C’è una categoria di prodotti che sulla carta sembrano stare nel mezzo, ma poi appena li accendi capisci che il produttore ha provato a spingerli un gradino più su. Non sempre ci riesce. Anzi, spesso no. Questo robot invece mi ha dato una sensazione un po’ diversa già dai primi giorni: prezzo da fascia media, ambizioni da modello superiore, qualche scelta intelligente che va oltre la solita scheda tecnica letta di corsa.
La cosa che mi ha colpito subito non è stata la potenza dichiarata, né la base, né l’app. È stato il modo in cui prova a comportarsi in casa reale, quella vera. Quella con tavoli, sedie, angoli fastidiosi, cavi che rimangono in giro anche quando dici a te stesso che stavolta li sistemi, una cucina che si sporca appena la usi sul serio e tappeti che continuano a essere la prova del nove per qualunque robot. Ecco, in questo contesto lui non fa miracoli, perché i miracoli non li fa nessuno, però dà spesso l’impressione di sapere dove mettere le mani. O meglio, le ruote e i mop.
Ammetto che all’inizio ero piuttosto scettico. I robot aspirapolvere, specie in questa fascia, tendono a raccontarsi tutti allo stesso modo. Più Pascal, più intelligenza artificiale, più riconoscimento ostacoli, più automazioni. Poi li metti sul pavimento e scopri che certe promesse restano lì, sospese. Qui no, o almeno non del tutto. Alcune funzioni si vedono davvero in azione, altre hanno ancora un retrogusto di marketing, ma il bilancio dopo un periodo di utilizzo abbastanza concreto è positivo. Non perfetto. Positivo.
C’è però un dettaglio importante, che anticipo subito perché secondo me definisce bene il carattere del prodotto testato: rende meglio quando gli lasci margine decisionale. Sembra quasi paradossale, visto che chi compra un robot spesso vuole controllare ogni parametro. Eppure la modalità automatica è quella che mi ha convinto di più, molto più della personalizzazione spinta. Torno su questo tra poco, perché è uno di quei casi in cui la teoria e la pratica prendono strade diverse.
Detto questo, non siamo davanti a un top di gamma mascherato per davvero. I compromessi ci sono. Alcuni si notano, altri emergono solo vivendo il prodotto per più giorni, magari una sera tardi, quando guardi il pavimento controluce e capisci che sì, è pulito, ma non esattamente come vorresti vederlo. E quel dettaglio cambia un po’ il giudizio finale. Attualmente è disponibile su Amazon Italia e si possono consultare ulteriori informazioni sul sito ufficiale.
Videorecensione
Unboxing
L’apertura della confezione è stata più semplice del previsto, ma con una piccola attenzione da tenere a mente. Il robot, infatti, arriva già inserito nella stazione come blocco unico. Sembra una banalità. Non lo è. Se tiri fuori tutto di colpo senza aspettartelo, il rischio di fare un pasticcio c’è, soprattutto se sei nel classico momento da unboxing veloce, in piedi, magari con poca luce e la fretta di metterlo subito sotto corrente.
Dentro la scatola non c’è quella sensazione da dotazione ricchissima, ma neppure quella del prodotto spogliato all’osso. Ho trovato i manuali, il cavo di alimentazione, la spazzola laterale da montare, il sacchetto della polvere da installare nella base, il detergente per il lavaggio e il gruppo principale già in gran parte pronto. Questa è una di quelle cose che apprezzo sempre, perché riduce il tempo tra apertura e primo utilizzo. E in una categoria come questa ha senso: chi compra un robot del genere non vuole passare mezz’ora a capire dove si incastra ogni pezzo.
I mop sono già montati, per esempio, e questo aiuta parecchio. L’unica operazione vera da fare è fissare la spazzola laterale, rimuovere le plastiche e predisporre i vari elementi della stazione. Anche il detergente si inserisce in maniera piuttosto intuitiva, senza meccanismi strani o sportellini poco chiari. Il sacchetto della polvere poi ha una chiusura automatica quando lo estrai, soluzione molto pratica che evita di sollevare nuvole indesiderate nel momento meno opportuno. Sembra un dettaglio da poco. Non lo è affatto, specialmente se il robot gira spesso.
Nel mio caso c’era anche una piccola rottura su una griglia da inserire nella base. Nulla di drammatico, perché una volta posizionata restava comunque stabile, però è giusto segnalarlo. Non tanto per fare le pulci alla confezione, quanto perché il packaging in queste categorie deve proteggere bene un oggetto che ha dimensioni importanti e una stazione tutt’altro che minuta.
La sensazione generale? Buona. Non l’unboxing che ti lascia a bocca aperta, chiaro, ma quello giusto per un prodotto che vuole farti arrivare subito al punto. Collega, monta il minimo indispensabile, configura, parti. E in effetti è andata così.
