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Xtorm FS5 Magnetic Power Bank 10.000 mAh: ecco come si è comportata nei miei viaggi

In questo articolo Indice dei contenuti 22 sezioni

Per giudicare un power bank magnetico bastano pochi giorni, anche se i criteri non sono quelli che ci si aspetta. La scheda tecnica conta fino a un certo punto: fa la differenza quante volte lo tiri fuori senza pensarci, quanto bene resta attaccato al telefono e se ti evita di portarti dietro l’ennesimo cavo. Con queste domande in testa ho usato per una settimana lo Xtorm FS5 Magnetic Power Bank 10.000 mAh (codice FS5W101, colorazione Midnight Black). È una batteria esterna con ricarica wireless magnetica fino a 15 W, porta USB-C da 20 W, display con la percentuale residua e un cavalletto metallico integrato.

Xtorm in Italia è meno conosciuto dei soliti nomi che affollano le classifiche di Amazon. Il marchio è olandese, fa capo a Telco Accessories Group e nasce dagli accessori da viaggio. Questo modello appartiene alla Fuel Series 5, la linea che comprende power bank tradizionali da 10.000, 20.000 e 45.000 mAh e due varianti magnetiche, da 5.000 e da 10.000 mAh. Quella che ho provato è la più capiente delle due.

Il campione stampa mi è stato inviato da Xtorm. L’ho tenuto in auto, l’ho portato con me durante il viaggio stampa con OPPO a Palma e l’ho usato durante il corso di tiro con l’arco. L’ho abbinato a tre smartphone molto diversi tra loro dal punto di vista della ricarica wireless: iPhone 15 Pro, Pixel 10 Pro e Galaxy S26 Ultra. Il primo è il riferimento per cui il prodotto è stato progettato, il secondo integra i magneti Pixelsnap e il terzo supporta lo standard Qi2 ma non ha magneti nella scocca.

Il pubblico a cui si rivolge è chiaro: chi ha un iPhone con MagSafe e vuole una riserva di energia da attaccare dietro al telefono senza cavi. Funziona però anche con gli Android dotati di aggancio magnetico, con qualche precisazione che approfondirò più avanti. Anticipo il verdetto senza girarci intorno: sulla ricarica fa quello che promette, il display e il cavalletto sono utili davvero, ma la plastica si sente parecchio e il magnete non è all’altezza della dicitura “ultra-strong” scritta sulla scheda ufficiale.

Unboxing e dotazione

La dotazione è essenziale: nella scatola trovo il power bank, un cavo USB-C/USB-C e il manuale. Non c’è altro, né una custodia né un alimentatore. La mancanza del caricatore è ormai la norma in questa categoria e non la considero un difetto. Va però ricordato che per ricaricare la batteria esterna alla velocità dichiarata serve un alimentatore USB-C Power Delivery da almeno 20 W. Se in casa avete soltanto vecchi caricatori da 5 W, i tempi si allungano di molto.

Il cavo incluso è corto, intorno ai 25 centimetri. Per ricaricare la batteria esterna dalla presa del comodino va bene, per collegarla al telefono mentre lo si tiene in mano molto meno. Su questo punto la scelta è diversa da quella di Anker, che con il MagGo Power Bank 2 Pro fornisce anche una custodia morbida da viaggio. Una piccola sacca avrebbe fatto comodo anche qui, soprattutto per proteggere il display e la superficie a contatto con il telefono quando l’accessorio finisce in borsa insieme a chiavi e monete.

Una nota sulla garanzia: Xtorm offre due anni, che diventano tre registrando il prodotto sul proprio sito entro tre mesi dall’acquisto. È un dettaglio che conviene non dimenticare, perché costa due minuti e allunga la copertura del 50%.

Nel complesso la dotazione è adeguata al prezzo ma senza extra. Chi compra il power bank deve mettere in conto di avere già un buon caricatore USB-C ed eventualmente un cavo più lungo per l’uso cablato.

