Nessuna prova concreta a sostegno della decisione di inserire Anthropic nella blacklist del governo americano. Lo ha messo nero su bianco la giudice Rita F. Lin del tribunale di San Francisco, che ha bocciato le argomentazioni dell’amministrazione Trump sulla presunta pericolosità dell’azienda guidata da Dario Amodei. Il motivo del contendere è tutt’altro che marginale, perché ruota attorno alle restrizioni che la società ha deciso di applicare all’uso militare dei suoi modelli Claude.
Anthropic vince contro Trump: un braccio di ferro sull’uso militare dell’IA
Il punto è semplice, almeno nella sostanza. Anthropic non vuole che la sua tecnologia finisca dentro sistemi di controllo di armi autonome oppure venga impiegata per la sorveglianza di massa dei cittadini americani. Il governo, dal canto suo, chiede alla società di San Francisco di consentire ogni uso legale dei modelli, senza paletti. Da qui lo scontro, che ha portato il Dipartimento della Difesa a etichettare l’azienda come una minaccia per la sicurezza nazionale, inserendola di fatto nella lista nera.
La reazione non si è fatta attendere. Anthropic ha portato il governo statunitense davanti ai tribunali di San Francisco e di Washington, aprendo due fronti legali distinti. A fine marzo la giudice Rita F. Lin ha concesso un’ingiunzione preliminare che ha rimosso il divieto, e ora deve decidere se trasformare quella sospensione in una revoca definitiva. Nel frattempo la designazione come supply chain risk, cioè come rischio per la catena di approvvigionamento, resta il nodo centrale di tutta la vicenda.
L’udienza e i timori sul precedente
Durante l’udienza del 30 luglio la giudice è stata piuttosto netta. L’amministrazione Trump non ha portato elementi sufficienti per giustificare il divieto d’uso della tecnologia di intelligenza artificiale sviluppata da Anthropic. E c’è un aspetto che preoccupa parecchio, ovvero il rischio che una decisione del genere crei un precedente scomodo per gli altri appaltatori federali. In pratica, chiunque non si allinei alle richieste del governo potrebbe ritrovarsi nella stessa situazione.
L’avvocato del governo ha provato a giocare la carta del sospetto tecnico, sostenendo che l’azienda potrebbe “avvelenare” i modelli, cioè far uscire un aggiornamento software capace di introdurre di soppiatto nuove restrizioni. La difesa di Anthropic ha ribattuto in modo secco, spiegando che il comportamento del modello non si può modificare dopo la distribuzione. Una risposta tecnica, ma che pesa sul piano legale.
Dopo l’ingiunzione preliminare, molte agenzie governative hanno continuato a usare Claude senza problemi. Il Dipartimento della Difesa, invece, ha in programma di abbandonare la tecnologia dell’azienda entro il 30 settembre. Sul fronte di Washington la partita resta aperta e con qualche insidia in più per l’azienda, perché un collegio di tre giudici della corte d’appello ha mostrato scetticismo sulla reale possibilità che Anthropic possa contestare per vie legali la valutazione del governo che la definisce un rischio per la catena di approvvigionamento.


