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Il governo messicano ha concesso 36 ettari di superficie marittima nel golfo di California per favorire la costruzione e l’attività di Amigo LNG, un terminal di gas naturale liquefatto che dovrebbe nascere a Bahía Catalina, poco a sud di Guaymas, nello stato di Sonora. Una scelta che ha riacceso le proteste di collettivi, organizzazioni e gruppi ambientalisti, che fin dalla presentazione del progetto nel 2024 mettono in guardia sui rischi per gli ecosistemi, la biodiversità e le attività di chi vive grazie a quel mare.
A guidare l’iniziativa è AMIGO LNG S.A. de C.V., una società mista messicana nata dall’unione tra Epcilon LNG LLC, con sede in Texas, e LNG Alliance, che ha base a Singapore. Stando all’azienda, l’impianto sarà “il primo terminal di GNL su larga scala della costa occidentale del Messico con accesso diretto al trasporto marittimo verso l’Asia Pacifico e l’America Latina”. In pratica la struttura servirà a spedire il gas estratto negli Stati Uniti verso i mercati asiatici e più avanti anche in altre zone del mondo.
All’inizio del 2026 la presidente Claudia Sheinbaum ha inserito il terminal tra i progetti di investimento privato collegati all’espansione portuale del paese e ha poi garantito che il suo governo avrebbe rilasciato presto i permessi per avviare i lavori. Proprio sulle autorizzazioni si concentrano però le accuse delle realtà ambientaliste, secondo cui sarebbero state concesse con incongruenze e in modo discrezionale.
Amigo LNG: permessi lampo e date che non coincidono
Nell’aprile del 2025 l’amministrazione portuale di Guaymas, ente che dipende dalla Segreteria della Marina, ha firmato con Amigo LNG un contratto di cessione parziale di diritti e obblighi per “l’uso, il godimento e lo sfruttamento” di circa 36 ettari di zona marittima a Bahía Catalina, destinati alla costruzione e alla gestione di un terminal specializzato per il GNL. Da documenti ottenuti con una richiesta di trasparenza risulta che la cessione è avvenuta tramite affidamento diretto, senza gara pubblica. La motivazione? L’azienda possiede un terreno confinante con la Zona Federale Marittimo Terrestre, condizione che permetterebbe di ricorrere a questa procedura.
L’organizzazione Defensa Ambiental del Noroeste sostiene invece che per un affidamento del genere servono diversi requisiti. Tra questi una copia certificata dell’autorizzazione di impatto ambientale rilasciata dall’ASEA, l’agenzia per la sicurezza, l’energia e l’ambiente. In una nota recente l’ente ha precisato che la società ha presentato la domanda il 26 novembre 2025 e che il via libera formale è arrivato il 13 aprile 2026. Eppure in una richiesta inviata da Epcilon LNG al Dipartimento dell’Energia statunitense, pubblicata il 24 luglio 2026, si legge che il progetto disponeva già dei permessi necessari delle autorità ambientali ed energetiche messicane, ASEA compresa.
Le discrepanze hanno assunto peso con il ricorso presentato a marzo 2026 dall’associazione Nuestro Futuro contro la valutazione della Manifestazione di Impatto Ambientale, giudicata carente di dati sui rischi per l’ecosistema. Il 20 maggio l’ASEA ha comunicato al giudice di non aver concesso alcun permesso e una settimana dopo il tribunale ha sospeso in via definitiva ogni approvazione ambientale. L’agenzia ora spiega che “quando sono state disposte le sospensioni l’autorizzazione era già stata emessa e notificata” e che il documento è entrato nella causa solo con la terza estensione del ricorso, notificata il 4 settembre 2026. Per Nuestro Futuro la questione è se le informazioni su esistenza, data e stato giuridico dell’autorizzazione “siano state nascoste, modificate o presentate in modo contraddittorio”. Il 23 settembre un giudice federale di Sonora ha poi concesso una nuova sospensione definitiva che blocca costruzione e avanzamento dell’opera.
Un mare ricchissimo sulla rotta del gas americano
Amigo LNG non è un caso isolato. Fa parte di una serie di impianti gestiti da aziende straniere che puntano a trasformare il golfo di California, noto anche come mare di Cortés, in un corridoio strategico per esportare verso l’Asia il gas prodotto negli Stati Uniti. Sulla costa occidentale americana infatti norme ambientali molto rigide impediscono infrastrutture di questo tipo, mentre il Messico con regole più permissive è diventato un’alternativa appetibile.
L’obiettivo del terminal è esportare oltre 5,1 milioni di tonnellate di gas liquefatto all’anno, con l’ingresso stimato di 175 navi metaniere ogni dodici mesi. Secondo Nuestro Futuro il passaggio costante di imbarcazioni lunghe più di 300 metri provocherà rumore sottomarino, rischio di collisioni con i cetacei, spostamento della fauna e arrivo di specie invasive, oltre agli effetti di dragaggi ed emissioni di gas serra. Il golfo ospita fino al 40% dei mammiferi marini e un terzo dei cetacei esistenti, tra cui la mobula munkiana e la vaquita marina, a rischio di estinzione. Prima che il progetto vada avanti, avverte l’associazione, bisogna stabilire se ci siano stati occultamenti, alterazioni o una gestione irregolare delle informazioni per sostenerlo davanti ai tribunali.
Fonte: TecnoAndroid