Design, materiali ed ergonomia

Appena preso in mano, il power bank si presenta per quello che è: un oggetto di plastica. Secondo la scheda ufficiale il guscio è realizzato in policarbonato e ABS riciclati, una scelta che va a merito di Xtorm sul fronte della sostenibilità. Al tatto però la sensazione è molto plasticosa, più di quanto mi aspettassi da un prodotto che costa una sessantina di euro. Chi ha provato power bank con inserti in alluminio o con superfici gommate morbide noterà subito la differenza.

Detto questo, l’estetica mi piace. La superficie ha una texture in rilievo pensata per migliorare la presa e la colorazione Midnight Black la fa sembrare più curata di quanto non suggerisca il tatto. E c’è un aspetto che compensa in parte la plastica: l’insieme mi ha dato l’impressione di poter reggere senza troppi problemi qualche caduta accidentale. Non ho fatto prove di caduta, quindi resta un’impressione, ma il guscio non scricchiola e non trasmette fragilità.

Le dimensioni sono di 111 × 72 × 23 mm per 229 grammi. Sulla carta è un power bank un po’ spesso, e il confronto con modelli più sottili lo conferma. Nell’uso reale però l’ingombro mi è sembrato buono: entra in una tasca della giacca, sta in borsa senza occupare troppo spazio e, attaccato al telefono, forma un blocco che si impugna senza difficoltà. Ovviamente il peso si somma a quello dello smartphone. Con l’iPhone 15 Pro, che pesa 187 grammi, si superano i quattro etti. Non è poco, ma è il prezzo da pagare per 10.000 mAh in formato magnetico.

Xtorm FS5 Magnetic Power Bank - dettaglio

Credits: TecnoAndroid

Sul retro c’è il dettaglio più riuscito del design: un cavalletto metallico pieghevole integrato nel corpo. Si apre con un dito e permette di appoggiare il telefono sul tavolo sia in verticale sia in orizzontale. Xtorm ha avuto un’idea intelligente: il tasto di accensione è nascosto sotto il cavalletto e la ricarica parte con un semplice click sul supporto stesso. Il risultato è un corpo senza pulsanti sporgenti, che in tasca non si attivano per sbaglio.

Xtorm FS5 Magnetic Power Bank - caratteristiche

Credits: TecnoAndroid

Il display LED mostra la percentuale della batteria residua durante la ricarica e segnala quando il power bank va ricaricato. Sembra una cosa da poco, ma è una delle funzioni che ho apprezzato di più e ci tornerò in un approfondimento dedicato.

La manutenzione esterna è semplice perché la plastica non trattiene troppo le impronte e la texture nasconde i piccoli segni d’uso. Consiglio comunque di non lasciarlo in borsa a contatto con oggetti metallici, perché la superficie che appoggia sul telefono è quella che più si rovinerebbe con i graffi.

Specifiche tecniche

Specifica Valore
Prodotto Xtorm FS5 Magnetic Power Bank 10.000 mAh
Codice modello FS5W101 (Fuel Series 5)
EAN 8718182277708
Colorazione testata Midnight Black
Capacità 10.000 mAh (38,5 Wh)
Tipo di batteria Litio-polimero
Uscita wireless magnetica Fino a 15 W (MagCharge Ultra, compatibile MagSafe)
Porta USB-C Power Delivery 20 W, ingresso e uscita
Ricarica passante Supportata
Tempo di ricarica dichiarato Circa 3 ore
Ricariche dichiarate Circa 2 (iPhone)
Ricarica rapida wireless dichiarata 20% in 20 minuti su iPhone
Display LED con percentuale di carica
Supporto Cavalletto metallico integrato, verticale e orizzontale
Dimensioni 111 × 72 × 23 mm
Peso 229 g
Materiali Policarbonato e ABS riciclati
Protezioni Cortocircuito, surriscaldamento, sovraccarica
Compatibilità magnetica dichiarata iPhone 12, 13, 14, 15 e 16
Contenuto della confezione Power bank, cavo USB-C/USB-C, manuale
Garanzia 2 anni, più 1 anno con registrazione del prodotto

Come funziona la ricarica MagCharge Ultra

MagCharge Ultra è il nome che Xtorm dà al proprio sistema di ricarica magnetica. Il principio è lo stesso di tutti i power bank di questo tipo: una bobina a induzione trasferisce energia alla bobina del telefono, mentre un anello di magneti allinea le due superfici in modo che il trasferimento avvenga con meno dispersione possibile. Un buon allineamento serve a ricaricare più in fretta, ma soprattutto a sprecare meno energia sotto forma di calore.

