5G nuove antenne nuovi rischi?

Come ormai anticipato in diversi nostri articoli, il 10 settembre si terrà l’asta per l’assegnazione delle frequenze del 5G liberate dalla rimodulazione del digitale terrestre al nuovo sistema DVB-T2.

Sebbene l’argomento sia di dominio pubblico, in pochi sanno che moltissime nuove antenne inonderanno città, periferie (ma anche parchi e boschi), con il conseguente aumento delle onde elettromagnetiche che già permeano l’aria che respiriamo. Per questo, alcune regioni ragionevolmente più attente alla salute stanno mettendo a bando offerte per istallare tali antenne in appezzamenti di terreno fuori dai centri abitati.

Come scrive il collega Maurizio Martucci, le antenne destinate al 5G non sostituiranno i vecchi apparati ma, piuttosto, andranno a sommarsi alle attuali reti wireless in uso su tutto il territorio nazionale. Secondo stime approssimative, ma neanche troppo, attualmente ci sarebbero in Italia oltre 60.000 antenne dedicate alla telefonia mobile, e quelle di nuova generazione permetteranno al segnale una potenza e una pulizia mai visti prima. Ma quante saranno alla fine le antenne sopra le nostre teste?

 

5G: nuove antenne, nuovi problemi di salute?

Ovviamente le onde elettromagnetiche non hanno ancora una corrispondenza ufficiale con l’aumento di tumori, ma sappiamo bene (chiamatela saggezza popolare) che non manca molto che si decidano a svelare la verità. Il 5G, tra l’altro, è già in sperimentazione in diverse città medio piccole, in cui gli abitanti sono esposti a campi elettromagnetici ad alta frequenza con densità espositive mai esplorate prima.

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L’Associazione Medici Per l’Ambiente – ISDE Italia ha fatto richiesta di “una moratoria per l’esecuzione delle ‘sperimentazioni 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente piani­ficato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al con­trollo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, Ispra, Arpa, Dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi”.

Una possibile riprova del fatto che le micro antenne del 5G interagiscono con gli esseri umani, è arrivata da una prova effettuata da Qualcomm in feb­braio quando ha presentato il suo modem X50. In quell’occasione, la stessa azienda che fornirà i modem a Tim e Vodafone commentò che “le onde millimetriche [del 5G] non passano tramite le mani e, a seconda di come si impugna lo smartphone, si potrebbe bloccare la ricezione”. Pertanto, la prova di connettività che fecero in una sala concerti fu un successo insperato da Qualcomm, poiché le onde rimbalzavano sulle persone creando un micro campo elettromagnetico!

Insomma, come al solito la tecnologia si sviluppa e si applica prima ancora di capire se ci sono rischi per la salute. Il profitto è l’unica cosa che conta.