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Amazon contro Perplexity: revocata l’ingiunzione sul browser Comet

La disputa legale tra Amazon e Perplexity ha preso una piega inattesa. Il tribunale di appello ha infatti revocato l’ingiunzione preliminare emessa in primo grado a favore del colosso di Seattle, dando ragione all’azienda californiana. Il punto centrale della decisione riguarda Comet, il browser agentico di Perplexity, che secondo i giudici non può accedere ai server di Amazon senza il consenso degli utenti. Al momento non è chiaro se Amazon deciderà di rivolgersi alla Corte Suprema oppure preferirà aspettare l’esito del processo vero e proprio.

Chi controlla davvero Comet

Facciamo un passo indietro. Circa nove mesi fa Amazon ha portato in tribunale Perplexity, contestando il funzionamento del suo browser. Il meccanismo è semplice da capire. L’utente scrive un prompt e il software si occupa di tutto il resto. Cerca il prodotto, entra nell’account, lo mette nel carrello. Si ferma solo un attimo prima del pagamento. Per l’azienda di Seattle questo automatismo violava due normative statunitensi ben precise, il Computer Fraud and Abuse Act e il Comprehensive Computer Data Access and Fraud Act.

Il primo grado aveva dato ragione ad Amazon, bloccando di fatto l’uso di Comet. La motivazione ruotava attorno a un concetto chiave. Perplexity, secondo quei giudici, accedeva all’account senza il via libera del gestore della piattaforma. L’azienda californiana non ci è stata e ha presentato appello. Adesso i giudici hanno ribaltato la situazione.

Perché l’ingiunzione è stata cancellata

La valutazione del primo grado, stando alla nuova sentenza, conteneva un errore di fondo. Il Computer Fraud and Abuse Act richiede due condizioni per parlare di violazione, un accesso intenzionale senza autorizzazione e perdite pari ad almeno EUR 4.328 nell’arco di un anno, circa 4.600 euro. Il problema è che Perplexity non accede ai server di Amazon. A farlo è l’utente, che si limita a usare Comet come strumento. E poi manca anche il danno concreto che avrebbe giustificato un provvedimento tanto pesante. Ecco perché l’ingiunzione è saltata.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Un portavoce di Perplexity ha spiegato che l’azienda continuerà a difendere il diritto degli utenti di scegliere liberamente l’intelligenza artificiale che preferiscono, aggiungendo di aver sempre creduto che la verità avrebbe prevalso e che i diritti delle persone non sarebbero stati calpestati.

Ben diverso il tono di Amazon. L’azienda ha fatto sapere di non condividere la decisione presa, ribadendo la fiducia nella propria posizione e dichiarando di stare valutando le prossime mosse. Il ventaglio di opzioni resta aperto. Amazon potrebbe scegliere la strada del ricorso alla Corte Suprema per ottenere comunque l’ingiunzione, oppure attendere che il processo faccia il suo corso presso il tribunale di primo grado di San Francisco. La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa. Quella appena emessa riguarda solo la fase cautelare, non il merito della questione. Il nodo giuridico di fondo, ovvero se un browser agentico come Comet possa agire per conto dell’utente su piattaforme di terze parti senza incorrere in violazioni, dovrà ancora essere sciolto nelle aule di tribunale.

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