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Apple, il memo del 1980 che vietava le macchine da scrivere

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Nel 1980, dentro gli uffici di Apple, le macchine da scrivere erano ovunque, e questo mandava fuori di testa il primo amministratore delegato dell’azienda, Mike Scott. I dipendenti, per redigere qualsiasi documento, continuavano a battere sui tasti meccanici invece di accendere il computer che la loro stessa società produceva e vendeva. Una contraddizione che a un certo punto è diventata insostenibile, tanto da finire dentro un documento interno che vietava esplicitamente l’acquisto di nuove macchine.

Non era una stranezza per l’epoca, va detto. Le macchine da scrivere andavano ancora forte, erano lo strumento standard in praticamente ogni ufficio del mondo. Solo che in quel preciso ufficio, a Cupertino, si costruiva Apple II, il secondo computer realizzato e commercializzato dall’azienda, un prodotto che all’epoca sembrava arrivare direttamente dal futuro. E i dipendenti lo ignoravano bellamente.

Apple: l’ordine di Mike Scott e la questione del buon esempio

Il ragionamento di Mike Scott era piuttosto lineare: se un’azienda vuole convincere il mercato che un prodotto è rivoluzionario, il minimo è usarlo internamente. Nel documento si insisteva proprio su questo punto, sull’importanza di adottare la tecnologia sviluppata in casa, con particolare attenzione al software di videoscrittura disponibile su Apple II.

Il testo, tradotto, non lasciava molto spazio all’interpretazione. Con effetto immediato, nessuno poteva più comprare o noleggiare macchine da scrivere. L’obiettivo dichiarato era arrivare al primo gennaio 1981 senza nemmeno una macchina da scrivere in tutta Apple. C’era pure una richiesta diretta a un certo Ken, invitato a liberarsi il prima possibile del sistema di videoscrittura DEC.

E poi c’erano gli incentivi, perché la pura imposizione evidentemente non bastava. Chi rinunciava alla propria macchina in favore di Apple II con sistema Apple Writer otteneva la precedenza sui nuovi sistemi Apple ad alte prestazioni. Chi invece riusciva a dimostrare di avere bisogno di capacità di scrittura diretta, consegnando comunque il vecchio strumento, riceveva per primo un Qu-me con tastiera e installazione Apple. Il documento si chiudeva con una frase che suona quasi come un manifesto: la macchina da scrivere è obsoleta, dimostriamolo prima all’interno dell’azienda e poi proviamo a convincere i clienti.

Il sospetto che aleggia su quel foglio

Qui arriva la parte divertente della storia. Il documento che vietava le macchine da scrivere potrebbe essere stato scritto, indovinate un po’, con una macchina da scrivere. Sarebbe il colmo, ovviamente, e osservando alcuni dettagli tecnici come i segni di stampa lasciati sulle pagine si intuisce che con ogni probabilità fu prodotto con un computer. Però il tipo di carattere e l’allineamento del testo alimentano da anni la teoria opposta, quella secondo cui Apple avrebbe bandito le macchine da scrivere usando proprio una macchina da scrivere.

Non si sa quale sia stato l’impatto reale di quella circolare, che circola in rete ormai da parecchio tempo. Nessuno ha mai documentato quanti dipendenti abbiano davvero consegnato il vecchio strumento entro la scadenza fissata, né quanta resistenza ci sia stata.

Perché quella scelta si è rivelata azzeccata

Col senno di poi, Scott aveva ragione su tutta la linea. Il software di scrittura di Apple II non ha fatto altro che evolversi, passando per generazioni successive come Apple Lisa e arrivando poi al Macintosh, la macchina che ha davvero cambiato il modo in cui le persone scrivono al computer.

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