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Con meno di 4 euro al cambio attuale, Xiaomi ha appena messo sul mercato cinese una lampadina smart che costa quanto un caffè al bar preso in due. Si chiama Mijia LED Bulb Bluetooth Mesh Edition, il prezzo di listino è di 29,9 renminbi e la parola chiave dell’intera operazione è nascosta proprio nel nome, in quel “Mesh” che di solito compare su prodotti ben più costosi. La domotica, del resto, ha sempre avuto un problema di ingresso: bella, comoda, ma con un conto finale che scoraggia chiunque voglia semplicemente accendere una luce dallo smartphone senza svenarsi.
Le specifiche, va detto subito, non sono da capogiro. Attacco E27 classico, luminosità massima di 500 lumen e nessun supporto al true RGB, quindi niente giochi di colore. Si può soltanto regolare la temperatura del bianco, da 2.700 a 6.500 Kelvin, passando dalla luce calda da salotto a quella fredda e più clinica da scrivania. I 500 lumen bastano a illuminare una stanza piccola, e nemmeno benissimo, oppure a coprire un ruolo complementare, magari decorativo o di appoggio in un angolo che ha bisogno di un tocco di luce in più.
Perché il Bluetooth Mesh cambia le carte in tavola

Qui sta il punto interessante. Il supporto al Bluetooth Mesh permette di collegare e gestire più lampadine insieme senza appoggiarsi alla rete Wi-Fi di casa. Tradotto in pratica: il router respira, il traffico domestico non si intasa e soprattutto l’impianto di illuminazione continua a funzionare anche quando la connessione fa i capricci o cade del tutto. Chi ha già provato a controllare una luce smart con il Wi-Fi instabile sa bene quanto sia irritante restare al buio perché la banda larga ha deciso di prendersi una pausa.
La configurazione passa dall’app Xiaomi Home, che consente il controllo dallo smartphone. Aggiungendo un gateway compatibile si sbloccano funzioni ulteriori, tra cui il controllo vocale della luminosità, i timer e la programmazione di accensione e spegnimento con ritardo. Nulla di rivoluzionario sulla carta, ma trovare questo pacchetto su un prodotto che costa meno di quattro euro è un’altra faccenda.
Il confronto con la concorrenza e il senso dell’operazione
Basta guardare cosa succede in casa Philips Hue per capire dove voglia arrivare Xiaomi. Per prodotti analoghi o comunque paragonabili si possono spendere anche una ventina di euro a lampadina singola, e quando l’obiettivo è coprire un appartamento intero il conto sale in fretta. Moltiplicare quella cifra per sei o sette punti luce significa arrivare a spese che molti considerano ingiustificate per qualcosa che, in fondo, deve solo accendersi e spegnersi al momento giusto.
La strategia di Xiaomi sulla smart home segue da tempo questa direzione, con gadget, dispositivi e accessori pensati per abbassare la soglia di accesso il più possibile. Non si tratta di offrire il prodotto migliore in assoluto, ma di rendere l’intera categoria abbordabile per chi finora l’ha guardata da lontano. La nuova Mijia LED Bulb è un esempio piuttosto chiaro di questa filosofia: specifiche modeste, prezzo aggressivo, tecnologia di rete che di solito appartiene a fasce superiori.










