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NARWAL V50 Cube, la prova: due batterie, stazione UV-C con un design futuristico

In questo articolo Indice dei contenuti 21 sezioni

L’ho lasciato in salotto in bella vista senza nemmeno provare a nasconderlo. E chi ha una casa su due piani con due cani a pelo lungo sa benissimo che di solito le scope elettriche fanno tutt’altra fine dietro una porta, nel ripostiglio o in quello sgabuzzino dove finiscono anche l’asse da stiro e le scatole degli addobbi di Natale.

Il motivo qui è banale perché la stazione del NARWAL V50 Cube è un cubo grigio metallizzato con i pannelli sfaccettati che occupa a terra meno spazio di un tablet appoggiato di piatto e sta bene dove l’ho messa. Lo so che non è un argomento tecnico però è la prima ragione per cui in questi giorni ho passato l’aspirapolvere molto più spesso del solito e la frequenza con cui usi una scopa elettrica conta più di venti air watt in più o in meno.

Narwal viene dai robot e il marchio se lo sono costruito lì. In redazione ne abbiamo provati parecchi dal Narwal Flow al Freo Z10 Pro. Sul manuale invece è arrivata tardi a gennaio con il V40 Station che avevo provato proprio su queste pagine, un prodotto onesto con base ingombrante e luce frontale dimenticabile. Otto mesi dopo esce questa e sembra progettata da un’altra azienda.

Il listino è di 499 euro con la stazione e 359 euro per la versione liscia senza base e con una sola batteria. Sulla carta troviamo 210 AW di aspirazione, 28 kPa di pressione, 1,43 kg per il corpo aspirante, due batterie rimovibili, svuotamento automatico nel sacchetto da tre litri, sterilizzazione UV-C e filtrazione a nove stadi con doppio HEPA H13.

Anticipo il finale tanto lo scoprireste dopo tremila parole. Su leggerezza, manutenzione e gestione del pelo mantiene tutto quello che promette. Su un paio di altri aspetti no e sono limiti che si notano ogni giorno e non in laboratorio.

Lo trovate su Amazon a questo indirizzo oppure sul sito ufficiale Narwal dove è disponibile anche la variante senza stazione.

Unboxing

La scatola è più piccola di quello che ti aspetti. Considerando che dentro ci sono un aspirapolvere completo e una stazione di autosvuotamento la prima reazione mentre la scarichi dal furgone è chiederti se non abbiano dimenticato qualcosa.

Non hanno tralasciato niente e la stazione arriva già montata con filtri e sacchetto installati di serie. Questo taglia di netto quei venti minuti di istruzioni illustrate che di solito accompagnano i sistemi con base a terra. Dentro ci sono il corpo aspirante, il tubo telescopico in metallo, la spazzola principale multisuperficie, la mini spazzola motorizzata per i tessili, la bocchetta a lancia due in uno che unisce lancia per fessure e spazzolino per spolverare, un sacchetto di ricambio e le due batterie da 3.000 mAh.

NARWAL V50 Cube - dettaglio

Sottolineo due batterie in confezione e non una in dotazione e l’altra a 79 euro nel negozio ufficiale come succede spesso in questa fascia. Le trovi entrambe nell’imballaggio e la seconda ha il suo alloggiamento dedicato dentro il cubo dove si ricarica da sola mentre tu usi l’altra.

Gli innesti scattano con quel rumore secco che sulle scope economiche non senti mai e la direzione corretta si capisce al primo tentativo senza dover cercare la freccetta stampata sulla plastica. Il montaggio completo dallo scatolone alla prima accensione mi ha portato via sette o otto minuti scarsi.

Manca un elemento e lo dico subito perché poi ci torno. Non c’è un adattatore flessibile per il tubo che su prodotti di questa fascia ormai si trova quasi sempre e serve per infilarsi sotto i mobili bassi senza doversi inginocchiare. Qui la soluzione è diversa e in parte funziona ma il pezzo di gomma in più non ci sarebbe dispiaciuto.

NARWAL V50 Cube - caratteristiche

Design e costruzione

Partiamo dal cubo perché è la parte che vedi per prima e quella che ti convince o ti fa storcere il naso.

È un parallelepipedo grigio metallizzato opaco con i pannelli tagliati a sfaccettature che gli danno un’aria quasi architettonica. Sopra c’è un anello luminoso che non è solo decorazione perché cambia colore e comportamento in base a cosa sta facendo la macchina e quindi capisci a colpo d’occhio se sta svuotando, se sta sterilizzando o se ha finito. Misura 271 per 192 millimetri di base e 630 in altezza e in pratica la appoggi accanto a un mobile e sparisce nel contesto.

