Una vicenda che mette sotto pressione il gigante dell’e-commerce arriva dalla California, dove il procuratore generale Rob Bonta ha accusato Amazon di manipolazione dei prezzi. Al centro della questione ci sarebbe un presunto meccanismo attraverso il quale Amazon avrebbe spinto diversi marchi ad alzare i listini dei propri prodotti sulle piattaforme concorrenti, con l’obiettivo di mantenere un vantaggio competitivo percepito dai consumatori.
Secondo la documentazione depositata, Amazon avrebbe contattato direttamente alcuni brand chiedendo loro di modificare i prezzi praticati su altri siti di vendita online. Il punto chiave è il fortissimo potere contrattuale che Amazon esercita: le aziende coinvolte si sarebbero trovate nella posizione di dover accettare per evitare conseguenze pesanti, come ad esempio la perdita di visibilità sulla piattaforma. E per chi vende online, sparire dai risultati di Amazon equivale praticamente a non esistere.
Il procedimento legale non è una novità assoluta. Risale al 2022, quando la California ha avviato una causa antitrust accusando Amazon di ostacolare la concorrenza impedendo ai venditori di proporre prezzi più bassi altrove. Poi, a febbraio 2025, Bonta ha alzato il tiro chiedendo un’ingiunzione preliminare per bloccare quelle che definisce pratiche illegali, in attesa del processo vero e proprio, previsto per il prossimo anno.
I casi Arlo, Levi’s e Hanes: cosa sarebbe successo concretamente
Tra gli episodi più significativi citati nella documentazione spicca quello della società Arlo, nota produttrice di sistemi di sicurezza. Amazon avrebbe segnalato all’azienda un prezzo più basso praticato su Walmart per una videocamera, chiedendo un intervento immediato. Nel giro di poco tempo, quel prezzo sarebbe stato effettivamente aumentato, e Amazon avrebbe poi ringraziato per la “rapida azione”. Un dettaglio che, se confermato, dipinge un quadro piuttosto esplicito del tipo di pressione esercitata.
Situazioni analoghe avrebbero coinvolto anche marchi molto conosciuti come Levi’s e Hanes, che sarebbero stati invitati a correggere i prezzi su altri grandi rivenditori come Walmart e Target. Il meccanismo descritto è sempre lo stesso: Amazon individua un prezzo più basso sulla concorrenza, contatta il brand e chiede di intervenire. Il risultato, stando alle accuse, è un mercato dove i consumatori finiscono per pagare di più ovunque, non solo su Amazon.
La risposta di Amazon e i precedenti
Amazon ha respinto tutte le accuse, definendo il caso debole e sostenendo che si tratti di un tentativo di distogliere l’attenzione da questioni più rilevanti. Un portavoce ha ribadito che la piattaforma è riconosciuta per offrire prezzi competitivi e ha dichiarato che l’azienda risponderà nelle sedi opportune.