Il produttore dichiara la piena compatibilità con MagSafe di Apple e una potenza fino a 15 W, con la promessa di un 20% di carica in 20 minuti su iPhone. Nelle schede ufficiali che ho consultato, però, non compare la certificazione Qi2. È una distinzione che conta perché lo standard Qi2, derivato proprio da MagSafe, garantisce che caricatore e telefono si parlino nello stesso modo indipendentemente dal marchio. Sui telefoni Android, quindi, la compatibilità magnetica c’è ma la potenza effettiva non è dichiarata da Xtorm. Alcune schede di rivenditori europei riportano un’uscita Qi da 7,5 W, altre parlano genericamente di 15 W. Le informazioni non sono concordi e non ho potuto misurare la potenza istantanea con uno strumento dedicato. Per chi vuole capire meglio dove sta andando lo standard, su TecnoAndroid abbiamo spiegato come funziona la nuova ricarica Qi2 a 25 W.

Poi c’è il discorso dell’energia. I 10.000 mAh si riferiscono alle celle interne, che lavorano a una tensione nominale di 3,85 V: in tutto 38,5 Wh. Una parte di questa energia si perde nelle conversioni di tensione e un’altra, più consistente, nella ricarica a induzione, che è per natura meno efficiente di quella via cavo. È per questo che un power bank da 10.000 mAh non ricarica mai due volte un telefono da 5.000 mAh, e chi lo promette sta semplificando troppo.

La porta USB-C funziona sia in ingresso sia in uscita, a 20 W in Power Delivery. Supporta inoltre la ricarica passante: con il power bank collegato alla corrente, il telefono agganciato si ricarica in wireless mentre la batteria interna si riempie. Sul fronte della sicurezza, Xtorm parla di un controllo su sei livelli e di protezioni contro cortocircuito, surriscaldamento e sovraccarica. Sono dichiarazioni del produttore che non posso verificare in laboratorio. Nella mia settimana di utilizzo, comunque, non si è mai verificata un’anomalia.

Prestazioni, autonomia e ricarica

Parto dai dati ufficiali: Xtorm dichiara circa due ricariche complete per un iPhone, il 20% di carica in 20 minuti via wireless e circa tre ore per riempire il power bank con un alimentatore da 20 W.

Durante la prova ho controllato i risultati sui tre telefoni e il comportamento è stato in linea con le medie dichiarate dal produttore. Il risultato varia ovviamente con la batteria di ciascun telefono, quindi conviene tradurlo in numeri concreti.

L’iPhone 15 Pro ha una batteria da 3.274 mAh ed è il telefono che sfrutta meglio il power bank: si avvicina alle due ricariche complete promesse da Xtorm. Il Pixel 10 Pro (4.870 mAh) e il Galaxy S26 Ultra (5.000 mAh) hanno batterie molto più grandi. Con la stessa energia disponibile si arriva a circa una ricarica completa e un terzo. Mettendo insieme i tre telefoni, la media si attesta intorno a una ricarica e mezza. È un valore onesto per un power bank magnetico da 10.000 mAh e allineato a ciò che ci si può aspettare dalla ricarica a induzione.

Anche la promessa del 20% in 20 minuti su iPhone è stata rispettata. È il dato che conta di più nell’uso reale, perché con un power bank magnetico raramente si fa una ricarica completa da zero. Più spesso lo si attacca per mezz’ora quando la batteria comincia a scendere, e in quella finestra il comportamento è quello dichiarato.