NARWAL V50 Cube - design

Io l’ho messa volutamente in un punto visibile del piano terra e la presa di corrente è rimasta nascosta dietro senza cavi che penzolano. È il primo aspirapolvere che non ho avuto voglia di camuffare. Se avete uno stanzino ovviamente ci sta anche lì e vi avanza spazio.

Il corpo aspirante è la parte che sorprende chi arriva dal modello dell’anno scorso. Il tubo telescopico è in metallo e scorre con un meccanismo fluido che non balla e si blocca dove decidi tu. Le plastiche sono opache e resistono bene alle impronte senza avere quel suono cavo da elettrodomestico da supermercato. La finitura complessiva è di un altro livello rispetto al passato e non lo dico per gentilezza verso il marchio perché sono due oggetti che sembrano nati in reparti diversi.

NARWAL V50 Cube - funzionalità

Il peso è il vero argomento con 1,43 chilogrammi per il modulo principale che nella pratica significa usarlo con una mano sola senza che dopo dieci minuti il polso cominci a protestare. Ho fatto tutto il piano terra in una sessione unica passandomelo da destra a sinistra un paio di volte ma per abitudine e non per fatica.

Sono alto un metro e settanta e il tubo esteso mi va benissimo. Anzi ho fatto provare la scopa anche a chi in casa è più alto di me e nessuno ha lamentato una postura scomoda. Non lo considero corto contrariamente a quello che ho letto in giro e funziona bene sia aperto sia chiuso a seconda di cosa devi fare. Retratto è perfetto per i gradini e per le superfici alte e allungato per i pavimenti.

C’è però un difetto costruttivo che va detto senza girarci intorno perché in piedi da solo non ci sta. Se lo appoggi al muro per rispondere al telefono cade e se lo accosti al tavolo finisce a terra. Non esiste una posizione di parcheggio temporaneo che non sia la stazione e in una casa su due piani è una scocciatura reale perché quando sei di sopra e ti serve una mano libera devi stenderlo a terra.

La reclinabilità a 180 gradi merita un chiarimento perché il termine confonde. Non è un tubo che si piega ma tutto il corpo che si appiattisce con il motore compreso perché il gruppo aspirante sta sopra il tubo e non dietro la spazzola. Sotto il letto e sotto i divani ci arrivi restando in piedi e funziona meglio di quanto pensassi anche se un flessibile dedicato resta un’altra cosa.

 

Scheda tecnica

Tutti i dati dichiarati del NARWAL V50 Cube nella configurazione con stazione che ho provato.

Specifica Valore
Potenza di aspirazione massima 210 AW
Pressione di aspirazione 28 kPa
Potenza motore 450 W
Peso corpo aspirante 1,43 kg
Batterie 2 x 3.000 mAh rimovibili
Autonomia dichiarata fino a 180 minuti in Eco con doppia batteria
Tempo di ricarica circa 3 ore per batteria in sequenza
Filtrazione 9 stadi con sistema multiciclonico e doppio HEPA H13
Sacchetto stazione 3 litri per un massimo di 100 giorni
Igienizzazione UV-C e ioni d’argento
Modalità di aspirazione 3 livelli più AI DirtSense e CarpetFocus
Illuminazione LED DirtScan ciano ad ampiezza 145 gradi
Rumorosità dichiarata 75 dB
Inclinazione corpo 180 gradi
Dimensioni aspirapolvere 242 x 163 x 880 mm
Dimensioni stazione 271 x 192 x 630 mm
Prezzo di listino 499 euro oppure 359 euro per la versione senza stazione

Componentistica e sistema di aspirazione

I 210 AW del V50 Cube non sono un numero da primato assoluto ed è giusto saperlo prima di arrivare in fondo all’articolo aspettandosi il record. Il punto interessante è un altro perché il modello precedente della stessa serie ne dichiarava 220 e quindi la generazione nuova sulla carta aspira leggermente meno ma pesa molto meno e ha una base che occupa la metà dello spazio. La scelta progettuale è dichiarata e non è un incidente.

Il motore da 450 watt lavora su tre livelli manuali più le due modalità automatiche ma il pezzo davvero riuscito qui non è il propulsore bensì la spazzola.

