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Il modem dello smartphone, quel componente che nessuno guarda mai e che lavora in silenzio sotto la scocca, sta per diventare una fonte di informazioni leggibile anche da chi non mastica ingegneria delle telecomunicazioni. Con Android 17 Google prepara un salto notevole nelle difese contro le reti cellulari sospette: una cronologia persistente degli eventi rilevati dal modem, l’elenco degli algoritmi di cifratura attivi sulla connessione e una serie di avvisi dedicati a downgrade, jamming, attacchi Denial of Service e tentativi di tracciamento della posizione.
Il percorso è iniziato parecchio tempo fa. Android 12 aveva portato l’interruttore per disattivare il 2G sui dispositivi compatibili, Android 14 aveva aggiunto il blocco delle connessioni prive di cifratura, Android 16 aveva sistemato nel Safety Center la sezione dedicata alla sicurezza della rete mobile. Quello che cambia adesso è la filosofia: non più solo un avviso che compare e sparisce, ma una traccia tecnica di quello che il modem ha effettivamente osservato.
La cronologia degli eventi sospetti finalmente resta scritta
La funzione si chiama SIM security timeline e risolve un problema tanto banale quanto fastidioso. Fino a oggi, quando una rete richiedeva identificatori persistenti come IMEI o IMSI, oppure quando il telefono scivolava su una connessione non cifrata, arrivava la notifica. Bastava scartarla distrattamente e l’informazione svaniva, a meno di aver attivato la cronologia generale delle notifiche di sistema.
Con la nuova cronologia ogni evento viene memorizzato con data e ora, consultabile con calma in un secondo momento. Sui telefoni con doppia SIM si può anche filtrare per singola utenza. Attenzione però a non farsi prendere dall’ansia: una richiesta di IMEI o IMSI non è la prova di una falsa cella. Anche una rete perfettamente legittima scambia questi dati durante la registrazione o la riconnessione. Google stessa precisa che il segnale diventa interessante quando questi eventi si fanno insoliti o troppo frequenti.
Il punto è che l’IMEI identifica il terminale e l’IMSI l’abbonamento associato alla SIM. Sono informazioni normalissime per il funzionamento della rete, ma cambiano peso quando il telefono si aggancia a una stazione radio base controllata da terzi. I dispositivi noti come IMSI catcher o stingray fanno esattamente questo: simulano una rete legittima e attirano gli smartphone nei paraggi, con l’obiettivo di identificare i terminali presenti in una zona, seguirne gli spostamenti o degradare la connessione verso protocolli più deboli.
Cifratura visibile, avvisi specifici e il nodo del modem
Dalle versioni preliminari emerge anche una pagina chiamata SIM security information, dove il sistema mostra gli algoritmi di cifratura attivi separandoli per servizio e livello del protocollo. CS per chiamate e SMS tradizionali, SIP per la segnalazione delle chiamate VoLTE e VoWiFi, RTP per il flusso audio vero e proprio. Ci sono poi le protezioni applicate alla segnalazione NAS tra telefono e core di rete, al traffico dati packet switched e al livello AS, quello radio tra terminale e stazione base. Sigle che al grande pubblico diranno poco, ma vederle in un menu di sistema è una rarità assoluta.
Frugando tra le stringhe del software di sistema spuntano nomi eloquenti: Downgrade attack, DoS attack, Imprisonment attack, Jamming, Location tracking attack, più gli avvisi per SMS e messaggi di emergenza non autenticati. Il downgrade attack spinge il dispositivo verso una tecnologia meno sicura, il jamming disturba deliberatamente le frequenze radio, l’imprisonment attack intrappola il telefono in procedure di registrazione che gli impediscono di tornare su una rete legittima. Sugli allarmi pubblici trasmessi in broadcast, poi, poter segnalare un messaggio che non rispetta i requisiti di autenticazione porta a galla condizioni oggi del tutto invisibili.
Resta un ostacolo concreto, e non è di poco conto. Tutto questo non arriva aggiornando l’app Impostazioni: serve il supporto della IRadio HAL 3.0, l’interfaccia con cui Android parla al sottosistema radio. Senza un modem e un driver adeguati, installare la nuova versione non basta. Produttori e fornitori di modem dovranno lavorare insieme sul livello radio dei dispositivi.