Durante la ricarica non ho notato rallentamenti evidenti, nonostante il calore di cui parlerò più avanti. La curva di ricarica è rimasta regolare e il display ha sempre seguito in modo coerente il calo della percentuale della batteria esterna.

Per ricaricare l’accessorio stesso, le tre ore dichiarate con un alimentatore da 20 W sono un valore nella media della categoria, non un record. Chi viene da modelli con ingresso da 45 W noterà la differenza. Nell’uso quotidiano, però, è un tempo che si gestisce senza problemi lasciandolo in carica la sera.

Test sul campo

Ho usato il power bank in tre contesti diversi, ognuno con esigenze proprie, e con tre telefoni che si comportano in modo differente con gli accessori magnetici.

In auto

Il primo scenario è stato il più semplice: il power bank in auto come riserva di energia sempre disponibile. Avere una batteria che si aggancia al telefono senza cavi è comodo soprattutto quando si scende dalla macchina con lo smartphone già scarico e non si vuole restare legati al cavo del caricatore dell’abitacolo. Il display aiuta a ricordarsi di ricaricarlo prima che si svuoti del tutto, un dettaglio che con i power bank dimenticati nel portaoggetti fa la differenza.

In questo contesto la tenuta del magnete diventa un tema. Un power bank attaccato al telefono, che va e viene da un supporto o da una tasca, è soggetto a sollecitazioni continue. È proprio qui che ho maturato la convinzione che il magnete non sia potentissimo, come racconto nell’approfondimento dedicato.

Il viaggio stampa a Palma

Il viaggio stampa con OPPO a Palma è stato il banco di prova più interessante. Un evento di questo tipo significa giornate lunghe lontano dalla presa, con il telefono usato senza sosta tra foto, video, appunti e messaggi. Un power bank magnetico serve proprio a questo.

Durante il volo ho usato il cavalletto per tenere il telefono in piedi sul tavolino ed è stata una di quelle situazioni in cui un accessorio dimostra il suo valore. Senza supporto, guardare un video o leggere sul telefono in aereo significa tenerlo in mano per tutto il tempo o appoggiarlo in modo precario. Con il cavalletto aperto lo smartphone resta stabile e la batteria attaccata dietro fa da base.

Xtorm FS5 Magnetic Power Bank - design

Credits: TecnoAndroid

Una nota pratica per chi viaggia spesso: con 38,5 Wh il power bank rientra ampiamente sotto la soglia dei 100 Wh che le norme internazionali fissano per il trasporto nel bagaglio a mano senza autorizzazioni speciali. Le regole sull’uso dei power bank durante il volo, invece, stanno diventando più severe e cambiano da compagnia a compagnia. Conviene controllarle prima di partire, soprattutto se si vuole ricaricare il telefono in cabina.

Il corso di tiro con l’arco

Il terzo scenario è stato il corso di tiro con l’arco, un’attività all’aperto che si svolge lontano da qualsiasi presa elettrica. Qui il vantaggio del formato magnetico è evidente: niente cavi da sistemare, niente telefono da lasciare collegato in borsa. Il power bank si attacca e si stacca in un attimo e il display permette di controllare con un’occhiata quanta energia resta.

In un contesto sportivo, però, il limite del magnete pesa di più. Con il telefono che passa di mano in mano, viene appoggiato e ripreso, una presa magnetica più decisa darebbe maggiore tranquillità.

Tre telefoni, tre comportamenti

Sull’iPhone 15 Pro il power bank lavora nel suo ambiente naturale: aggancio magnetico allineato, ricarica a piena velocità secondo i dati dichiarati e i risultati migliori in termini di ricariche complete. È il telefono per cui Xtorm ha progettato questo accessorio e si vede.

Xtorm FS5 Magnetic Power Bank - funzionalità

Credits: TecnoAndroid

Il Pixel 10 Pro integra i magneti Pixelsnap, compatibili con gli accessori pensati per MagSafe. Anche qui l’accessorio si aggancia direttamente alla scocca, senza cover dedicate. Funziona tutto, con una batteria più grande da riempire e quindi meno ricariche complete.

