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Togliere il microchip dalla propria Carta d’Identità Elettronica non è una leggerezza da poco. È un gesto che la legge considera un reato vero e proprio, eppure i casi di CIE manomessa scoperti durante normali controlli sembrano aumentare. L’ultimo episodio arriva da Palermo, dove un uomo di 33 anni è stato incriminato proprio per aver privato il suo documento del chip. A rendere la situazione particolarmente seria c’è la posizione espressa dalla Corte di Cassazione, che con la sentenza 31429/2026 ha chiarito senza ambiguità che questo tipo di intervento sulla carta è penalmente rilevante.
Il caso di Palermo e la scoperta durante una denuncia
La dinamica della vicenda palermitana ha qualcosa di paradossale. L’uomo non era stato fermato per strada né coinvolto in un controllo mirato. Si era presentato spontaneamente in caserma per denunciare lo smarrimento del libretto della sua auto, una pratica che chiunque può trovarsi a sbrigare prima o poi. Come accade sempre in questi casi, gli è stato chiesto di esibire un documento per l’identificazione. Ed è proprio in quel momento che i Carabinieri hanno notato che la sua CIE presentava un’alterazione evidente, legata all’assenza del microchip.
A quel punto la situazione ha preso una piega del tutto diversa rispetto alle intenzioni iniziali. La carta è stata sequestrata per essere sottoposta ad accertamenti più approfonditi, e il giovane è passato in pochi minuti da cittadino che sporge denuncia a persona indagata. È stato infatti deferito in stato di libertà alla Procura, quindi senza arresto, con un’accusa precisa che è quella di falsità materiale commessa da privato. Un’imputazione che trova sostegno proprio nell’orientamento della Cassazione, secondo cui manomettere il documento elettronico non è una semplice modifica estetica o un danno accidentale, ma un’alterazione con conseguenze penali.
Il punto centrale sta tutto qui. Chi decide di intervenire sulla propria carta d’identità, magari convinto che si tratti di una questione privata, rischia di ritrovarsi davanti a un procedimento giudiziario. E la scoperta, come dimostra questo episodio, può avvenire nel modo più banale possibile, cioè nel momento in cui il documento viene mostrato a un pubblico ufficiale.
A Macerata un documento con un foro quadrato
Quello di Palermo non è un episodio isolato. Una storia molto simile si è verificata a Macerata nei giorni scorsi, con protagonista un uomo di 45 anni residente a Foligno. Anche lui si era recato di sua iniziativa al Comando locale, in questo caso per contestare una multa ricevuta. Una questione amministrativa, dunque, niente che facesse pensare a sviluppi di altro genere.
Anche qui però il momento dell’identificazione si è rivelato decisivo. La Carta d’Identità Elettronica presentata dall’uomo aveva un foro quadrato, praticato esattamente nel punto in cui si trova il microchip. Un’alterazione difficile da non notare e impossibile da scambiare per usura o per un danno casuale, vista la precisione con cui il chip era stato asportato.
Il parallelo con il caso siciliano è evidente. In entrambe le situazioni i due uomini si sono presentati volontariamente davanti alle autorità per sbrigare faccende che nulla avevano a che vedere con il documento, e in entrambe è stato proprio il controllo di routine a far emergere il problema. Anche l’esito è stato lo stesso, perché nei confronti del 45enne di Foligno è scattata una denuncia per falsità materiale.
Fonte: TecnoAndroid