La spazzola principale multisuperficie combina due materiali sullo stesso rullo. Le fibre morbide si occupano dei pavimenti duri e scivolano senza attrito mentre una spirale in gomma batte la superficie a settemilacinquecento colpi al minuto per sollevare quello che si è incastrato nella trama dei tappeti. Una testa sola per tutto senza dover cambiare accessorio passando dal gres al tappeto del salotto e questo nell’uso quotidiano è un risparmio di tempo che si sente.

Il compromesso riuscito sta nel comportamento. Non è la classica spazzola a rullo morbido che corre via veloce ma poi ti scappa di mano quando devi fare movimenti corti sotto una sedia e non è nemmeno quella rigida antigroviglio che ti costringe a spingere. Sta esattamente in mezzo ed è una delle poche volte in cui un equilibrio del genere non è un ripiego.

NARWAL V50 Cube - specifiche

La filtrazione è dove il progetto si fa serio con nove stadi complessivi tra scopa e stazione e un sistema multiciclonico nel serbatoio che non è un ciclone singolo come si vede smontando il gruppo. Ci sono poi due filtri HEPA H13 di cui uno sull’aspirapolvere prima dell’uscita dell’aria dal motore e uno nella base. Avere due HEPA invece della solita accoppiata spugna più filtro singolo è una differenza concreta per chi ha allergie o semplicemente per chi non vuole rimettere in circolo quello che ha appena raccolto.

Dentro il serbatoio c’è poi il componente che mi ha divertito di più ed è un anello raschiatore comandato da un perno che spunta dal contenitore. Serve a spingere verso il basso i capelli che tendono ad avvolgersi attorno al filtro metallico centrale in quel punto dove su tutte le scope elettriche si forma la ciambella di pelo che ti obbliga a infilare le dita dove non vorresti. Puoi azionarlo a mano ma normalmente lo fa la stazione da sola a ogni aggancio.

Tutto il gruppo filtrante si smonta senza attrezzi. Serbatoio, ciclone, filtro a rete e HEPA sono quattro pezzi che vengono via a incastro e si sciacquano sotto il rubinetto. In una categoria dove la manutenzione è il primo motivo per cui la gente smette di usare un prodotto questa accessibilità vale più di uno spot.

Autonomia e ricarica

I 180 minuti dichiarati sono un dato di laboratorio e come tutte le rilevazioni di questo tipo vanno letti per quello che sono ovvero modalità Eco con bocchetta per fessure montata e due batterie sommate. Nessuno pulisce casa così.

Sarò onesto su un punto perché in questa settimana non ho fatto una misurazione al cronometro batteria per batteria e quindi non vi vendo un numero preciso che non ho verificato. Quello che posso dire è che in modalità automatica con la spazzola principale attaccata il consumo è quello tipico della categoria a questa potenza e le prove strumentali circolate finora indicano un dimezzamento della carica dopo una ventina di minuti di lavoro continuo. Facendo il conto siamo attorno ai quaranta minuti buoni per accumulatore in condizioni realistiche che diventano un’ora abbondante scendendo di livello.

Ma la storia dell’autonomia qui non è quella della singola batteria bensì del sistema a doppia batteria ed è un’altra cosa.

Mi spiego meglio perché con una carica ci passo tutti i pavimenti di centodieci metri quadri divisi su due piani e mi resta margine. La seconda non serve ad allungare la sessione all’infinito ma a coprire il resto della routine tra divano, poltrone, gradini, il tavolo e la macchina. Il risultato pratico è che non mi è mai capitato di rimanere a piedi a metà lavoro e chi ha usato una scopa cordless per anni sa quanto quella sensazione condizioni le abitudini. Sai che finisci e quindi cominci.

La ricarica avviene attraverso la stazione e richiede circa tre ore per unità. C’è un limite perché la base carica una batteria alla volta dando priorità a quella montata sulla scopa. Non è drammatico perché nell’arco della giornata sono comunque pronte entrambe ma se pulite la mattina e volete rifare tutto nel pomeriggio dovete organizzarvi. Era così anche sul modello precedente e speravo cambiasse.

Test sul campo

Il contesto conta più della metodologia e quindi ve lo descrivo prima di raccontarvi come si è comportata la V50 Cube. Villa su due livelli con settanta metri quadri al piano terra e altri quaranta al piano superiore quasi tutto in gres porcellanato con scala interna a collegare i due piani, qualche tappeto e due cani a pelo lungo che d’estate perdono come se fosse un lavoro a tempo pieno.

