Facebook e Signal sono ai ferri corti. Pochi minuti fa, il colosso californiano ha messo a tacere l’account dell’app di messaggistica per contenuti reputati “troppo trasparenti”. Ma in cosa, precisamente?

Le inserzioni progettate da Signal avevano l’intento di rivelare agli utenti in che modo le aziende possono usare i dati raccolti da Facebook per mostrarci le inserzioni.

Facciamo un passo indietro. Non è una novità che Facebook monetizzi grazie alle informazioni che gli stessi utenti forniscono utilizzando il social network. Questi dati vengono tratti da ciò che decidiamo di condividere sulla nostra bacheca: chi siamo, la data del nostro compleanno, il grado di istruzione, le pagine che seguiamo, i contenuti che decidiamo di postare. A questo bacino già estremamente ampio di informazioni se ne aggiungono altre provenienti dalle ricerche e dalle interazioni che effettuiamo: anche lasciare un like o commentare su un post rappresenta un’informazione utile per Facebook circa i nostri interessi.

Quando un’azienda sbarca su Facebook o su Instagram e decide di creare degli ad, ossia delle inserzioni sponsorizzate (vere e proprie pubblicità), può sfruttare i dati raccolti da Facebook per apparire ad un preciso bacino di utenti. Ad esempio, il nuovo album di un gruppo hard rock potrà sicuramente interessare a chi ha messo like o interagito con pagine che trattano di hard rock (artisti, cantanti, pagine di approfondimento). Potrebbe invece non interessare a chi interagisce invece con musicisti di musica classica. In questa maniera, l’investimento è meglio indirizzato e riesce a colpire il target di pubblico che realmente potrebbe essere interessata al prodotto.

Ciò che non si conosceva, invece, era il livello di dettaglio delle informazioni a disposizione delle aziende per creare gli ad su misura. E Signal l’ha rivelato nelle proprie inserzioni, incorrendo così nel blocco dell’account operato da Facebook.

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La colpa di Signal, app di messaggistica votata alla massima tutela della privacy degli utenti – ne abbiamo parlato qui – consisterebbe dunque nell’aver scoperchiato il vaso di Pandora. Come? Svelando agli utenti quante informazioni Facebook conosce e vende alle aziende per ottimizzare le loro campagne pubblicitarie.

Signal ha creato delle inserzioni per spiegare agli utenti perché l’inserzione venisse mostrata proprio a loro. Ad esempio, in una delle immagini provenienti dal blog ufficiale, si legge: “Stai vedendo questa pubblicità perché sei un insegnante, ma soprattutto sei del segno Leone (e single). Questa pubblicità ha rilevato la tua posizione per sapere che ti trovi a Mosca. Ti piace supportare la sketch comedy, e questa pubblicità pensa che ti piaccia fare la drag queen“.

Informazioni precise, circostanziate ed inequivocabili personalizzate per l’utente che leggeva l’annuncio. Per quanto le persone sappiano infatti che Facebook usi i loro dati, spesso non hanno idea di come vengano effettivamente impiegati e del livello di dettaglio delle informazioni vendute alle aziende, che così hanno una panoramica precisa dell’utenza e possono scegliere accuratamente il proprio target.

Facebook ha però reputato quelle inserzioni “troppo trasparenti” e si è riservata il diritto di bloccare l’account di Signal per evitare che venissero mostrate.

VIAThe Economic Times