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Affondata in modo catastrofico durante l’attacco giapponese a Pearl Harbor, la corazzata USS Arizona è ancora oggi uno dei simboli più dolorosi della Seconda guerra mondiale. Costruita nel 1916 e già operativa durante il primo conflitto mondiale, la nave della classe Pennsylvania portò con sé 1.177 vite. Lo scafo non è mai stato recuperato dal fondale e da allora funge da monumento alla memoria di chi perse la vita quel giorno. A 85 anni di distanza la Marina degli Stati Uniti sta costruendo il suo erede, almeno nel nome. Si tratta di un sottomarino nucleare dotato di tecnologia avanzata e carico di missili fino all’orlo.
Il nuovo USS Arizona e il modulo che cambia le regole
Il nuovo USS Arizona, identificato come SSN 803 e poi SSGN 803, appartiene alla classe Virginia nella configurazione Block V. Avrà l’onore di essere il primo sottomarino a montare una soluzione che per un’unità militare rappresenta un vero salto di qualità, il Virginia Payload Module. In pratica è un supercompartimento che consente di imbarcare altri 28 missili da crociera rispetto alla dotazione standard.
La costruzione è ancora in corso. La prima sezione dello scafo, lunga 56 metri, è appena stata trasferita da Quonset Point, nel Rhode Island, fino a Groton, in Connecticut, dove avverrà l’assemblaggio. Una volta completato e integrato il VPM, il battello raggiungerà una lunghezza complessiva di 140,5 metri e un dislocamento in immersione di 10.364 tonnellate. I numeri arrivano da General Dynamics Electric Boat, il costruttore di sottomarini più importante e più antico degli Stati Uniti, a cui è stato affidato il progetto.
Secondo le specifiche della marina americana, il modulo è un nuovo segmento inserito nella parte centrale dello scafo che aggiunge quattro tubi di grande diametro, ognuno con sette missili Tomahawk. Gli ultimi Virginia dispongono già di due tubi da 87 pollici con sei missili ciascuno, quindi sommando le due dotazioni il nuovo USS Arizona potrà ospitare 40 missili in totale. C’è però un dettaglio da non trascurare. I tubi non servono soltanto per i missili e possono accogliere anche veicoli subacquei senza equipaggio e altri carichi. Stando al costruttore, la capacità d’attacco di ogni unità cresce fino al 230% con un aumento dei costi inferiore al 15%.
Una nuova classificazione per sostituire gli Ohio
Lo scorso 3 agosto la Marina statunitense ha annunciato che i 19 sottomarini della classe Virginia equipaggiati con il VPM non saranno più considerati unità d’attacco (SSN) ma sottomarini lanciamissili guidati (SSGN). Il primo a entrare in servizio sarà proprio il SSGN 803 Arizona, con consegna prevista nel 2029. Per gli altri bisognerà aspettare fino al 2038.
La scelta si capisce meglio guardando a cosa sta succedendo al resto della flotta. Washington ha iniziato a ritirare quattro dei suoi battelli con la maggiore potenza di fuoco, quelli della classe Ohio, capaci di trasportare 154 missili ciascuno. Nati come sottomarini nucleari balistici, gli Ohio SSGN furono riconvertiti all’armamento convenzionale all’inizio degli anni 2000, dopo i trattati di riduzione degli armamenti firmati con la Russia. Il modulo VPM è stato pensato proprio per compensare questa perdita.
Il conto però non torna del tutto. Secondo Bryan Clark, analista dello Hudson Institute ed ex militare, servono quattro Virginia con il modulo per eguagliare un solo Ohio. Le nuove unità svolgeranno missioni simili a quelle dei predecessori, come il pattugliamento e il supporto alle operazioni speciali. Costruire sottomarini militari resta complicato per gli Stati Uniti, mentre per la Cina sembra quasi una passeggiata. Il processo di acquisizione degli armamenti americano è lento e poco efficiente e mancano i lavoratori qualificati necessari per affrontare progetti di capacità maggiore.
Fonte: TecnoAndroid


