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Anelli smart leggeranno il sudore per monitorare glucosio e chetoni

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Un nuovo anello smart promette di cambiare le regole del gioco nel monitoraggio della salute, e lo fa in un modo piuttosto sorprendente: analizzando il sudore delle dita. L’idea arriva da un gruppo di ingegneri dell’Università della California di San Diego, che ha deciso di abbandonare la strada battuta finora per esplorare un territorio decisamente più ambizioso. Invece di limitarsi a misurare i soliti parametri, questo dispositivo punta a leggere biomarcatori come il glucosio e i chetoni, offrendo un flusso di dati continuo e molto più dettagliato di quanto siamo abituati a vedere.

Chi ha usato uno di questi accessori sa bene come funzionano di solito. La maggior parte degli anelli intelligenti oggi sul mercato si affida a piccoli sensori integrati, in particolare quelli a luce fotopletismografica, meglio conosciuti con la sigla PPG. Sono quei sensori che raccolgono informazioni biometriche come la frequenza cardiaca e i livelli di ossigenazione del sangue, illuminando la pelle e misurando come la luce viene riflessa o assorbita. Un sistema che funziona, per carità, ma che ha dei limiti evidenti quando si tratta di andare più a fondo.

Perché il sudore cambia tutto nel monitoraggio dei biomarcatori

La vera novità sta proprio nell’approccio scelto dal team californiano. Il sudore delle dita, infatti, contiene una quantità di informazioni chimiche che la semplice luce non riesce a captare. Analizzandolo in tempo reale, il dispositivo riesce a tenere sotto controllo sostanze che raccontano molto di più sullo stato metabolico di una persona. Il monitoraggio del glucosio, per esempio, è da anni una specie di Sacro Graal per chi lavora nel settore, soprattutto pensando a chi convive con il diabete e vorrebbe evitare le classiche punture sul dito.

I chetoni sono l’altro tassello interessante di questa storia. Si tratta di molecole che il corpo produce quando brucia grassi al posto degli zuccheri, e tenerle d’occhio può dire parecchio sull’alimentazione, sullo stato di digiuno o su certe condizioni metaboliche. Avere questi dati direttamente al polso, anzi al dito, senza dover ricorrere a esami di laboratorio o dispositivi invasivi, rappresenta un salto in avanti non da poco.

L’aspetto che rende tutto questo davvero promettente è la possibilità di ottenere analisi continue. Non una fotografia scattata una volta al giorno, ma un monitoraggio costante che segue l’andamento dei valori nel corso delle ore. Per capire come reagisce l’organismo a un pasto, a un allenamento o a una notte di sonno, questo tipo di misurazione fa la differenza. E il fatto che tutto avvenga attraverso un oggetto piccolo e discreto come un anello lo rende ancora più adatto alla vita di tutti i giorni.

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