Il pelo è il vero banco di prova qui e non le briciole o la sabbia ma quei peli che si attaccano elettrostaticamente al gres, si accumulano negli angoli e ricompaiono due ore dopo che hai finito.

La prima passata l’ho fatta il giorno dell’arrivo di pomeriggio in modalità automatica e senza toccare nulla. Sulle superfici aperte del piano terra il lavoro è pulito senza doppi passaggi e senza quelle scie di pelo che restano a bordo spazzola quando l’aspirazione non basta. Il ciuffo grosso viene inghiottito al primo colpo e le briciole della cucina anche.

Poi mi sono abbassato a guardare lungo il battiscopa e qui il discorso cambia.

Sugli angoli e lungo i bordi la macchina lascia indietro. Il ciuffo evidente lo prende ma la polvere fine e i granelli che si depositano nella scanalatura tra pavimento e battiscopa restano lì. Ho ripassato tre volte lo stesso tratto nel corridoio prima in automatico e poi al massimo e il risultato non è cambiato in modo significativo. Il pulviscolo a filo muro va rimosso con la bocchetta a lancia che è un accessorio ottimo ma che ti costringe a un secondo giro con un altro strumento in mano.

Non è un difetto che rovina il prodotto e voglio essere chiaro su questo. È un limite di geometria della spazzola che non arriva a filo con il bordo laterale. Però in una fascia da cinquecento euro dove i sistemi di pulizia perimetrale sono diventati un argomento di marketing su mezza categoria sentirne la mancanza dà fastidio. Se la vostra ossessione sono i battiscopa questa non è la scopa che vi fa smettere di usare il panno.

Il secondo giorno ho lavorato sul piano superiore che è quello con più tappeti. Qui è entrata in gioco la modalità dedicata e il comportamento è cambiato in meglio ma ne parlo tra poco nella sezione apposita che merita spazio suo.

La scala interna è stata la sorpresa con i suoi sedici gradini in gres che sono il punto della casa che odio pulire perché ti obbliga a piegarti con un peso in mano e a rifare la stessa posizione sedici volte. Con il tubo chiuso e la mini spazzola motorizzata montata il corpo pesa poco più di un chilo e mezzo e si gestisce con una mano sola stando in piedi sul gradino sotto. Ho fatto tutta la rampa senza appoggiarlo mai e con la scopa che usavo prima non era proprio possibile. Alla fine della fiera è qui che il chilo e mezzo si trasforma da numero di scheda tecnica in vantaggio vero.

NARWAL V50 Cube - utilizzo

Il terzo giorno per curiosità ho portato tutto fuori in garage per pulire la macchina con tappetini, sedili e quella fessura maledetta tra seduta e schienale dove finiscono le briciole e nel mio caso il pelo dei cani che salgono dietro. Con la bocchetta a lancia e la mini motorizzata ho fatto l’abitacolo completo con la batteria di riserva senza prolunghe e senza portare l’auto all’autolavaggio. La spazzolina sui sedili in tessuto lavora bene perché la spirale solleva i peli invece di spalmarli e la potenza in modalità media basta e avanza.

Il divano è stato il test successivo con lo stesso accessorio e identica resa tra pelo sollevato, cuscini rimessi a posto e niente elettricità statica che riporta tutto dove era prima. E niente capelli avvolti attorno al rullo alla fine che è il problema che di solito rovina l’entusiasmo dopo la terza seduta.

C’è un aspetto che non ho potuto verificare e ve lo dico perché sarebbe disonesto tacerlo. Una settimana non basta per giudicare la durata reale del sacchetto né la tenuta della batteria nel tempo. I cento giorni dichiarati per il sacchetto da tre litri sono plausibili guardando quanto si è riempito in questi giorni con due cani in casa ma è una stima e non una misurazione. Su questo ci torneremo tra qualche mese.

Approfondimenti

La luce DirtScan a 145 gradi

Sul modello dell’anno scorso la luce frontale era il punto più debole del pacchetto con una barra led che c’era ma non serviva a molto. Qui hanno rifatto il compito da capo.

La luce DirtScan ha una tonalità ciano tendente all’acquamarina e copre un angolo di 145 gradi che significa illuminare non solo la striscia davanti alla spazzola ma anche una fascia laterale verso l’esterno. La differenza si vede sul gres scuro dove il pelo chiaro dei cani in condizioni di illuminazione normale semplicemente non lo distingui. Con questa accesa lo vedi tutto compreso il pulviscolo che di solito noti solo in controluce alle sette di sera.

