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Alla Gamescom 2026 il discorso sul prezzo di Xbox Helix è entrato in una fase nuova, e non nel modo trionfale a cui l’industria ci aveva abituati. Asha Sharma, CEO di Xbox, intervistata dalla BBC, ha messo sul tavolo due parole che raramente si sentono quando si presenta una console di prossima generazione: efficienza e accessibilità economica. Non prestazioni pure, non salti generazionali. Costi.
Il ragionamento parte da una situazione concreta, quella crisi delle memorie che sta scombinando i piani a tutto il comparto tecnologico e che ha spinto verso l’alto i prezzi dei componenti in modo difficilmente prevedibile pochi mesi fa. “Per la prossima generazione di console, dobbiamo pensare all’efficienza e all’accessibilità economica oltre che alle prestazioni”, ha detto Sharma. Una frase che, letta accanto alle previsioni di analisti secondo cui PS6 e Project Helix potrebbero arrivare intorno ai 900 euro con un possibile calo delle vendite fino al 38%, assume un peso diverso.
Progettare una console pensando prima al portafoglio
Il punto interessante è che Sharma ammette apertamente di trovarsi davanti a un problema inedito. “L’intero settore deve iniziare a innovare in termini di accessibilità ed efficienza. È qualcosa che in passato non abbiamo mai dovuto fare”, ha spiegato, “Ma con la crisi che sta attualmente interessando il settore dell’hardware e dei componenti, è assolutamente qualcosa su cui tutti noi dobbiamo riflettere e innovare, per offrire alle persone una scelta più ampia su come utilizzare la propria console e su come acquistarla”. Tradotto: la progettazione di Project Helix deve tenere conto del prezzo di ogni singolo pezzo. Sharma parla esplicitamente di efficienza hardware nell’uso dello spazio di archiviazione e della memoria, di prezzo unitario, di componenti. Sono considerazioni da foglio di calcolo, non da palco.
E qui emerge una possibile distanza rispetto a quanto raccontato in precedenza. L’ex presidente di Xbox, Sarah Bond, aveva descritto la prossima macchina come assolutamente premium, capace di garantire “il più ampio salto tecnologico visto finora”. Un posizionamento che oggi suona meno definito. Anche l’idea di una console aperta a store esterni come Steam sembra essere stata rimessa in discussione, pur avendo Sharma dichiarato in passato che Helix avrebbe dovuto far girare “i giochi Xbox e quelli PC”. Qualche compromesso, in mezzo, potrebbe essersi reso necessario.
Dischi, licenze digitali e la parola chiave “scelta”
L’altro tema affrontato nell’intervista riguarda i supporti fisici, e in particolare la funzionalità Disc to Digital. Il meccanismo è semplice: permette di digitalizzare i giochi su disco per Xbox One e Xbox Series X|S ottenendo una licenza digitale del titolo corrispondente. Chi partecipa al programma Insider potrà provarla dal 31 agosto, la distribuzione a tutti gli utenti arriverà successivamente.
“Ci sono pile di giochi sugli scaffali di tutti”, ha osservato Sharma, annunciando “la possibilità per i giocatori di ottenere un’autorizzazione digitale per 1.000 titoli con dischi fisici”. Sulla filosofia dietro la funzione, la posizione è chiara: “So che i giocatori amano i supporti fisici e so che quelli digitali offrono molti vantaggi, e voglio assicurarmi che le persone abbiano la possibilità di scegliere”.
Sulla retrocompatibilità, Sharma rivendica un primato che Microsoft coltiva da anni: “Da tempo siamo all’avanguardia nella retrocompatibilità e continuerete a vederla anche nelle generazioni future”. Quello che non ha detto, e la mancanza pesa, è se Xbox Helix avrà o no un lettore ottico. Domanda rimasta senza risposta, il che di per sé è un segnale.
Quindi da un lato una console che dovrà fare i conti con costi di produzione fuori controllo, dall’altro una strategia che prova a rendere meno traumatico il passaggio al digitale per chi ha ancora scaffali pieni di custodie. I dischi fisici restano nel discorso di Microsoft, ma sempre più come punto di partenza per una licenza digitale che come formato da preservare in quanto tale.










