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Apple, gli USA frenano sui chip di memoria cinesi

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La questione dei chip di memoria cinesi che Apple vorrebbe acquistare è finita dritta sul tavolo del governo americano, e la risposta è arrivata senza troppi giri di parole. Il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha detto chiaramente che l’amministrazione Trump non vede di buon occhio l’idea che la società di Cupertino si rifornisca di memorie prodotte in Cina per far fronte alla carenza globale di componenti che sta mettendo sotto pressione l’intero settore.

Negli ultimi mesi Apple ha cercato il via libera dell’amministrazione per comprare memorie da due aziende cinesi, CXMT e YMTC. Un tentativo che ha incontrato resistenze trasversali, con opposizione da entrambi gli schieramenti politici. Il motivo non è solo commerciale. YMTC figura nella Entity List del Dipartimento del Commercio statunitense, mentre il Pentagono ha classificato sia YMTC sia CXMT come società militari cinesi, per via dei presunti legami con l’apparato militare di Pechino.

Apple: perché la personalizzazione dei componenti conta così tanto

C’è poi un aspetto tecnico che rende la faccenda più complicata di quanto sembri. Apple lavora quasi sempre con componenti su misura, disegnati su specifiche precise per i propri dispositivi. E qui entra in gioco un dettaglio interessante: il COO Sabih Khan ha spiegato che, se è vero che molti componenti di iPhone vengono personalizzati, sulle memorie la storia cambia. “Non c’è molta personalizzazione” quando si parla di memoria, ha detto. Il che apre la porta all’ipotesi che Apple possa semplicemente usare chip standard, presi così come sono dal catalogo dei fornitori cinesi.

Se invece servissero componenti personalizzati, la faccenda si farebbe subito più spinosa. Apple dovrebbe condividere informazioni sui propri prodotti con CXMT o YMTC, cosa attualmente limitata dalle regole americane sul controllo delle esportazioni. Servirebbe una licenza specifica rilasciata dal Dipartimento del Commercio, e vista l’aria che tira non sembra un passaggio scontato.

La posizione di Lutnick e la visita a Houston

Apple non ha mai nascosto di voler allargare le proprie opzioni di fornitura sulla memoria. Tim Cook ha sostenuto che gli Stati Uniti dovrebbero “guardare a tutta la fornitura disponibile”, e nell’ultima call sui risultati finanziari ha ribadito che l’azienda sta “valutando tutte le opzioni”. Nel frattempo sono circolate indiscrezioni su test già avviati con memorie CXMT e su un possibile accordo con YMTC, notizie che hanno spinto un gruppo bipartisan di senatori americani a chiedere alla società di abbandonare qualsiasi piano in quella direzione.

Ora è arrivata la presa di posizione ufficiale. “L’amministrazione Trump non è favorevole a questo”, ha dichiarato Howard Lutnick in un’intervista rilasciata dopo aver visitato uno stabilimento produttivo Apple a Houston. Devono esserci “altre soluzioni al problema della memoria, ma non è il caso che grandi aziende americane usino memorie cinesi”. Parole nette, pronunciate a poche ore di distanza da un evento che sembrava andare in tutt’altra direzione.

Lutnick infatti era stato al fianco di Tim Cook proprio il giorno prima, all’inaugurazione dell’Advanced Manufacturing Center di Apple a Houston, in Texas, insieme al senatore Ted Cruz e ad altri rappresentanti federali e locali. Il nuovo centro fa parte dell’investimento da 600 miliardi di dollari che l’azienda ha annunciato per la produzione sul suolo americano, mossa che in molti leggono come un modo per restare nelle grazie dell’amministrazione e ottenere in cambio condizioni favorevoli.

Solo che, a giudicare da come si stanno mettendo le cose, un accordo sulla fornitura di memorie dalla Cina difficilmente farà parte del pacchetto. Alla domanda su se avesse comunicato direttamente ad Apple la contrarietà dell’amministrazione, Lutnick ha risposto di averlo fatto “in modo chiaro”. Resta il fatto che, secondo quanto emerso, Apple potrebbe comunque decidere di procedere per conto proprio.

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