NARWAL V50 Cube - immagine 8

La sera del secondo giorno ho fatto una prova sciocca ma istruttiva spegnendo le luci del corridoio e passando la scopa contando quante volte tornavo indietro perché avevo visto qualcosa. Sette o otto passaggi corretti su un tratto di quattro metri non perché la macchina lasciasse indietro ma perché il fascio mi mostrava roba che a occhio nudo non avrei mai visto. È il tipo di funzione che ti rovina la serenità e migliora la casa.

Il posizionamento è azzeccato e l’intensità pure e non c’è quell’effetto abbagliante che su certi modelli ti costringe a distogliere lo sguardo. Funziona bene anche di giorno con le tapparelle alzate e non è scontato perché parecchie luci frontali servono solo al buio.

AI DirtSense e quando si accende davvero

Qui devo essere meno entusiasta e mi dispiace perché sulla carta è la funzione più interessante del progetto.

Il sistema AI DirtSense dovrebbe rilevare in tempo reale la quantità di sporco che passa nel condotto e alzare automaticamente la potenza dove serve risparmiando batteria dove non è necessario. Il produttore parla di un incremento fino a sei volte rispetto al livello base.

Nella pratica sul mio pavimento l’ho vista intervenire quasi soltanto su due tipi di residui ovvero peli e particelle grandi. Quando il rullo intercetta un ciuffo o un residuo consistente il motore sale di giri in modo evidente e udibile. Quando invece passi su un’area con polvere fine o su quei granelli piccoli che si accumulano vicino alle porte la modalità automatica resta tranquilla e non cambia praticamente nulla.

NARWAL V50 Cube - immagine 9

Il risultato è che il beneficio reale dell’automatismo l’ho percepito poco. Non è che funzioni male perché fa esattamente quello che il sensore rileva e sul pelo è pronta. Ma la promessa implicita di una modalità che pensa al posto tuo alzando e abbassando la potenza in continuazione a seconda della superficie nella mia settimana non si è realizzata. Sullo sporco leggero e diffuso si comporta come un livello medio fisso.

C’è un rovescio positivo che riconosco volentieri perché chi trova fastidiosi i continui cambi di regime motore qui non ha di che lamentarsi e c’è chi li considera irritanti sul serio. L’automatismo è discreto ma se comprate una scopa da cinquecento euro perché l’intelligenza artificiale vi risolva la vita sappiate che qui il sistema si sveglia solo quando trova qualcosa di grosso.

CarpetFocus e i tappeti

Questa invece funziona e rende meglio di quanto pensassi quando ho letto la descrizione.

Tenendo premuto il pulsante di cambio modalità si attiva CarpetFocus e succede una cosa meccanica. Un braccetto abbassa la piastra inferiore della spazzola contro il tappeto creando una tenuta più chiusa e quindi una pressione di aspirazione maggiore sulle fibre. Non è un semplice aumento di potenza mascherato da nome commerciale ma proprio un movimento fisico che senti scattare.

Il timore era il solito di questa categoria ovvero che la maggiore aderenza trascinasse il tappeto invece di pulirlo obbligandoti a tenerlo fermo con un piede come un principiante. Non succede perché sui miei tappeti la scopa scorre e la piastra fa il suo lavoro mentre il tessuto resta dove sta. Ho provato sia su pelo corto sia su un tappeto a pelo medio del piano superiore e in entrambi i casi il comportamento è stato lineare.

Il risultato in termini di raccolta è buono perché quello che il pelo dei cani deposita nelle fibre viene sollevato e portato via e passando la mano dopo si sente la differenza. Sul pelo lungo vero e proprio di quel tipo di tappeto folto dove ogni scopa elettrica soffre conviene comunque passare alla mini spazzola motorizzata che lavora su una superficie più piccola ma affonda meglio.

Trovo azzeccata anche la scelta di lasciarla come attivazione manuale invece di renderla automatica. Sai quando è attiva e la togli quando torni sul gres senza ritrovarti l’apparecchio che decide da solo di frenare in mezzo al corridoio.

ZeroWrap e la spazzola che non si ingarbuglia

Il capitolo pelo era quello su cui avevo più dubbi ed è l’aspetto in cui la macchina mi ha convinto di più in assoluto.

Il sistema antigroviglio ZeroWrap lavora su quattro fronti diversi. La spazzola inverte automaticamente il senso di rotazione per districare quello che si è avvolto mentre il condotto d’aria è sagomato per spingere i capelli verso il basso a ogni ciclo invece di lasciarli accumulare. La mini spazzola motorizzata ha una struttura a spirale che convoglia il pelo verso la bocca di aspirazione e infine c’è l’anello raschiatore attorno al filtro metallico centrale.