Design e costruzione
Esteticamente resta fedele al linguaggio stilistico del marchio. Base bianca, robot bianco, linee morbide, stazione con quella forma un po’ tondeggiante che ricorda quasi un ovetto appoggiato contro il muro. In foto sembra quasi più grande di quanto appaia dal vivo, mentre in casa si integra abbastanza bene, soprattutto se hai un arredamento moderno o comunque chiaro. Non direi che sparisce visivamente, perché la base si nota, ma non stona.
La costruzione mi ha convinto. Tutto è in plastica, questo sì, però di una plastica solida, ben assemblata, con click netti e senza quella sensazione vuota o fragile che a volte trovi in prodotti più economici. E qui secondo me c’è già un primo scarto rispetto a tanta concorrenza di fascia media. Prendi in mano i serbatoi, apri gli sportelli, sollevi i coperchi e non hai mai l’impressione di avere tra le mani qualcosa di tirato via per risparmiare.
Anche il robot in sé comunica una certa cura. Il diametro di 35 centimetri è quello tipico della categoria, mentre l’altezza di circa 10,8 centimetri lo colloca nella fascia dei modelli con torretta laser ben visibile. Quindi sì, sotto alcuni mobili passerà, sotto altri no. Non c’è molto da girarci intorno: se hai divani bassi o letti particolarmente rasoterra, la torretta continua a essere un limite strutturale. Ma ormai chi sceglie una navigazione laser accetta anche questo compromesso.
Quello che cambia davvero l’aspetto funzionale, più che estetico, è la forma dei mop. Non sono i classici dischi perfettamente rotondi che abbiamo visto ovunque negli ultimi anni. Qui hanno una sagoma particolare, più appuntita, quasi triangolare. All’inizio sembra una scelta curiosa, quasi cosmetica. Poi, osservando il robot negli angoli, capisci che un senso c’è. Riesce ad avvicinarsi meglio dove i modelli tradizionali di solito si fermano un attimo prima. Non risolve del tutto il problema degli spigoli, sarebbe troppo bello, ma lo affronta con più intelligenza di tanti altri.
Mi è piaciuta anche la base. Non solo per la resa visiva, ma per come organizza gli elementi. I serbatoi sono facili da estrarre, quello dell’acqua sporca ha capacità leggermente superiore alla media di questa fascia, e nel complesso tutto è accessibile senza manovre contorsionistiche. Questa semplicità, a conti fatti, incide sull’esperienza più di tante funzioni “wow” che poi usi due volte e basta.
Certo, non è un oggetto che compri per arredare casa. Però sta bene dove lo metti. E soprattutto non trasmette l’idea del medio gamma economico travestito male. Qui il travestimento regge abbastanza bene.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
| Categoria | Robot aspirapolvere e lavapavimenti con stazione base |
| Diametro robot | 35 cm |
| Altezza robot | 108 mm circa |
| Peso robot | 4,5 kg |
| Potenza di aspirazione massima | 18.500 Pa |
| Superamento ostacoli | Fino a 2 cm |
| Sollevamento mop su tappeti | Fino a 12 mm |
| Pressione mop | 12 N |
| Velocità rotazione mop | Fino a 180 giri/minuto |
| Sistema antigroviglio | DualFlow 2.0 |
| Tecnologia tappeti | Carpet Focus 2.0 |
| Navigazione | LDS, luce strutturata, sensori IR |
| Riconoscimento ostacoli | Oltre 100 tipologie dichiarate |
| Capacità sacchetto polvere base | 2,5 L |
| Autonomia sacchetto dichiarata | Fino a 120 giorni |
| Serbatoio acqua pulita | 5 L |
| Serbatoio acqua sporca | 4,75 L |
| Capacità detergente | 580 ml |
| Lavaggio mop in base | Acqua calda fino a 75 gradi |
| Mappe salvabili | Fino a 4 |
| Modalità principali | Aspira e lava, aspira poi lava, solo aspirazione, solo lavaggio, modalità automatica Freo, personalizzata |
| App companion | Sì |
| Colore unità testata | Bianco |
| Prezzo di listino | 599 euro |
Tecnologia di pulizia e componentistica
Ok, qui viene il bello. O comunque la parte che, in un robot del genere, conta davvero. Perché il design può piacere o meno, l’app può essere più o meno curata, ma se la meccanica di pulizia non funziona tutto il resto diventa contorno.
Il cuore del sistema ruota attorno a tre elementi: aspirazione, gestione dei mop e navigazione. L’aspirazione massima dichiarata arriva a 18.500 Pascal, un numero che sulla carta fa scena e che ormai viene usato da quasi tutti come argomento principale. La mia regola, però, è semplice: i Pascal da soli contano fino a un certo punto. Conta come vengono gestiti sul campo, quanto bene lavora la spazzola centrale, quanto bene quella laterale accompagna lo sporco e se il robot sa quando forzare davvero. Qui la sensazione è buona, perché il lavoro di squadra tra spazzola centrale e laterale è convincente, soprattutto grazie al sistema DualFlow 2.0, che usa un movimento pensato per limitare i grovigli di peli e capelli.
