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Google Play e Android: ecco cosa cambia
Nella proposta, l’azienda di Mountain View prevede due soglie principali: una del 20% e una del 9%. Le quali sono determinate in base al tipo di acquisto e al momento in cui l’app è stata installata. Il nuovo schema stabilisce anche la separazione tra la service fee e la commissione di Google Play Billing, fissata al 5%. In tal modo, gli sviluppatori avranno la possibilità di adottare sistemi di pagamento alternativi, comparabili a quelli di Google. Ed anche di differenziare i prezzi a seconda del metodo scelto. In certi casi, Google potrà comunque applicare una quota se il pagamento avviene sul sito web dello sviluppatore entro 24 ore da un clic proveniente dall’app.
Allo stesso tempo, l’accordo introduce un nuovo assetto per la distribuzione delle app su Android. Nella prossima versione del sistema operativo debutterà il programma Registered App Stores, che consentirà agli store di terze parti di registrarsi ufficialmente e di essere installati con una procedura unificata. Ciò tramite una schermata neutra priva dei precedenti avvisi di sicurezza che rendevano più complesso il sideloading. Tale apertura resterà valida fino al 2032, con l’obiettivo di ridurre le barriere di accesso e rafforzare la pluralità dei canali di distribuzione.
Restano, inoltre, vincolanti alcune limitazioni già imposte a Google. L’azienda dovrà cessare gli incentivi economici concessi in passato a produttori o sviluppatori in cambio di esclusive e preinstallazioni. Dovrà anche permettere che gli sviluppatori comunichino con gli utenti anche al di fuori del Play Store per informare su offerte e prezzi. È un passo che, se validato, allargherà su scala globale misure finora applicate solo negli Stati Uniti. Per Sameer Samat, dirigente di Google, l’intesa risolverebbe definitivamente la disputa, mentre per Tim Sweeney, fondatore di Epic, rappresenterebbe un’apertura verso una maggiore libertà di pagamento e concorrenza.










