Google starebbe lavorando a una funzione di accessibilità dentro Gboard capace di trasformare la lingua dei segni in testo scritto, e se davvero arrivasse sarebbe una delle novità più importanti mai viste sulla tastiera del colosso di Mountain View. Si chiamerebbe Sign-to-text, e stando a quanto emerso analizzando il codice di una versione recente dell’app, punta a dare voce, o meglio parole scritte, a chi comunica attraverso i segni.
Il funzionamento, almeno sulla carta, è piuttosto intuitivo. La fotocamera dello smartphone riprende la persona che sta segnando, e da lì entra in gioco l’intelligenza artificiale di Google che si occupa della traduzione vera e propria. Il risultato? Il segno diventa un messaggio, una ricerca sul web, una mail e chissà cos’altro. La descrizione trovata nel codice parla proprio di questo, con un pop-up di benvenuto che anticipa cosa dovrebbe fare la funzione una volta attiva.
C’è un punto delicato che riguarda la privacy, e vale la pena spiegarlo con calma. Il video girato dalla fotocamera, stando a quanto emerso, non lascerebbe mai il dispositivo. Quello che invece viene inviato ai server di Google sono i cosiddetti punti che rappresentano il movimento del corpo, dati che poi vengono cancellati dopo la traduzione. Insomma, non l’immagine vera e propria ma una sorta di scheletro digitale dei gesti. Su tutto il resto le informazioni restano scarse, perché oltre alla schermata iniziale e a quella breve descrizione non è emerso molto altro.
Quanto potrà essere davvero utile Sign-to-text
Una domanda legittima riguarda il supporto alle diverse lingue dei segni. Perché una cosa che spesso si dimentica è che non esiste un’unica lingua universale. Quella americana, l’ASL, è solo una tra le tante, e ancora non si sa quanto bene la tecnologia di Google riuscirà a gestire questa varietà. È un aspetto tutt’altro che secondario, visto che dalla qualità del riconoscimento dipende l’intera esperienza.
Il contesto in cui si inserirebbe questa novità è quello di un sistema, Android, che negli anni ha costruito un buon numero di strumenti pensati per l’accessibilità. Con Android 16 sono arrivati due miglioramenti importanti per chi usa apparecchi acustici. Chi ha auricolari Bluetooth LE può passare al microfono del telefono per sentire meglio durante una chiamata, e c’è anche la possibilità di regolare il volume degli apparecchi direttamente dallo smartphone.
Il lavoro su questo fronte è proseguito anche a dicembre del 2025. Nell’aggiornamento di fine anno gli apparecchi acustici hanno ricevuto il supporto al Fast Pair, cioè l’associazione con un singolo tocco a un dispositivo Android compatibile. Google ha iniziato dai modelli Demant, con l’intenzione di allargare il supporto anche ai dispositivi Starkey nel corso dell’anno. Oltre a tutto questo, Android offre già opzioni per i colori e per la dimensione del testo, ma la lingua dei segni sarebbe una vera novità nel ventaglio delle possibilità.
Va detto con onestà che il fatto di trovare qualcosa nel codice non significa automaticamente che quella cosa vedrà la luce. Capita spesso che funzioni di questo tipo spariscano nel nulla, perché magari sono solo esperimenti con cui Google prova a capire se una certa idea è realizzabile. Per ora Sign-to-text resta un indizio, promettente ma ancora tutto da confermare.