E questa cosa, in casa, si nota più di quanto sembri. Non dico che elimini al cento per cento il problema, sarebbe una promessa eccessiva, ma riduce parecchio la manutenzione fastidiosa intorno alle setole. E chiunque abbia mai dovuto liberare una spazzola centrale con le forbicine sa esattamente di cosa sto parlando.
Poi ci sono i mop. Pressione di 12 N, rotazione fino a 180 giri al minuto, estensione laterale del mop per avvicinarsi ai bordi e sollevamento automatico fino a 12 mm quando rileva un tappeto. Qui il prodotto prova chiaramente a fare il salto di categoria, perché queste sono soluzioni che fino a poco tempo fa vedevamo più facilmente su modelli superiori. Funzionano? Sì, in larga parte sì. Il sollevamento sui tappeti è utile e la forma dei mop aiuta davvero negli angoli. Non è una rivoluzione, ma è una soluzione concreta.
La navigazione si affida a laser LDS, luce strutturata e sensori a infrarossi. Un pacchetto completo, almeno sulla carta, che nella pratica consente una buona gestione degli spazi e un riconoscimento abbastanza credibile degli ostacoli. Non ho avuto la sensazione di un robot cieco che va a tentoni. Al contrario, si muove con logica, sa leggere bene il perimetro e nei passaggi stretti mantiene una discreta lucidità.
E poi c’è la base, che non va considerata un semplice caricatore. Lavaggio dei mop con acqua calda fino a 75 gradi, asciugatura ad aria calda, serbatoi capienti, sacco polvere da 2,5 litri e dosaggio del detergente. Questo è uno degli aspetti che lo allontana dal robot basilare e lo avvicina a una gestione davvero automatizzata della pulizia quotidiana. Per me, personalmente, è proprio qui che si capisce se un robot è pensato bene oppure no. Non quando parte. Quando torna alla base.
App e gestione quotidiana
L’app è chiara, e già questo non è scontato. Chi ha provato diversi robot sa bene che molte applicazioni sembrano uscite tutte dallo stesso stampo, cambiano colori e loghi ma la logica resta quella. Anche qui il canovaccio è familiare, però l’organizzazione è buona e, soprattutto, le impostazioni importanti si trovano senza andare a scavare in menu assurdi.
Al centro c’è la mappa della casa, visualizzabile anche in 3D. Una funzione che, lo dico subito, non trovo indispensabile ma che può tornare utile per orientarsi meglio nelle prime configurazioni. Io continuo a preferire la vista classica, più immediata, però il fatto che ci sia non guasta. La scansione iniziale permette poi di dividere o unire stanze, assegnare etichette agli ambienti e sistemare eventuali riconoscimenti imprecisi. Normale amministrazione, ma fatta in modo piuttosto intuitivo.
La parte più importante è in basso, dove scegli la modalità di pulizia. Aspira e lava insieme, solo aspirazione, solo lavaggio, aspirazione seguita da lavaggio, modalità automatica e personalizzata. Fin qui nulla di sorprendente. Il vero punto è quanto puoi intervenire sui dettagli: numero di passaggi, livello di aspirazione, quantità di umidità dei mop, grado di precisione del percorso. Standard o meticoloso, per esempio. E questa differenza sul campo si percepisce, perché nella modalità più accurata le linee si stringono e la copertura migliora.
Mi è piaciuta la possibilità di decidere dopo quanti metri quadrati il robot debba fermarsi per lavare di nuovo i mop durante una sessione lunga. È una funzione concreta, non decorativa. In case ampie o in ambienti più sporchi, sapere che i mop non continuano a trascinarsi dietro lo sporco per troppo tempo cambia parecchio il risultato finale.
Interessante anche la gestione tappeti, la modalità non disturbare, il blocco bambini, il supporto fino a quattro mappe, l’attenzione agli animali domestici e persino una modalità per altitudini molto elevate. Quest’ultima, sia chiaro, è una di quelle opzioni che la maggior parte delle persone non toccherà mai, però testimonia un certo livello di completezza del software.
Ora, la parte interessante. L’app ti lascia personalizzare tanto, ma non sempre personalizzare di più equivale a ottenere un risultato migliore. Nella mia esperienza è successa quasi la cosa opposta: quando ho impostato manualmente i parametri, il comportamento è diventato più rigido e prevedibile. Quando invece ho lasciato fare alla modalità automatica Freo, il robot ha gestito meglio sporco, ripassi e intensità. È un caso? Forse no. Forse questo apparecchio è stato costruito pensando soprattutto a chi vuole automatizzare davvero, non a chi desidera microgestire ogni dettaglio.
E, sarò onesto, ci sta. Basta saperlo prima.
Prestazioni, consumi e gestione reale della base
Non parlo di autonomia in senso classico perché qui il tema non è tanto “quante ore dura la batteria” quanto quanto bene il sistema regge un uso reale senza costringerti a continue interruzioni. E sotto questo profilo il comportamento è stato equilibrato.
