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Marsien GT: 819 CV e solo 30 esemplari per Gemballa

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Chi si aspettava un semplice aggiornamento della supercar da deserto rimarrà sorpreso, perché Marsien GT è un progetto diverso, pensato per l’asfalto e non più per la sabbia. Marc Philipp Gemballa, figlio del preparatore tedesco Uwe Gemballa, ha presentato la versione stradale e più estrema della vettura nata nel 2021, quella che aveva fatto discutere per il suo aspetto da rally ispirato alla Porsche 959 Dakar. Qui il ragionamento cambia. La base tecnica resta la Porsche 911 Turbo S, ma di originale rimane davvero poco, perché ogni componente rilevante è stato ridisegnato o sostituito. Il debutto ufficiale è fissato alla Monterey Car Week, durante il Pebble Beach Concours d’Elegance.

Il cuore della vettura è un sei cilindri boxer biturbo che deriva dalla meccanica della 911 Turbo S, rivisto in profondità con il contributo di RUF. I numeri parlano chiaro: 819 CV di potenza e 930 Nm di coppia massima, valori che portano la GT dentro il perimetro delle hypercar più aggressive. Ci sono turbocompressori a geometria variabile, una centralina ricalibrata da zero e uno scarico in titanio firmato Akrapovič. E non finisce lì, perché per i clienti più esigenti è previsto un upgrade successivo capace di far salire la potenza oltre i 900 CV.

Carbonio, telaio nuovo e un abitacolo su misura

La differenza più immediata rispetto alla donatrice sta nella carrozzeria, interamente in fibra di carbonio e ridisegnata per dare alla vettura un carattere riconoscibile a colpo d’occhio. I richiami alla Porsche 959 sono evidenti, alcune linee sono quasi citazioni dirette, però reinterpretate in modo contemporaneo e con un lavoro più attento sull’efficienza aerodinamica. Sotto, il discorso diventa ancora più interessante: via lo schema originale delle sospensioni, dentro un sistema a doppio triangolo sovrapposto abbinato ad ammortizzatori attivi KW che leggono le variazioni del fondo stradale e si adattano di conseguenza.

Rispetto alla Marsien della prima generazione, la GT è più bassa e più rigida, scelta coerente con una vettura pensata per il tempo pieno su asfalto. L’abitacolo, invece, segue la logica opposta, quella della personalizzazione totale, con pelle, Alcantara e carbonio a disposizione del cliente. Il dettaglio che gli appassionati noteranno subito è la leva del cambio, ispirata a quella della Porsche Carrera GT. Un omaggio piccolo ma niente affatto casuale.

Trenta esemplari e un conto che supera il milione

L’esclusività non è un accessorio del progetto, ne è la struttura portante. La produzione si fermerà a 30 esemplari, numero scelto per ricordare i 70 anni che avrebbe compiuto Uwe Gemballa. Il prezzo di partenza comunicato è di circa 770.000 euro, cifra alla quale va sommato il costo della Porsche 911 Turbo S da consegnare come vettura donatrice. Tradotto: il conto finale supera tranquillamente il milione di euro, e in molti casi lo fa con ampio margine.

Quella somma trova una spiegazione nel lavoro effettivo svolto sulla macchina, perché il progetto prevede circa 1.500 componenti specifici rispetto alla vettura di serie. Non si tratta di un kit estetico applicato sopra una base esistente, ma di una riscrittura quasi integrale. La GT si affianca alla Marsien all-terrain, prevista in 40 esemplari, che utilizza anch’essa la 911 Turbo S come punto di partenza e monta una sospensione a doppio triangolo con ammortizzatori KW e altezza da terra variabile. Due interpretazioni diverse della stessa filosofia tecnica, una per la sabbia e una per il circuito.

Il risultato finale è una vettura che va oltre la definizione di 911 Turbo S elaborata. È una reinterpretazione radicale della sportiva tedesca, con un legame dichiarato alla leggenda della 959 e una meccanica capace di superare gli 800 CV senza affanni. Un oggetto destinato a una cerchia ristretta di collezionisti, che dimostra quanto margine di lavoro esista ancora partendo da una delle sportive più performanti in circolazione.

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