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Zelda, Nintendo aggiorna la timeline: due Hyrule distinti

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La timeline di Zelda è stata aggiornata senza clamore da Nintendo dopo la presentazione del remake di Ocarina of Time, e il risultato è che una cronologia già di per sé contorta lo è diventata ancora di più. La modifica sembra dare ragione a una teoria che circola tra gli appassionati fin dall’uscita di Tears of the Kingdom qualche anno fa, ovvero che gli Hyrule non siano uno, ma due. Due regni distinti, fondati in momenti diversi, con storie che non si toccano mai davvero.

Per capire perché la faccenda sia rilevante conviene ricordare come funziona la struttura ufficiale. Dalla fine di Ocarina of Time la linea temporale si divide in tre rami separati, ognuno dei quali procede per conto proprio fino a esaurirsi, con le vicende di Link e Zelda che sfumano nel mito. A quel punto arriva Breath of the Wild, racconto che riunisce tutto tra le rovine di Hyrule e fa ripartire il conteggio da capo.

Due Hyrule, non uno soltanto

Il problema è nato con Tears of the Kingdom, dove Zelda viene scaraventata indietro nel tempo e assiste in prima persona alla fondazione del regno. Da lì la domanda che i giocatori si portano dietro da anni, cioè se quella fosse la nascita dell’Hyrule conosciuto nei capitoli classici oppure la nascita di un regno completamente diverso, scollegato da tutto ciò che era venuto prima.

Sul sito giapponese di Nintendo è comparsa una versione rivista della cronologia. L’impianto generale resta quello di sempre, ma spunta una voce nuova, piazzata poco prima dei flashback di Tears of the Kingdom, che segnala la fondazione di Hyrule come evento a sé stante. Separato, distinto, indipendente da quella fondazione già presente nella parte iniziale della linea temporale. Difficile immaginare una conferma più esplicita della teoria della rifondazione, almeno finché l’azienda non deciderà di parlarne apertamente.

I dettagli nascosti nel remake

C’è però un ulteriore livello di confusione, e arriva proprio dal remake di Ocarina of Time. Guardando con attenzione il materiale mostrato finora, saltano fuori parecchi rimandi visivi all’epoca di Breath of the Wild. Alcuni bambini Kokiri sfoggiano tatuaggi identici a quelli della regina Sonia vista nei flashback di Tears of the Kingdom, e compaiono decorazioni Sheikah che riprendono in modo evidente quelle dei capitoli usciti su Switch. Cosa significhi, sinceramente, nessuno può dirlo con certezza. Una possibilità è che il remake venga ritoccato per incastrarsi in modo più elegante nell’era di Breath of the Wild. L’altra, più prosaica, è che si tratti semplicemente di scelte stilistiche pensate per rendere il gioco coerente con il linguaggio visivo delle produzioni moderne. Ragionarci sopra è divertente, ma aspettarsi risposte definitive quando il titolo arriverà a novembre sarebbe ottimistico.

Una cronologia che conta fino a un certo punto

Vale la pena ricordare che nei giochi veri e propri i collegamenti narrativi tra un capitolo e l’altro vengono citati raramente in modo diretto. Nintendo tiene una cronologia interna dal 2003, eppure per Shigeru Miyamoto non è mai stata una questione particolarmente importante. Da quando il documento è diventato pubblico nel 2011, comunque, l’azienda lo ha aggiornato con puntualità a ogni nuova uscita, lasciando sempre abbastanza spazi vuoti perché la comunità possa riempirli con le proprie ipotesi. Ed è forse il compromesso migliore, visto che le teorie costruite dai giocatori risultano quasi sempre più interessanti delle spiegazioni ufficiali. Nel frattempo un veterano con trentadue anni di carriera tra Nintendo e la serie Zelda ha commentato il remake, suggerendo che la passione di Miyamoto per gli spettacoli di marionette abbia influenzato la direzione artistica scelta per questa nuova versione.

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