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Fare il pieno in Germania è diventato un piccolo salasso, e il governo di Berlino ha deciso di correre ai ripari con un nuovo taglio delle accise sui carburanti. Dal 1 ottobre al 31 dicembre l’imposta su benzina e gasolio scenderà di 14 centesimi al litro. Se si aggiunge l’IVA che non verrà più applicata su quella quota, lo sconto fiscale complessivo arriva a circa 17 centesimi per ogni litro.
Il contesto spiega bene la mossa. Ieri il prezzo medio settimanale in Germania toccava 2,27 euro al litro per la benzina e 2,43 euro per il diesel, con alcune stazioni di servizio arrivate addirittura oltre i 3 euro. L’intervento però pesa parecchio sulle casse pubbliche. Costerà infatti 2,5 miliardi di euro, divisi tra governo federale e Länder.
Germania: quanto si risparmia davvero con lo sconto tedesco
Su un’auto con serbatoio da 50 litri quei 17 centesimi valgono circa 8,50 euro di tasse in meno a ogni pieno, che salgono a circa 10,20 euro con un serbatoio da 60 litri. Non è la prima volta che la Germania ci prova. Una formula simile era già stata adottata tra maggio e giugno, ma una volta finita la riduzione i prezzi sono tornati a salire.
I numeri degli ultimi mesi rendono l’idea. Il 7 aprile il litro di gasolio ha raggiunto 2,446 euro, il livello più alto mai registrato, mentre la benzina E10 si fermava a 2,191 euro di media giornaliera. Ad agosto la media mensile dell’E10 è stata di 2,145 euro contro i 2,223 euro del diesel.
Abbassare le tasse però non significa automaticamente vedere il prezzo alla pompa scendere nella stessa misura. Una parte dello sconto può arrivare all’automobilista, ma il conto finale dipende anche dalle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi, dai costi di distribuzione e dai margini lungo la filiera. In pratica la leva fiscale aiuta a contenere i rincari ma non permette allo Stato di stabilire quanto si pagherà davvero al distributore.
Il tetto ai prezzi previsto per il 2027
Proprio qui sta la differenza con il piano che Berlino prepara per il 2027. Lo sconto di ottobre riduce la componente fiscale, mentre il tetto ai prezzi che il governo vuole negoziare con le compagnie petrolifere punta a fissare direttamente il costo massimo del litro. L’obiettivo è averlo pronto al più tardi entro il 1 gennaio 2027 prendendo a modello Lussemburgo e Belgio, anche se la soglia non è ancora stata definita.
Come si muovono Spagna e Francia
Il quadro dei prezzi dei carburanti in Europa resta molto disomogeneo tra i 27 Stati membri. Il 21 settembre la benzina 95 costava in media 1,925 euro in Spagna e 2,219 in Germania, mentre il gasolio si attestava a 1,918 euro contro 2,461. All’estremo opposto c’era Malta, con 1,340 euro per la benzina e 1,210 per il gasolio.
La Spagna ha già applicato una propria riduzione, con tempi molto diversi. Per il 2026 il governo ha approvato un taglio dell’imposta sugli idrocarburi di 15 centesimi al litro a luglio, 10 ad agosto e 5 a settembre per benzina senza piombo e gasolio. Per il gasolio di uso generale è stato aggiunto un aiuto diretto che porta il sostegno complessivo a 20 centesimi al litro nei tre mesi.
Il meccanismo per le famiglie spagnole si chiude il 30 settembre, salvo l’attivazione della clausola automatica prevista in caso di nuove impennate, e per ottobre non esiste una misura generale paragonabile a quella tedesca. Tecnicamente Madrid potrebbe varare un altro sconto, mentre per controllare direttamente il prezzo massimo servirebbe uno strumento diverso. Le regole comunitarie fissano livelli minimi di tassazione energetica ma ammettono alcune eccezioni e riduzioni temporanee.
La Francia ha scelto un’altra strada. Il 22 settembre Parigi ha annunciato l’estensione degli aiuti per i cosiddetti “grands rouleurs”, cioè chi percorre molti chilometri, insieme a una nuova regola per destinare a misure di sostegno le entrate fiscali extra legate ai rincari dei carburanti. Il pacchetto francese ha un costo stimato di 450 milioni di euro, contro i 2,5 miliardi che la Germania spenderà per ottenere tre mesi di sollievo alla pompa.
Fonte: TecnoAndroid