La base aiuta parecchio, perché centralizza quasi tutto: ricarica, lavaggio dei mop, asciugatura, gestione acqua pulita e sporca, contenimento della polvere. In pratica ti toglie una grossa fetta di manutenzione quotidiana, che poi è la vera promessa di questi prodotti. Il sacco da 2,5 litri viene dichiarato per circa 120 giorni, ma come sempre questo dipende tantissimo dalla casa, dal livello di sporco e dalla frequenza d’uso. Personalmente non mi fido mai troppo delle stime ultra ottimistiche dei produttori. Però il volume è buono, e questo è un fatto.
Anche i serbatoi sono dimensionati bene. Cinque litri per l’acqua pulita significano una gestione abbastanza tranquilla per diversi cicli, mentre i 4,75 litri dell’acqua sporca offrono un piccolo margine in più rispetto a molti concorrenti. Sulla carta sembra una differenza minima. Nella pratica, quando devi svuotare o riempire meno spesso, quella differenza la senti.
Il lavaggio dei mop con acqua calda fino a 75 gradi è una delle funzioni che danno più valore alla stazione. Non solo per una questione igienica, ma anche perché aiuta a mantenere il sistema più pulito nel tempo. L’asciugatura ad aria calda fa il resto, anche se il produttore non specifica la temperatura. Ecco, qui avrei gradito qualche dato in più. Non perché serva sapere il numero esatto per decidere l’acquisto, ma perché una maggiore trasparenza tecnica fa sempre piacere.
La rumorosità resta nella media della categoria. Non mi ha colpito in modo particolare né in positivo né in negativo. Durante l’aspirazione intensa si fa sentire, ovviamente, e il passaggio in base con fasi di lavaggio o asciugatura non è certo silenzioso. Però non ho registrato comportamenti fastidiosi o picchi anomali. Una sera l’ho lasciato lavorare mentre ero alla scrivania nella stanza accanto, porta socchiusa, e non ho avuto quella sensazione di invasività che a volte ti fa interrompere tutto e rimandare la pulizia a dopo.
Il punto, però, resta questo: la gestione complessiva è ben automatizzata. E in un robot del 2026 questa è una richiesta minima, sì, ma non ancora un risultato scontato.
Test sul campo
La parte più interessante è stata vederlo all’opera in ambienti diversi della casa, non tanto per misurare il singolo dato tecnico, quanto per capire se il comportamento restasse coerente. Perché un robot può essere bravissimo in corridoio e poi perdersi in cucina. Oppure mappare bene gli spazi aperti ma andare in crisi sotto il tavolo. Qui, invece, la sensazione generale è stata di una macchina abbastanza matura.
Il primo giro l’ha fatto come fanno quasi tutti i modelli moderni: perimetro della stanza e poi passaggi interni. Metodo ormai standard, certo, ma c’è un dettaglio che ho notato subito. Tende a lavorare in una direzione prevalente, senza quella doppia trama orizzontale più verticale che alcuni concorrenti usano di default. Questo può far storcere il naso se ti piace vedere la stanza “pettinata” in tutti i versi, però la situazione cambia parecchio in base al livello di precisione scelto nell’app. In modalità meticolosa il comportamento migliora e la copertura diventa più fitta.
Negli angoli ho osservato con attenzione il mop estensibile. Qui la forma particolare dei dischi torna utile davvero. Non fa sparire le classiche criticità degli spigoli, ma arriva più vicino del normale. E non è una di quelle differenze invisibili: guardando il robot lavorare si percepisce chiaramente la logica dietro alla scelta progettuale.
La prova in cucina è stata più rivelatrice. Ho voluto verificare come gestisse sporco secco leggero, con residui tipo spezie sparse sul pavimento. E qui è emerso un comportamento un po’ doppio. Da una parte il passaggio generale è stato buono, con una capacità discreta di raccogliere e lavare; dall’altra, su alcuni residui più ostinati o trascinabili, ha lasciato dietro piccole strisce e qualche segno di sporco non completamene rimosso al primo giro. Paprica, rosmarino e simili non sono il test più semplice per un robot, perché tendono a spostarsi prima di essere raccolti del tutto. Ma resta il fatto che al primo passaggio qualcosa è rimasto.
La cosa curiosa è che rilanciando la pulizia o lasciando lavorare la modalità automatica, il risultato migliorava sensibilmente. Quindi non parlerei di carenza di aspirazione in senso stretto. Più che altro di una gestione non sempre aggressiva al primo colpo, almeno in alcuni scenari.
Sotto il tavolo, tra sedie e gambe incrociate, si è mosso bene. Non perfetto, ma bene. Non ho visto impuntamenti assurdi né lunghe esitazioni. Ha gestito anche oggetti come cavi e scarpe con una certa intelligenza, riconoscendoli e segnalandoli in mappa. In un caso è passato vicino a un cavo più del dovuto, ma senza impigliarsi. E già questo, francamente, è un risultato che non do mai per scontato.
