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Chi passa ore in macchina con Android Auto collegato sa bene quanto possa essere frustrante sentire la musica gracchiare, saltare o suonare semplicemente piatta. E la prima reazione, quasi sempre, è dare la colpa al cavo. Sbagliato, o almeno non del tutto: se il cavo funziona e la connessione regge, comprarne uno da 5 Gbps non trasformerà Spotify in un impianto hi fi rifatto da zero. Un cavo rotto o costruito male, quello sì, può causare disconnessioni e interruzioni continue, ma la banda in più non migliora un flusso audio digitale che arriva già integro.
Google stessa consiglia di provare un cavo di qualità o di sostituirlo quando Android Auto cablato fa i capricci, però resta una diagnosi di base, non un trucco segreto per l’alta fedeltà. Con una connessione stabile, i punti da controllare diventano altri tre: la musica, l’elaborazione che fanno telefono e app, e infine le impostazioni audio dell’auto.
Prima di accusare Android Auto, controllare l’app musicale
Molte app cambiano qualità di streaming in base alla rete, e con un segnale cellulare debole il risultato è prevedibile. Scaricare in anticipo playlist e album preferiti è forse il modo più veloce per eliminare questa variabile. Spotify con l’impostazione Automatica adatta la qualità alla connessione, mentre YouTube Music permette agli abbonati Premium di impostare un livello separato per i download. Utile soprattutto per chi attraversa spesso zone dove le cinque tacche crollano a una senza preavviso.
Il passo successivo è alzare la qualità di download, ma senza portare per forza tutti i parametri al massimo. Android supporta frequenze di campionamento fino a 192 kHz, però non esiste un valore di uscita universale dichiarato da Google per Android Auto, quindi non c’è modo di sapere se l’auto stia davvero ricevendo quel formato. Numeri più grandi non equivalgono automaticamente a un suono migliore.
Molto più importanti sono equalizzatore e normalizzazione. Un profilo pensato per gli auricolari, magari con un bel bass boost, in abitacolo suona strano, perché la disposizione degli altoparlanti è tutt’altra cosa. Peggio ancora se l’auto aggiunge di suo un’amplificazione dei bassi, un effetto surround o un’equalizzazione dedicata. Spotify è l’esempio perfetto e a volte irritante: sui telefoni Android con equalizzatore integrato, le modifiche fatte dentro Spotify possono finire per influenzare anche il suono delle altre app. L’impostazione di normalizzazione Loud applica poi un limiter, quindi conviene azzerare temporaneamente l’EQ, mettere la normalizzazione su Normale oppure disattivarla, e riascoltare un brano scaricato che si conosce a memoria. Poi si rimettono le preferenze una alla volta. Metodo banale, certo, ma meglio che cambiare sei cose insieme e non capire nulla.
Cavo e wireless per isolare il problema
Android Auto wireless non manda semplicemente la musica via Bluetooth. Usa sia il Bluetooth sia il Wi Fi: l’accoppiamento iniziale tra telefono e auto avviene via Bluetooth, poi serve anche la connessione Wi Fi. Ecco perché andare a scavare nelle opzioni sviluppatore di Android in cerca di aptX, LDAC o di qualche codec Bluetooth presunto superiore è il punto di partenza sbagliato.
Se la riproduzione salta, si blocca o suona palesemente storta, la prova del nove è riascoltare lo stesso brano scaricato passando ad Android Auto via cavo. Se lì fila tutto liscio, il colpevole è la connessione e la musica non c’entra. Se invece anche il collegamento cablato dà problemi, allora sì, il cavo diventa sospetto. Meglio usarne uno di cui ci si fida, mai hub o prolunghe. E soprattutto non serve un cavo comprato solo perché sulla confezione promette velocità di trasferimento che nessun brano sfiorerà mai.