Dopo una settimana in una casa con due cani a pelo lungo non ho mai dovuto liberare il rullo a mano. Non ho mai preso forbici né infilato le dita nel serbatoio e non ho tirato via la ciambella di peli. E dico questo avendo fatto anche divano, macchina e gradini che sono i tre posti dove si concentrano peggio.

NARWAL V50 Cube - immagine 10

Per chi ha animali questa è probabilmente la voce più importante di tutta la recensione anche più della potenza. Perché il motivo per cui la gente smette di usare una scopa elettrica non è quasi mai la resa ma la manutenzione e quel momento in cui apri il serbatoio e capisci che ti servono dieci minuti e un paio di guanti prima di poter ricominciare. Qui quella situazione non si presenta.

La certificazione SGS che il produttore sbandiera vale quello che vale come tutte le attestazioni commissionate ma il comportamento sul campo nel mio caso l’ha confermata.

La stazione con svuotamento, UV-C e sacchetto

Il cubo fa tre cose ogni volta che agganci la scopa e le fa senza che tu debba premere niente.

La prima è lo svuotamento automatico del serbatoio dentro il sacchetto da tre litri alloggiato nella base. La seconda è l’autopulizia interna con l’inversione di rotazione del rullo e l’anello raschiatore che spinge giù i capelli dal filtro. La terza è la sterilizzazione UV-C affiancata da ioni d’argento che parte in automatico e non è una funzione opzionale da ricordarsi di attivare.

Il ciclo completo dura una trentina di secondi ed è rumoroso ma è un rumore breve e circoscritto e non una condanna. Appoggi la scopa e la stazione fa il suo lavoro e dopo mezzo minuto è silenzio. Nel mio caso non mi ha mai dato fastidio nemmeno la sera tardi proprio perché finisce prima che tu abbia il tempo di infastidirti. L’anello luminoso sopra il cubo intanto cambia colore e ti dice a che punto è con un dettaglio elegante e anche utile.

Il vantaggio del sacchetto rispetto ai sistemi senza sacco è igienico e concreto perché lo sporco viene sigillato e non entri mai in contatto con la polvere. Niente nuvola in faccia quando svuoti che è esattamente il momento in cui rimetti in circolo metà di quello che hai appena raccolto. Per chi ha allergie fa una differenza reale.

Lo svantaggio è il rovescio identico della medaglia perché i sacchetti sono un materiale di consumo. Uno è già montato e uno è di scorta e poi si comprano. Con i cento giorni dichiarati parliamo di tre o quattro ricambi l’anno e quindi una cifra contenuta ma è un costo ricorrente che con i serbatoi tradizionali non hai. Va messo nel conto insieme al prezzo di acquisto.

Gli accessori e il vano nella base

Questa è una di quelle cose che sulle schede tecniche non trovate mai e nell’uso quotidiano cambiano tutto.

Dentro il cubo oltre alla batteria di riserva c’è un vano portaoggetti che ospita gli accessori. Bocchetta a lancia due in uno e mini spazzola motorizzata sono tutte lì dentro chiuse e ordinate a portata di mano nel momento in cui ti servono e non nel cassetto della cucina, nella scatola in cantina o appoggiate sopra la lavatrice.

NARWAL V50 Cube - immagine 11

Sembra poco ma non lo è perché il motivo per cui il novanta per cento degli accessori in dotazione con le scope elettriche non viene mai usato è che recuperarli richiede più tempo del lavoro che dovrebbero fare. Se invece stanno nella stessa base dove appoggi l’aspirapolvere li usi. Io in una settimana li ho sfruttati tutti ripetutamente e ho fatto lavori che normalmente rimando per mesi.

La bocchetta a lancia due in uno merita una nota perché combina la lancia per fessure con lo spazzolino per spolverare grazie a una spazzolina che si abbassa in punta a seconda di come la impugni e quindi non devi cambiare pezzo passando dal termosifone al davanzale. Nell’auto è quella che ha fatto il lavoro sporco letteralmente nelle fessure dei sedili.

La mini spazzola motorizzata è invece l’accessorio da tessili per eccellenza per divano, poltrone, materassi e sedili dell’auto. La spirale antigroviglio qui è quella che salva la situazione perché sui tessuti il pelo si aggrappa e senza un sistema di espulsione ti ritrovi il rullo bloccato dopo due minuti.