Sui tappeti il giudizio è più sfumato. Li affronta in modo dignitoso, solleva i mop, aumenta l’aspirazione e fa quello che deve fare. Però continuo a pensare, e qui forse sono io ad avere un livello di aspettativa alto, che i robot non siano ancora la soluzione ideale per tappeti e moquette se vuoi una pulizia davvero profonda. Per la manutenzione quotidiana vanno bene. Per la sensazione di tessuto davvero ravvivato, no, continuo a preferire una scopa elettrica seria.
C’è poi il tema degli aloni. Questo è probabilmente il difetto più concreto emerso nei test. Il pavimento a fine lavaggio risultava pulito, sì, ma una volta asciutto, specialmente controluce, si vedevano a volte segni lasciati dai mop, una specie di impronta a semiluna. Non sempre, non in ogni stanza, non in maniera drammatica. Però succedeva. E quando succedeva era visibile. È uno di quei difetti strani: oggettivamente c’è, ma non rovina davvero l’efficacia della pulizia. Esteticamente però pesa, soprattutto se sei uno di quelli che guardano i riflessi sul pavimento con un minimo di attenzione.
Dopo diversi cicli il quadro si è chiarito: nelle pulizie quotidiane regolari si comporta bene, in alcuni casi molto bene. Quando lo metti davanti a sporco più ostinato, la modalità automatica è la migliore alleata. Quando pretendi dal lavaggio una perfezione visiva assoluta, gli aloni possono diventare la nota stonata.
Approfondimenti
Navigazione e mappatura
La navigazione è uno degli aspetti su cui mi sono soffermato di più, perché spesso è lì che si capisce il livello di maturità di un robot. Non basta che non vada a sbattere. Deve saper leggere l’ambiente, scegliere un percorso sensato e farlo in modo coerente nel tempo. Qui la base tecnica c’è, e si vede.
La mappatura iniziale è rapida e abbastanza precisa. Le stanze vengono riconosciute in modo credibile, anche se come sempre un minimo di intervento manuale può servire per rifinire i confini, unire o dividere aree e assegnare nomi più sensati agli ambienti. Ma questa non la considero una critica, semmai normale amministrazione. Nessun robot, a oggi, legge la casa esattamente come la vive una persona.
Quello che conta è la coerenza con cui poi torna a muoversi. E qui il comportamento mi è sembrato maturo. I percorsi hanno una logica, il perimetro viene affrontato bene, i rientri nelle zone complesse non sono casuali e soprattutto il robot non sembra dimenticarsi di certi punti una volta iniziata la sessione. Questo dettaglio è importante, perché alcuni modelli riescono a fare una prima ottima impressione e poi nelle pulizie successive mostrano una certa approssimazione.
Mi ha convinto anche il modo in cui affronta gli ostacoli quotidiani. Cavi, scarpe, sedie, passaggi stretti. Non sempre la prudenza è massima, sia chiaro, ma ho visto un livello di riconoscimento superiore alla media dei medio gamma classici. E qui torna utile la combinazione di LDS, luce strutturata e sensori infrarossi. Non è solo un elenco da brochure: nel mondo reale qualche vantaggio lo porta.
La domanda vera è: puoi fidarti a lasciarlo girare da solo? Nella maggior parte dei casi sì. Io un minimo di ordine generale lo consiglio sempre, perché nessun robot ama il caos vero, ma qui non ho avvertito quella fragilità operativa che ti costringe a “preparare la casa” come se dovesse arrivare un ospite. E per me è già un punto a favore.
Pulizia dei bordi e degli angoli
Gli angoli restano il tallone d’Achille dei robot lavapavimenti. È quasi una legge fisica della categoria. I dischi rotondi arrivano fino a un certo punto, le spazzole laterali aiutano ma non fanno magie, e alla fine c’è sempre quel triangolino invisibile che rimane lì. Questo modello prova a ridurre il problema con un approccio concreto: mop di forma diversa e braccio estensibile.
Funziona davvero? Sì, abbastanza da non sembrare una trovata di marketing. Guardandolo al lavoro si vede che il mop laterale si estende per raggiungere meglio i bordi, e la sagoma meno tondeggiante aiuta ad avvicinarsi di più agli spigoli. Non significa che gli angoli vengano trattati come farebbe una mano con il panno, ovviamente. Però il livello medio migliora rispetto a tanti robot con struttura più tradizionale.
Questa differenza emerge soprattutto nei punti dove il battiscopa incontra l’angolo della stanza o dove il perimetro presenta piccole irregolarità. In situazioni del genere, spesso i robot passano e lasciano una pulizia visivamente incompleta. Qui il risultato è più uniforme, più credibile. Non perfetto, torno a dirlo, ma migliore.
Ho notato anche una buona continuità del lavoro lungo i bordi dei mobili. Tavoli, madie, basi della cucina. Il robot non si limita a sfiorare, prova davvero ad aderire al profilo. E questo incide parecchio sulla percezione finale di pulizia, perché i bordi trascurati saltano subito all’occhio, anche quando il resto della stanza è stato trattato bene.