Il Galaxy S26 Ultra è il caso più particolare. Samsung lo ha lanciato con il supporto allo standard Qi2 ma senza magneti integrati nella scocca: per far restare attaccato un qualsiasi power bank magnetico serve una cover magnetica. Non è un limite del prodotto Xtorm ma una scelta di Samsung, che ha anche presentato un power bank magnetico Qi2 dedicato alla serie Galaxy S26. Chi ha un Galaxy di questa generazione deve metterlo in conto prima dell’acquisto.

Approfondimenti

La tenuta magnetica non è all’altezza della promessa

È il punto debole principale e voglio essere chiaro: Xtorm descrive il suo power bank con una “presa magnetica ultra-forte” e promette un aggancio che non molla. Nella mia esperienza il magnete non è potentissimo. L’aggancio c’è e l’accessorio si allinea correttamente, ma la sensazione di solidità è inferiore a quella che la scheda lascia immaginare.

Le conseguenze pratiche dipendono da come si usa il telefono. Per una ricarica sul tavolo, con il cavalletto aperto, il problema non si pone. Con il telefono in mano mentre si cammina, o infilato in tasca con il power bank attaccato, consiglio un po’ di attenzione in più. Il peso di 229 grammi è considerevole e una presa magnetica più decisa avrebbe aiutato a gestirlo.

Va aggiunto che la tenuta dipende anche da cosa c’è tra power bank e telefono. Una cover spessa o non magnetica riduce ulteriormente la forza dell’aggancio. Su un telefono senza magneti propri, come il Galaxy S26 Ultra, molto dipende dalla qualità della cover magnetica scelta.

iPhone o Android: dove rende meglio

Xtorm lo dice chiaramente: questo power bank è pensato per gli iPhone. La compatibilità magnetica dichiarata va dalla serie 12 alla serie 16, e i 15 W di MagCharge Ultra si riferiscono a quell’ecosistema. Anche i 17 hanno MagSafe, quindi non mi aspetto problemi di aggancio, ma il produttore non li cita esplicitamente.

Sugli Android la situazione è più sfumata: i telefoni con magneti integrati, come la serie Pixel 10, lo agganciano senza problemi. Gli altri richiedono una cover magnetica. Poiché il prodotto non riporta la certificazione Qi2, sugli Android la potenza wireless non è garantita come su iPhone. Nel mio utilizzo non ho notato rallentamenti e i risultati complessivi sono rimasti in linea con le medie dichiarate. Chi ha un Android e punta a ricariche wireless veloci farebbe comunque bene a orientarsi verso un modello certificato Qi2, uno standard che ormai riguarda anche gli smartphone Android di fascia alta.

Temperature: scalda, come quasi tutti

Il power bank si scalda parecchio durante la ricarica wireless. Non è una sorpresa né un’anomalia: la ricarica a induzione disperde parte dell’energia in calore, e lo fanno in misura simile tutti i power bank magnetici senza raffreddamento attivo. Rispetto agli altri modelli che ho provato, il comportamento è nella media.

Il dato più importante è un altro: non ho osservato rallentamenti evidenti della ricarica legati al calore. Molti telefoni, quando si scaldano, riducono la potenza accettata e allungano i tempi. In questa prova non è successo in modo percepibile. Non ho misurato le temperature con un termometro, quindi non posso fornire valori precisi. Chi cerca un power bank che resti tiepido deve guardare ai modelli con ventola integrata, che però costano quasi il doppio.

Display e cavalletto, le funzioni che ho usato davvero

Su molti accessori le funzioni extra finiscono per essere ignorate dopo i primi giorni. Qui è successo il contrario: il display LED con la percentuale è utile perché elimina le incertezze tipiche dei power bank con i quattro LED a tacche, dove non si capisce mai se resta il 30% o il 45%. Sapere esattamente quanta energia c’è permette di decidere se attaccarlo subito o aspettare.