Rumorosità e convivenza in casa

Il dato dichiarato per la V50 Cube è di 75 dB e nell’uso corrisponde a una macchina che si sente ma non copre una conversazione almeno ai livelli bassi e medi. Al massimo della potenza sale in modo netto come tutte.

Il timbro è però più pulito di quanto ricordassi sul modello precedente dove il gruppo motore aveva un ronzio che a lungo andare stancava. Qui il suono è più secco e meno fastidioso e la cosa curiosa è che l’incremento in modalità automatica quando il sensore trova pelo si sente più come uno scatto momentaneo che come un cambio di regime prolungato.

Il vero rumore come dicevo arriva dalla stazione con trenta secondi a volume alto ogni volta che riponi la scopa. Se avete un neonato che dorme al piano di sotto valutate dove mettere il cubo. Nel mio caso con la base al piano terra e le camere al piano superiore non si è mai posto il problema.

Un’ultima nota sul display che mostra la modalità attiva e il livello di batteria ma quest’ultimo in forma grafica a tacche senza percentuale né minuti residui. È un’informazione approssimativa in una fascia di prezzo dove ormai ci si aspetta il numero preciso e in una casa grande sapere se hai venti minuti o cinque prima di iniziare il piano di sopra farebbe comodo.

Manutenzione ordinaria e ricambi

Nella pratica in questi giorni la manutenzione manuale che ho dovuto fare è stata pressoché zero ed è esattamente il punto del prodotto.

La stazione si occupa dello svuotamento, dell’autopulizia e della sterilizzazione a ogni aggancio. L’anello raschiatore lavora in automatico e il rullo si districa da solo. Quello che resta a carico vostro sono i controlli periodici perché il filtro HEPA della scopa va sciacquato ogni tanto e fatto asciugare bene prima di rimontarlo e il prefiltro in spugna idem mentre il sacchetto va sostituito quando è pieno.

Tutto si smonta a mano senza cacciaviti e la logica dei componenti è chiara al primo tentativo. Non c’è quel momento in cui apri il manuale per capire in che ordine vanno rimessi i pezzi.

Sul fronte ricambi c’è una considerazione onesta da fare perché il prodotto è nuovissimo e in vendita da pochi giorni. Il marchio in Italia è presente e strutturato con assistenza e numero verde dedicato ma i ricambi di terze parti per la spazzola e i sacchetti richiederanno tempo per apparire. Chi compra adesso per i primi mesi dovrà passare dai canali ufficiali. Non è un problema ma una tempistica da mettere in conto.

Funzionalità e modalità d’uso

La gestione è volutamente semplice e passa quasi tutta da un pulsante.

Ci sono tre livelli di aspirazione manuali dalla modalità Eco pensata per l’autonomia fino al livello massimo per lo sporco ostinato più il funzionamento automatico gestito dal sensore. Con una pressione prolungata sullo stesso tasto si attiva o si disattiva CarpetFocus e finisce lì. Non c’è un menù e non ci sono sottolivelli né una schermata di configurazione.

Va detto chiaramente perché è una scelta che divide. Non esiste un’app e non c’è Wi-Fi né integrazione con la casa smart. Chi possiede un robot dello stesso marchio e si aspettava di ritrovare tutto nella stessa applicazione resterà a bocca asciutta. Da un’azienda che sul software dei suoi robot ha costruito buona parte della reputazione come si vede nella nostra prova del Freo S la decisione sorprende un po’.

A me personalmente non manca perché su una scopa elettrica che usi cinque minuti e riponi il valore aggiunto di un’app è vicino allo zero tra statistiche che guardi due volte, promemoria filtri che ti arrivano quando sei al lavoro e aggiornamenti firmware per un elettrodomestico che deve solo aspirare. Preferisco un pulsante che risponde subito ma capisco che chi ha costruito una casa connessa la senta come una mancanza e in una fascia da cinquecento euro il rilievo è legittimo.

Il resto delle funzioni è tutto meccanico o automatico e forse è la sintesi migliore della filosofia di questo prodotto. L’intelligenza è messa dentro la stazione e dentro la spazzola e non dentro un telefono.

Galleria Fotografica

 

Prezzo e posizionamento

Il listino è di 499 euro per la configurazione con stazione che ho provato e di 359 euro per la versione priva di base. La differenza di centoquaranta euro va valutata per quello che è. La variante economica ha una sola batteria con novanta minuti dichiarati invece di centottanta, nessuno svuotamento automatico, nessuna sterilizzazione UV-C e gli accessori appoggiati su un supporto esterno invece che chiusi nel vano.

