La strategia industriale di Apple si sta spostando con decisione oltre i confini cinesi. Secondo recenti indiscrezioni, con i nuovi dispositivi per la casa intelligente, l’azienda di Cupertino sembra voler rendere il Vietnam un nuovo centro produttivo stabile. Affiancando al ruolo storico della Cina una piattaforma alternativa in grado di garantire flessibilità e sicurezza logistica. È una mossa che risponde sia a logiche industriali sia alle tensioni geopolitiche. Nel dettaglio, sembra che Apple sta lavorando a tre progetti distinti. Si tratta di una videocamera di sicurezza per interni, un display interattivo per il controllo domestico e, poi, un robot da tavolo capace di integrare funzioni di movimento e intelligenza artificiale. Tutti e tre i dispositivi saranno prodotti sin dall’inizio in Vietnam, con la collaborazione della cinese BYD.
Apple si prepara a spostare la produzione dei suoi dispositivi
Il display domestico sarà il primo a debuttare sul mercato, con un lancio previsto per la primavera del 2026. Progettato come centro di comando per musica, comunicazioni e automazione della casa, avrà due varianti. Una con base e speaker integrato, simile a un HomePod mini dotato di schermo. L’altra pensata per essere fissata a parete. Entrambe saranno provviste di fotocamera FaceTime e di un sistema software capace di riconoscere automaticamente l’utente. Il prezzo dovrebbe aggirarsi intorno ai 350 dollari.
Entro la fine del 2026 è previsto anche l’arrivo della videocamera di sicurezza per interni, identificata con il nome in codice J450. Il dispositivo segnerà l’ingresso di Apple in un segmento già dominato dai principali player della domotica. Più complesso è, invece, il progetto del robot da tavolo, atteso per il 2027. Si tratterebbe di un dispositivo con schermo da circa nove pollici montato su un braccio motorizzato capace di muoversi e seguire l’utente nelle attività quotidiane.
Con la produzione di tali dispositivi, Apple rafforza il ruolo del Vietnam come polo produttivo strategico. A tal proposito, però, è importante sottolineare che la delocalizzazione non elimina del tutto le conseguenze tariffarie. I prodotti importati dal Vietnam verso gli Stati Uniti sono ancora soggetti a un dazio del 20%, introdotto dall’amministrazione Trump nel luglio scorso.