Il cavalletto metallico è l’altra funzione che ho usato con regolarità, a cominciare dal volo per Palma. Trasforma il power bank in un supporto da scrivania o da tavolino e funziona sia in verticale sia in orizzontale. Ed è in metallo, mentre su molti concorrenti è in plastica: rispetto al resto del guscio sembra il componente più robusto. L’idea di nascondere sotto il cavalletto il tasto di avvio della ricarica è semplice e funziona, perché evita accensioni accidentali in tasca.

USB-C e ricarica passante: non solo wireless

La porta USB-C da 20 W rende il power bank utile anche al di là della ricarica magnetica. L’ho usata durante la prova e trovo comodo poter collegare un dispositivo via cavo quando serve, che si tratti di un telefono senza ricarica wireless, di un paio di auricolari o di un altro accessorio. La ricarica via cavo è più efficiente di quella a induzione, quindi quando non serve la libertà del magnete conviene sfruttarla.

La ricarica passante è un vantaggio concreto la sera: si collega il power bank alla presa, si aggancia il telefono e al mattino si trovano carichi entrambi con un solo alimentatore. L’unico limite è il cavo corto incluso, che obbliga a tenere tutto molto vicino alla presa.

Il confronto con l’Anker MagGo Power Bank 2 Pro

Il riferimento più vicino tra i prodotti che ho provato è l’Anker MagGo Power Bank 2 Pro, recensito su queste pagine a settembre. Hanno la stessa capacità da 10.000 mAh, entrambi un display e un supporto integrato, ma appartengono a due fasce di prezzo diverse.

L’Anker costa 109,99 euro e offre una ricarica wireless Qi2.2 fino a 25 W, una porta USB-C da 45 W, una ventola che limita il calore e un corpo più sottile. Lo Xtorm costa circa la metà, si ferma a 15 W in wireless e 20 W via cavo e non ha raffreddamento attivo. Sul fronte costruttivo l’Anker trasmette una sensazione più curata, mentre lo Xtorm punta tutto sulla praticità. Chi ha un iPhone 16 o 17 e vuole il massimo della velocità troverà nell’Anker un prodotto più completo. Chi ha un iPhone di qualche generazione fa, o semplicemente vuole una riserva di energia magnetica senza spendere oltre cento euro, ha nello Xtorm un’alternativa sensata.

Pregi e difetti

Pregi

  • Ricariche in linea con i dati dichiarati: circa due su iPhone 15 Pro, una e mezza di media sui tre telefoni provati
  • Cavalletto metallico integrato, utile sulla scrivania e in aereo, con il tasto di avvio nascosto sotto
  • Display con la percentuale precisa della batteria residua
  • Porta USB-C da 20 W bidirezionale con ricarica passante
  • Guscio in plastica riciclata che dà l’impressione di reggere bene gli urti

Difetti

  • Magnete meno forte di quanto prometta la dicitura “ultra-strong”
  • Materiali molto plasticosi al tatto per questa fascia di prezzo
  • Si scalda parecchio durante la ricarica wireless, come gran parte dei concorrenti senza ventola
  • Nessuna certificazione Qi2 indicata: sugli Android la potenza wireless non è garantita
  • Cavo incluso molto corto e nessuna custodia in dotazione

Prezzo e posizionamento

Lo Xtorm FS5 Magnetic Power Bank 10.000 mAh ha un prezzo di listino di 59,95 euro sul sito ufficiale europeo di Xtorm. Su Amazon il prezzo oscilla e nelle mie verifiche su Amazon.it l’ho trovato anche leggermente sopra il listino, poco oltre i 61 euro, mentre su altri store europei del marketplace compare spesso tra i 48 e i 52 euro. Le recensioni degli utenti sono ancora poche e la media si ferma intorno alle tre stelle e mezzo, un campione troppo piccolo per individuare difetti ricorrenti.

