Vai al contenuto
Offerte

Previsioni meteo: il limite invalicabile è di 129 giorni, poi è incertezza

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Le previsioni climatiche hanno un tetto massimo, e a quanto pare non lo decide la potenza dei supercomputer ma la fisica. Un nuovo studio ha provato a fissare il confine oltre il quale nessun modello, per quanto raffinato, potrà mai dire cosa succederà all’atmosfera, e il numero che ne esce è circa 129 giorni. Poco più di quattro mesi. Oltre quella soglia l’incertezza diventa insuperabile, non per limiti tecnologici ma per ragioni che affondano le radici nella struttura stessa della materia.

La domanda di partenza è di quelle che chiunque si è fatto almeno una volta guardando il bollettino del fine settimana. Quanto in là possiamo spingerci davvero? Fino a che punto ha senso chiedere a un modello di raccontarci il futuro del tempo atmosferico? La risposta, per una volta, è sorprendentemente generosa rispetto a quello che siamo capaci di fare oggi.

Un limite teorico molto più lontano di quanto pensiamo

Il dato interessante è proprio questo scarto. Le previsioni meteorologiche che utilizziamo tutti i giorni, quelle affidabili, si fermano molto prima dei 129 giorni indicati dallo studio. Il che significa che il margine di miglioramento esiste ed è ampio, almeno sulla carta. Non siamo ancora arrivati al muro, siamo semmai ancora parecchio distanti da quel muro.

È una prospettiva che ribalta un po’ il senso comune. Di solito si tende a pensare che l’atmosfera sia un sistema talmente caotico da rendere inutile qualsiasi proiezione oltre la settimana, magari le due settimane con un po’ di fortuna. Lo studio suggerisce invece che il limite teorico sia collocato molto più avanti, e che a separarci da lì ci siano ostacoli pratici, non impossibilità di principio. Osservazioni più fitte, modelli più fini, capacità di calcolo maggiore. Tutte cose che, in linea teorica, si possono migliorare.

Quando la fisica quantistica entra nel bollettino meteo

Il passaggio più affascinante riguarda però il motivo per cui quel confine esiste. Non si tratta di un problema di misurazione approssimativa o di sensori poco precisi. A un certo punto entra in gioco la fisica quantistica, cioè quel livello della realtà in cui le grandezze non hanno un valore definito con precisione assoluta ma restano intrinsecamente sfocate.

Il ragionamento, semplificando parecchio, funziona così. Anche riuscendo a conoscere lo stato dell’atmosfera con una precisione praticamente perfetta, resterebbe comunque un residuo di indeterminazione impossibile da eliminare. Minuscolo, invisibile su scala umana, ma sufficiente. Perché l’atmosfera è un sistema caotico, e nei sistemi caotici anche una differenza infinitesima nelle condizioni di partenza si amplifica nel tempo fino a produrre scenari completamente diversi. Quel granello di incertezza quantistica, lasciato correre per abbastanza tempo, finisce per travolgere qualsiasi modello previsionale.

Ecco perché il numero ha un valore particolare. Non descrive quanto siamo bravi oggi, descrive quanto potremmo diventarlo al massimo, nell’ipotesi più ottimistica immaginabile. È il punto in cui la meteorologia smette di essere una questione di ingegneria e diventa una questione di leggi naturali.

Va detto che il confine tra meteo e clima resta distinto. Prevedere se pioverà in una data città in un giorno specifico è un esercizio diverso dal descrivere tendenze di lungo periodo su scala globale, che seguono logiche statistiche differenti. Il limite dei 129 giorni riguarda la previsione puntuale dello stato dell’atmosfera, quella che risponde alla domanda su che tempo farà, non alle proiezioni sui decenni a venire.

Resta il fatto che, per la prima volta, quel confine ha un numero attaccato sopra. E quel numero è più lontano di quanto la maggior parte degli addetti ai lavori avrebbe scommesso.

Condividi:
170 Condivisioni