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Zhuque-3, la Cina recupera il booster: atterraggio storico

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Con l’atterraggio del primo stadio del Zhuque-3 nel nordovest della Cina, il numero di aziende cinesi capaci di recuperare un booster di classe orbitale è salito a due nel giro di poco più di un mese. Il volo è avvenuto il 19 agosto 2026, quaranta giorni dopo il recupero riuscito del Long March 10B, e segna un cambio di passo evidente per l’industria spaziale cinese, che fino a poco tempo fa lanciava esclusivamente razzi usa e getta.

Il razzo è decollato alle 07:35 ora locale dalla zona commerciale del centro di lancio di Jiuquan, nel deserto del Gobi, circa un’ora dopo l’alba. Nove motori alimentati a metano hanno spinto i 66 metri del vettore verso sudest, poi lo stadio superiore ha completato il lavoro portando in orbita un singolo satellite. Il primo stadio, costruito in acciaio inossidabile, è salito fino al limite dello spazio e si è poi diretto verso una zona di atterraggio preparata a circa 390 chilometri di distanza, posandosi in modo propulsivo su quattro gambe estensibili.

Zhuque-3: un atterraggio che la Cina non aveva mai fatto così

LandSpace, fondata nel 2015, ha parlato di successo pieno. Si tratta del primo recupero cinese di un primo stadio orbitale con gambe di atterraggio e del primo recupero a terra, mentre il Long March 10B era stato afferrato da una rete su una piattaforma offshore nel Mar Cinese Meridionale il 10 luglio. L’azienda lo definisce un passaggio chiave nel percorso che porta il razzo riutilizzabile dalla fase dimostrativa a quella dell’applicazione industriale vera e propria.

Dopo il tentativo fallito dello scorso dicembre, quando il primo Zhuque-3 raggiunse l’orbita ma distrusse il booster all’arrivo, gli ingegneri hanno cambiato diverse cose. Tra le modifiche, l’uso di un solo motore nella fase finale della discesa e un ripensamento dello scudo termico per resistere meglio alle condizioni di rientro. Dai Zheng, responsabile del progetto Zhuque-3, ha descritto la sequenza fatta di planata ad alta quota, accensione per frenare durante il rientro, controllo aerodinamico e infine la manovra finale di decelerazione, paragonata a un parcheggio in retromarcia riuscito al primo colpo ad alta velocità. La squadra ha già iniziato le ispezioni sul booster recuperato, con l’obiettivo di rimetterlo in volo il prima possibile.

Una fila di vettori pronti al decollo

Nella configurazione base il Zhuque-3 porta in orbita bassa poco più di 8 tonnellate, tenendo conto del carburante necessario al recupero. LandSpace punta poi a una versione potenziata con più propellente e motori più spinti, capace di 18,3 tonnellate in modalità riutilizzabile e qualche tonnellata in più con booster a perdere. L’azienda ha dichiarato di voler far volare ogni booster almeno 20 volte. Il vettore nasce dall’esperienza dello Zhuque-2, primo razzo a metano al mondo ad aver raggiunto l’orbita nel 2023, e ricorda parecchio il Falcon 9 di SpaceX, griglie aerodinamiche comprese, con la differenza del carburante.

Il motivo di tutta questa corsa ha un nome preciso, anzi due: Guowang e Qianfan, le megacostellazioni cinesi per la connettività a banda larga, che secondo le stime ufficiali richiederanno tra i 700 e gli 800 lanci nei prossimi sette o dieci anni. Nei prossimi mesi potrebbero arrivare altri tentativi di atterraggio, dal secondo volo del Long March 12A al Long March 12B, passando per il Pallas-1 di Galactic Energy, l’Hyperbola-3 di iSpace e il Tianlong-3 di Space Pioneer, quest’ultimo reduce da un fallimento al debutto.

Sul fronte americano il quadro è meno affollato del previsto. SpaceX pensa a ridurre l’attività del Falcon 9 e potrebbe smettere di offrirlo ai clienti commerciali dopo il 2028, con Starship ancora in fase sperimentale. New Glenn di Blue Origin è fermo dopo l’esplosione sulla rampa in Florida a maggio, United Launch Alliance non ha piani di riutilizzo a breve termine, mentre Rocket Lab, Stoke Space, Relativity e Firefly insieme a Northrop Grumman puntano ai primi voli nei prossimi due anni. Nel frattempo le aziende cinesi, prese tutte insieme, lanciano circa la metà di SpaceX, ma finora lo hanno fatto con razzi interamente a perdere.

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