Il posizionamento è nella fascia intermedia dei power bank magnetici da 10.000 mAh. Sotto ci sono decine di modelli senza marchio a 15 o 20 euro, con capacità dichiarate spesso ottimistiche e protezioni tutte da verificare. Sopra ci sono le proposte più evolute, come l’Anker MagGo Power Bank 2 Pro, con ricarica Qi2 a 25 W e raffreddamento attivo. Lo Xtorm sta nel mezzo e offre un marchio europeo con garanzia estendibile a tre anni, display e cavalletto metallico. In cambio rinuncia alla certificazione Qi2, a una costruzione più raffinata e a un magnete davvero deciso.

Il prezzo di listino mi sembra leggermente alto per quello che offre. Rispetto ai modelli più economici si paga la qualità della batteria e delle protezioni, ma la plastica e il magnete non giustificano del tutto i sessanta euro. Secondo me il prezzo giusto è 49,99 euro: a quella cifra lo consiglierei senza riserve a chi ha un iPhone con MagSafe. Alle offerte sotto i 50 euro, che su Amazon non sono rare, conviene prestare attenzione.

Per l’acquisto su Amazon il riferimento è questo: Xtorm FS5 Magnetic Power Bank 10.000 mAh su Amazon. La scheda completa del produttore si trova sulla pagina ufficiale Xtorm del modello FS5W101.

Conclusioni

Dopo una settimana con lo Xtorm FS5 Magnetic Power Bank 10.000 mAh, il giudizio è positivo con qualche riserva precisa. Il power bank fa bene la cosa più importante: restituisce l’energia promessa. Si avvicina alle due ricariche su un iPhone 15 Pro, garantisce circa una ricarica e un terzo ai telefoni con batterie da 5.000 mAh e rispetta il 20% in 20 minuti dichiarato. Non è poco in una categoria dove le promesse sulla carta spesso non trovano riscontro nell’uso reale.

Il punto di forza principale, però, è la praticità: il display con la percentuale e il cavalletto metallico sono due funzioni che ho usato davvero, non riempitivi da scheda tecnica. La porta USB-C con ricarica passante completa un pacchetto pensato per la vita di tutti i giorni.

Il compromesso più importante è il magnete. Un power bank magnetico vive della sua capacità di restare attaccato al telefono e qui la presa è meno decisa di quanto la parola “ultra-strong” lasci credere. A questo si aggiunge una plastica che si sente parecchio, anche se dà l’impressione di essere resistente.

Lo consiglio a chi ha un iPhone con MagSafe, dalla serie 12 in poi, e cerca una riserva di energia magnetica affidabile per l’auto, i viaggi e le giornate fuori casa, possibilmente acquistata in offerta sotto i 50 euro. Funziona anche sui Pixel 10 con Pixelsnap e, con una cover magnetica, sui Galaxy S26. Chi ha un iPhone recente e vuole la massima velocità wireless, o chi cerca un oggetto che trasmetta qualità costruttiva superiore, dovrebbe invece salire di fascia.

Lo scenario d’uso ideale è quello in cui l’ho apprezzato di più: una giornata lunga lontano da casa, con il power bank in tasca e il cavalletto pronto ad aprirsi sul primo tavolino disponibile. Non è il power bank magnetico più raffinato che abbia provato, ma è uno di quelli che ho usato più volentieri.

Recensione TecnoAndroid

La nostra valutazione

Pro

  • Ricariche in linea con i dati dichiarati
  • Cavalletto metallico integrato, utile anche in viaggio
  • Display con la percentuale esatta della batteria
  • Porta USB-C da 20 W con ricarica passante
  • Guscio in plastica riciclata che sembra resistere bene agli urti

Contro

  • Magnete meno forte di quanto promesso
  • Materiali molto plasticosi per la fascia di prezzo
  • Si scalda parecchio in ricarica wireless
  • Nessuna certificazione Qi2 indicata, potenza su Android non garantita
  • Cavo incluso corto e nessuna custodia

Fonte: TecnoAndroid

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