Amazon ha deciso di aprire i cordoni della borsa come raramente si era visto, mettendo sul piatto 220 miliardi di dollari di investimenti per il 2026, ovvero circa 203 miliardi di euro, il 10% in più rispetto a quanto stimato in precedenza. Una montagna di soldi che finisce quasi tutta nello stesso posto, cioè data center, intelligenza artificiale e memorie, componenti che ormai costano un occhio della testa un po’ a tutti, dai semplici consumatori fino ai colossi del settore.
Eppure, per quanto la cifra faccia girare la testa, il messaggio che arriva dai vertici dell’azienda è quasi paradossale. Andy Jassy, amministratore delegato del gruppo, ha lasciato intendere che tutto questo sforzo potrebbe non bastare. Nonostante l’esborso, Amazon prevede di arrivare a fine anno senza avere abbastanza capacità di calcolo e di archiviazione per rispondere a tutto quello che i clienti chiedono. E la brutta notizia è che la stessa situazione rischia di ripresentarsi tale e quale anche nel 2027.
I numeri di AWS che spingono la corsa
A spiegare almeno in parte questa fame di investimenti ci pensano i conti di AWS, la divisione cloud che resta il vero motore di tutto. Nel secondo trimestre ha portato a casa ricavi per 42,2 miliardi di dollari, poco più di 39 miliardi di euro, con una crescita del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Per dare un’idea, si tratta del ritmo più alto degli ultimi 18 trimestri, e per giunta va oltre il +31,2% che gli analisti si aspettavano.
Non finisce qui. Anche le attività collegate ai chip proprietari e all’intelligenza artificiale hanno superato, ciascuna, un ritmo annualizzato di 25 miliardi di dollari, che in euro fanno grosso modo 23 miliardi. C’è poi un dato che racconta bene la traiettoria, il portafoglio di contratti AWS ancora da eseguire, arrivato a quota 496 miliardi di dollari alla fine del trimestre. Nei tre mesi precedenti si fermava a 364 miliardi, quindi il salto è stato bello sostanzioso.
Investire per rincorrere una domanda già presente
Il punto interessante è il ragionamento dietro tutti questi soldi. L’azienda tiene a precisare che non sta costruendo capacità nella speranza che prima o poi qualcuno la compri. È esattamente il contrario. Gli investimenti servono a inseguire una domanda che c’è già, concreta, che bussa alla porta ogni giorno. Jassy su questo è stato piuttosto chiaro, gran parte della potenza di calcolo prevista per il 2027 risulta già prenotata. E addirittura una fetta importante di quella del 2028 è già impegnata da qualcuno.
Detto in parole povere, i clienti stanno mettendo le mani avanti, bloccando risorse con anni di anticipo. Ed è proprio questa pressione a giustificare una spesa che, vista da fuori, sembra sproporzionata ma che secondo i vertici del gruppo rischia comunque di rivelarsi insufficiente rispetto a quello che il mercato dell’intelligenza artificiale continua a domandare.