Certo, c’è sempre un confine oltre il quale il robot non può andare. Gli spigoli strettissimi, i piedini particolari dei mobili, i micro dislivelli. Ma qui almeno si percepisce un tentativo concreto di affrontare il limite strutturale della categoria. Non tutti lo fanno con questa serietà.
Aspirazione reale su sporco quotidiano
I numeri ufficiali sono alti, altissimi, come accade ormai in quasi tutta la categoria. Però il comportamento reale conta di più, e qui il giudizio è positivo con qualche distinzione da fare.
Sullo sporco leggero e quotidiano, briciole, polvere, residui piccoli, capelli, il lavoro è buono. Non ho avuto la sensazione di un robot che sparge o rincorre lo sporco senza portarlo via davvero. La spazzola laterale collabora bene con quella centrale e il flusso di raccolta è credibile. Anche su pavimenti duri, dove certi modelli più potenti sulla carta finiscono comunque per “lanciare” residui da una parte all’altra, qui il controllo è discreto.
Dove il discorso si complica un po’ è con sporchi secchi leggeri ma instabili, tipo spezie o frammenti sottili. In questi casi il primo passaggio non sempre basta, specialmente se si imposta una pulizia manuale troppo lineare. Il robot raccoglie tanto, ma qualcosa può trascinarselo dietro. E quel qualcosa si nota.
La buona notizia è che non serve trasformare il difetto in un dramma. Un secondo giro, o ancora meglio la modalità automatica, risolve quasi sempre il quadro. Quindi non parlerei di carenza di aspirazione in senso stretto. Più che altro di una gestione non sempre aggressiva al primo colpo, almeno in alcuni scenari.
Mi è piaciuto, invece, come si comporta su capelli e peli lunghi. Il sistema antigroviglio non fa sparire completamente la manutenzione, però riduce il livello di accumulo attorno alle spazzole. E chi vive in case con persone dai capelli lunghi, o con animali, apprezzerà parecchio questo aspetto. Non è glamour da raccontare, ma è una delle differenze che contano sul serio dopo una settimana, due settimane, un mese.
Lavaggio pavimenti e gestione dello sporco
Qui il giudizio diventa più interessante, perché il lavaggio è insieme uno dei punti forti e la sede del difetto più evidente. Parto dal lato positivo. Quando il sistema entra nel suo ritmo, soprattutto in modalità automatica, la pulizia dei pavimenti è convincente. I mop esercitano una buona pressione, la rotazione fa il suo dovere e la base aiuta a mantenere il ciclo pulito grazie ai lavaggi frequenti.
In ambienti con sporco leggero o medio, il risultato è più che buono per un robot di questa fascia. La sensazione di pavimento davvero rinfrescato c’è. Non quella passata superficiale che lascia tutto un po’ umido e poco più. Qui si percepisce una certa volontà di lavare sul serio, non solo di inumidire.
E però c’è l’altro lato della medaglia. Alcune tracce di asciugatura restano. Quegli aloni a semiluna, visibili soprattutto controluce, sono una presenza reale. Non costante, non devastante, ma reale. Il pavimento è pulito, sì, ma la finitura visiva non sempre è impeccabile. È strano, perché la sensazione sotto i piedi è di ordine, mentre l’occhio coglie quel piccolo difetto estetico che ti impedisce di parlare di lavaggio davvero eccellente.
Ho provato a darmi una spiegazione. Forse incide la quantità di umidità dei mop, forse il tipo di pavimento, forse la combinazione con il detergente. Probabilmente è un mix di fattori. Ecco, su questo punto servirebbe più tempo per capire se con una taratura ancora più fine si possa ridurre il fenomeno in modo consistente. Ma per correttezza, oggi, devo dire che durante la prova quel comportamento si è presentato.
Resta comunque un sistema di lavaggio valido. Molto valido, direi, se guardiamo il prezzo. Solo che gli manca quel tocco finale di pulizia “bella da vedere” che fa scattare il salto di qualità definitivo.
Tappeti, soglie e ostacoli
I tappeti sono sempre una prova delicata. Non tanto per l’aspirazione pura, quanto per la capacità del robot di gestire il cambio di superficie con intelligenza. Sollevamento mop, aumento della potenza, evitamento di trascinamenti indesiderati. Qui il comportamento è corretto.
Il sistema Carpet Focus 2.0 solleva i mop fino a 12 millimetri e questo, nella vita reale, è utile. Evita il disastro di tappeti umidicci dopo il passaggio di lavaggio e permette al robot di trattare meglio le superfici miste. Anche il riconoscimento dei tappeti è abbastanza affidabile. Non mi è capitato di vedere grandi incertezze o passaggi incoerenti.
Detto questo, continuo a pensare che il robot sui tappeti sia più un manutentore che un sostituto di una pulizia approfondita. Se hai tappeti bassi, leggeri, da mantenere ordinati giorno per giorno, può andare bene. Se hai moquette o tessuti che accumulano sporco profondo, il risultato resta buono ma non risolutivo. E non è una colpa esclusiva di questo modello, anzi. È un limite generale della categoria.
