, piattaforme di messaggistica e media tradizionali riescono a spostare opinioni e percezioni nel giro di poche ore.

Qualcuno l’ha già descritta come una versione militare del Grande Fratello, e l’immagine rende l’idea anche se semplifica parecchio. Il compito assegnato ad Argus è aiutare gli analisti a individuare i segnali rilevanti dentro un rumore di fondo che nessun essere umano potrebbe reggere da solo, seguire l’evoluzione delle narrazioni e accorciare drasticamente i tempi che servono per trasformare montagne di dati grezzi in qualcosa di utilizzabile sul piano operativo. Che poi è il vero collo di bottiglia di qualsiasi struttura di intelligence contemporanea, non la raccolta delle informazioni ma la loro digestione.

Dai social ai video, come lavora la piattaforma di Accrete

Il raggio d’azione dichiarato è ampio. Argus lavora su contenuti che arrivano dal web aperto, dalle emittenti televisive e radiofoniche, dalle piattaforme di messaggistica e da fonti in lingua straniera, che è poi il punto dove la maggior parte degli strumenti tradizionali si arena. Tra i servizi citati compaiono nomi che chiunque conosce, come Facebook, Instagram, TikTok, X, YouTube e Reddit, insieme ad altri che raccontano bene quale sia il perimetro di interesse: Telegram, Weibo e VKontakte. Un elenco che parla da solo, considerando quali aree geografiche e quali ecosistemi informativi coprono quelle ultime tre piattaforme.

Il capitolo più interessante riguarda però i video, che restano il formato più difficile da analizzare su larga scala. Qui la piattaforma è in grado di trascrivere e tradurre il parlato, riconoscere oggetti e contenuti delle scene e ricavare possibili indizi geografici su dove quel materiale sia stato girato. Secondo Accrete, ore e ore di filmati possono essere compresse in pochi minuti di analisi consultabile. Un salto che, se confermato sul campo, cambia parecchio il modo in cui un reparto può ricostruire cosa sta accadendo in un teatro operativo partendo da materiale caricato pubblicamente da chiunque.

Perché l’intelligenza artificiale entra nella guerra delle narrazioni

La scelta dei Marines si spiega guardando a cosa è diventata oggi la competizione informativa. Un video girato con uno smartphone e rilanciato su una manciata di canali può costruire o demolire una versione dei fatti prima ancora che qualcuno abbia il tempo di verificarla. Le narrazioni degli avversari non viaggiano più su canali ufficiali facilmente identificabili, si muovono in mezzo al traffico ordinario delle piattaforme, in decine di lingue diverse, spesso senza una firma riconoscibile.

Ed è esattamente lo scenario per cui l’intelligenza artificiale applicata alle fonti aperte diventa uno strumento appetibile per una struttura militare. Non tanto per produrre risposte definitive, quanto per segnalare in anticipo quali temi stanno prendendo quota, dove si stanno concentrando gli sforzi comunicativi e quali contenuti meritano un occhio umano. Il vantaggio cognitivo evocato nel nome della piattaforma sta tutto lì, nel guadagnare tempo su chi sta dall’altra parte.

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