Detto in modo pratico la scopa è la stessa e cambia tutto il contorno. Se il vostro problema è aspirare i 359 euro bastano. Se la vostra preoccupazione è la manutenzione che è il motivo per cui poi l’aspirapolvere resta nel ripostiglio la stazione è esattamente ciò per cui pagate i centoquaranta euro in più. Nel mio caso li rifarei senza pensarci.

Attorno ai cinquecento euro ci si trova nella fascia medio alta della categoria. Scendendo di prezzo si rinuncia quasi sempre alla base autosvuotante e alla seconda batteria che sono le due voci che qui trovate incluse. Salendo si comprano più air watt, display più informativi e cicloni più potenti ma in cambio si portano a casa apparecchi che pesano il doppio e stazioni che vanno nascoste in un ripostiglio.

Un’avvertenza sui prezzi reali perché il prodotto è appena arrivato sul mercato e in questo periodo circolano coupon di lancio e codici sconto che portano la cifra effettiva sensibilmente sotto il listino. Prima di ordinare vale la pena controllare la pagina prodotto perché nella fase iniziale queste promozioni cambiano di settimana in settimana.

Conclusioni

Una settimana non è una vita e ve l’ho detto anche parlando del sacchetto e della batteria però basta per capire che tipo di oggetto è questo.

Il NARWAL V50 Cube non è la scopa elettrica più potente che potete comprare con cinquecento euro e non prova nemmeno a esserlo. È l’aspirapolvere che riduce a zero le ragioni per cui di solito smettete di usarlo perché pesa poco, non ti ingarbuglia il rullo, si svuota da solo, tiene gli accessori a portata di mano e sta in salotto senza che tu debba giustificarti con nessuno. Il pelo dei cani che era il mio problema principale lo gestisce meglio di qualunque altra cosa abbia avuto in casa.

La consiglio a chi ha animali, a chi ha una casa su più piani e a chi ha capito che il vero nemico non è lo sporco ma la pigrizia. La suggerisco anche a chi ha problemi di allergie per via del doppio HEPA e del sacchetto sigillato che non ti sbatte la polvere in faccia quando svuoti.

La sconsiglio a chi ha l’ossessione dei battiscopa perché il pulviscolo a filo muro richiede un secondo passaggio con la lancia e non c’è verso di aggirarlo. Non la raccomando a chi comprerebbe per l’intelligenza artificiale che qui interviene molto meno di quanto la comunicazione lasci intendere. E non la suggerisco a chi cerca numeri da record perché 210 AW sono onesti ma non sono spettacolari.

Lo scenario dove dà il meglio è una casa media o grande con animali, gres o parquet, qualche tappeto e qualcuno che vuole passare l’aspirapolvere tutti i giorni per cinque minuti invece che una volta a settimana per un’ora. In quel contesto vale i suoi soldi soprattutto per la stazione.

Se mi chiedete se lo ricomprerei con i miei soldi dico di sì con la consapevolezza che ogni tanto la lancia va presa in mano e che il cubo in salotto lo guarderanno più gli ospiti che voi.

Recensione TecnoAndroid

La nostra valutazione

Pro

  • Il chilo e mezzo scarso del corpo aspirante che sulle scale e nelle sessioni lunghe fa una differenza concreta, non teorica
  • Il sistema antigroviglio perché in una settimana con due cani a pelo lungo non ho mai dovuto liberare il rullo a mano
  • La luce a 145 gradi che mostra il pelo chiaro sul gres scuro anche a illuminazione accesa
  • La stazione compatta con vano accessori integrato che ti fa usare davvero gli strumenti in dotazione invece di dimenticarli
  • CarpetFocus con abbassamento meccanico della piastra, efficace e senza trascinare il tappeto

Contro

  • Negli angoli e lungo i battiscopa la polvere fine a filo muro resta lì e serve un secondo giro con la bocchetta a lancia
  • AI DirtSense alza la potenza quasi solo su peli e particelle grandi, quindi il vantaggio reale dell'automatismo si sente poco
  • Appoggiato al muro cade e non c'è modo di parcheggiarlo temporaneamente fuori dalla base
  • Il display indica la batteria a tacche senza percentuale né minuti residui
  • La base ricarica una batteria alla volta e i sacchetti sono un costo ricorrente
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