Sulle soglie fino a 2 centimetri, il superamento è stato coerente con quanto dichiarato. Non ho notato difficoltà particolari nei piccoli passaggi interni, né impuntamenti fastidiosi su rialzi modesti. Anche qui, però, la situazione dipende sempre dalla forma dello scalino e dall’angolo di approccio. Le soglie secche e nette sono una cosa, i dislivelli strani un’altra.
Gli ostacoli sparsi in casa, invece, sono stati gestiti piuttosto bene. Cavi, scarpe, sedie, piccoli ingombri. Non si comporta da robot perfetto, ma neppure da kamikaze. E questo, nel 2026, dovrebbe essere normale. Però non sempre lo è, quindi vale la pena dirlo.
Modalità automatica contro modalità personalizzata
Questo, per me, è il punto centrale di tutta la recensione. Più del design, più dei Pascal, più persino della base. Perché cambia davvero il modo in cui conviene usare il prodotto.
La modalità automatica Freo mi ha convinto molto più di quella personalizzata. E l’ho capito dopo vari tentativi. All’inizio, da bravo maniaco del controllo, ero portato a intervenire manualmente su ogni cosa: aspirazione, umidità dei mop, numero di passaggi, precisione del tragitto. Sembrava la scelta logica. Invece no.
Quando ho lasciato decidere al robot, il comportamento è diventato più efficace. Non sempre più rapido, sia chiaro, ma più efficace. Ha saputo capire meglio dove insistere, dove pulire con più attenzione, dove rallentare la pulizia lineare e renderla un po’ meno cieca. Questo non significa che l’intelligenza artificiale faccia miracoli. Significa che, in questo caso specifico, l’algoritmo di gestione della pulizia è stato costruito bene.
Nelle modalità personalizzate, al contrario, il robot fa esattamente quello che gli dici. Che detta così sembra un pregio assoluto, ma in realtà può diventare un limite, perché lo porta a eseguire uno schema senza adattarsi abbastanza al contesto. Se il pavimento è già ordinato, va benissimo. Se ci sono sporchi irregolari, residui più ostinati, zone che richiederebbero un passaggio extra spontaneo, l’automatico si comporta meglio.
È quasi controintuitivo. Però è proprio uno di quei casi in cui la tecnologia, quando è ben tarata, va lasciata lavorare. E qui mi sento di dirlo con una certa decisione: se comprate questo robot per usarlo sempre e solo in manuale spinto, rischiate di capirlo a metà.
Manutenzione ordinaria e vita di tutti i giorni
Alla fine della fiera, un robot del genere lo giudichi anche da quanto ti infastidisce quando devi averci a che fare. Non solo mentre pulisce, ma quando devi svuotarlo, riempirlo, sistemarlo, controllarlo. Qui la quotidianità è gestita bene.
I serbatoi si estraggono facilmente, il sacco della polvere è pratico, la chiusura automatica quando lo rimuovi è una di quelle soluzioni che, dopo averla provata, ti sembrano subito necessarie anche altrove. La base lava e asciuga i mop in autonomia, riducendo parecchio gli interventi manuali. E questo cambia il rapporto con il prodotto: lo usi di più perché ti chiede meno energie mentali.
La pulizia delle spazzole resta da fare, ogni tanto, ma il sistema antigroviglio riduce il fastidio. I mop stessi beneficiano del ciclo in base, quindi non ti trovi ogni due giorni a doverli smontare per forza. Anche il detergente si integra bene nella routine, senza passaggi complicati o incerti.
C’è poi il tema dell’ingombro. La base occupa spazio, non tantissimo ma abbastanza da richiedere una collocazione pensata. Va messa in un punto dove il robot possa rientrare con facilità e dove tu possa accedere comodamente ai serbatoi. Non è un oggetto da piazzare a caso. Però una volta trovata la posizione giusta, conviverci è semplice.
Mi sono accorto di una cosa quasi banale ma significativa: dopo i primi giorni ho smesso di pensarci troppo. Ecco, questo per me è il segnale che un robot funziona bene nel quotidiano. Quando smette di essere una macchina da test e diventa un elettrodomestico che fa il suo lavoro senza chiedere attenzione continua.
Funzionalità che fanno davvero la differenza
Le funzioni speciali, in questa categoria, rischiano sempre di diventare voci da brochure. Però alcune qui hanno una ricaduta reale sull’uso.
La prima è senza dubbio la modalità automatica Freo, di cui ho già parlato a lungo. Non la considero un semplice preset, ma la vera identità del prodotto. È lì che emerge la personalità del robot, ed è lì che il rapporto tra software e hardware produce il risultato migliore.
La seconda è la gestione dei mop. Il sollevamento automatico sui tappeti, il lavaggio ad acqua calda, l’asciugatura, il ritorno in base in funzione dei metri quadrati coperti. Tutto questo crea un ecosistema credibile, che riduce parecchio la sensazione di dover “seguire” il robot come un assistente distratto.
La terza è la pulizia dei bordi tramite mop estensibile e forma particolare dei dischi. Può sembrare un dettaglio tecnico minore, invece no. In casa, gli angoli sporchi raccontano subito il livello del robot, e qui il lavoro fatto ha una sua consistenza.
Anche il riconoscimento degli ostacoli è tra le funzioni che non restano sulla carta. Sapere che cavi e scarpe vengono rilevati e gestiti con una certa prudenza rende l’uso più rilassato. Non abbastanza da lasciare il caos totale sul pavimento, ma abbastanza da non vivere ogni sessione con l’ansia.
Insomma, non tutto è rivoluzionario. Però ci sono feature che spostano davvero l’esperienza e che, sommate, fanno sembrare questo modello più maturo di quanto il suo posizionamento da medio gamma lascerebbe intuire.
Pregi e difetti
Pregi
- Modalità automatica davvero convincente, non una funzione messa lì per fare scena
- Base completa e ben pensata, con lavaggio mop ad acqua calda e buona autonomia operativa
- Pulizia di bordi e angoli sopra la media grazie ai mop sagomati e all’estensione laterale
- Navigazione affidabile in ambienti complessi, anche con tavoli, sedie e piccoli ostacoli
- Costruzione solida e sensazione generale da prodotto più curato della media di prezzo
Difetti
- Gli aloni di asciugatura sui pavimenti, in certe condizioni di luce, si vedono e non vanno ignorati
- In modalità personalizzata rende meno di quanto ci si aspetterebbe, soprattutto con sporco più ostinato
- Sui tappeti il risultato è buono per mantenimento, meno per pulizia profonda
- La torretta limita il passaggio sotto alcuni mobili bassi, come accade in molti robot LDS
- Il packaging, almeno nell’unità provata, non è stato impeccabile al cento per cento
Prezzo e posizionamento
Il listino ufficiale è di 599 euro, cifra che nel mercato 2026 dei robot lavapavimenti non fa più scalpore ma resta comunque importante. Non siamo nel territorio dei modelli economici, questo va detto subito, però siamo ancora lontani da certe richieste dei top di gamma più aggressivi. Ed è esattamente qui che questo prodotto prova a costruire il suo senso.
A questo prezzo deve confrontarsi con una concorrenza folta, piena di modelli che promettono potenze enormi, stazioni multifunzione e riconoscimento intelligente di qualunque cosa. La differenza, però, sta in quanto queste promesse diventano esperienza reale. Qui il valore c’è, soprattutto se si trova sotto il listino, cosa che non escludo affatto considerando le offerte di lancio e l’andamento tipico della categoria.
Le alternative più economiche esistono, ma in genere fanno qualche rinuncia importante: base meno completa, gestione mop più semplice, navigazione meno evoluta, minore attenzione agli angoli. Le alternative superiori, invece, possono offrire una rifinitura migliore nel lavaggio, magari meno aloni, qualche automatismo in più e una cura ancora più spinta nella gestione dello sporco difficile.
Il punto è capire cosa si cerca. Se vuoi entrare in una fascia con base completa e funzioni evolute senza salire troppo di budget, questo modello ha un posizionamento sensato. Se invece cerchi la pulizia visivamente impeccabile a ogni costo, potresti essere tentato di guardare un gradino sopra. Attualmente è disponibile su Amazon Italia e si possono consultare ulteriori informazioni sul sito ufficiale.
Conclusioni
Dopo il periodo di prova mi resta una sensazione piuttosto chiara: questo robot è più interessante di quanto sembri all’inizio. Non perché reinventi la categoria, non perché sia perfetto, non perché faccia cose mai viste. Ma perché mette insieme diverse soluzioni buone e, nel complesso, le fa funzionare con una maturità che in questa fascia non trovo sempre.
Mi sento di consigliarlo a chi vuole un robot davvero autonomo, con una base seria, una buona gestione quotidiana e soprattutto una modalità automatica su cui poter fare affidamento senza stare ogni volta a regolare tutto a mano. Lo vedo bene in case vissute, non necessariamente perfette, con cucina, tavolo, passaggi stretti, un po’ di movimento quotidiano e il desiderio di delegare buona parte della pulizia ordinaria.
Lo consiglierei meno a chi è ossessionato dall’aspetto finale del pavimento controluce, oppure a chi pretende dai tappeti un risultato quasi da aspirazione profonda tradizionale. E anche a chi ama controllare ogni parametro manualmente: paradossalmente qui conviene fidarsi di più del robot che di se stessi.
Resta quel difetto degli aloni, che non riesco a ignorare. E resta una certa differenza di rendimento tra automatico e personalizzato che potrebbe spiazzare chi si aspetta il contrario. Però, messo tutto sul tavolo, il giudizio resta positivo. Molto più che discreto, ecco.
Non è il robot che comprare “a occhi chiusi”. Ma è uno di quelli che, dopo qualche giorno, ti fanno pensare che forse il medio gamma, quando è fatto bene, può bastare eccome.








