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Da decenni Windows porta con sé un limite che ha fatto disperare intere generazioni di utenti, quello dei 260 caratteri per nomi di file e percorsi, e la cosa curiosa è che la soluzione esiste già dentro il sistema operativo, nascosta dietro un singolo interruttore nei Criteri di gruppo. Chi ha iniziato con Windows XP se lo ricorda bene, quel messaggio secco che compariva senza preavviso mentre si copiavano file da una chiavetta USB al portatile, con la scritta “Percorso troppo lungo” oppure “Il nome del file è troppo lungo”. Niente spiegazioni, niente vie d’uscita apparenti.
Il problema non era estetico. Bloccava operazioni banali come copiare, spostare o eliminare, e a volte le applicazioni si rifiutavano proprio di aprire il file. Capitava di chiedere un programma o un video su una pendrive e ritrovarsi con il sistema che diceva no, oppure con VLC che restava muto davanti a un filmato perfettamente integro. Una seccatura che, per chi non conosceva il retroscena tecnico, sembrava un guasto del computer.
Perché quel muro dei 260 caratteri è rimasto lì così a lungo
La spiegazione affonda nelle vecchie API di Windows, che a suo tempo fissarono quel numero perché era lo standard del momento. Verrebbe da chiedersi perché Microsoft non lo abbia semplicemente alzato appena è diventato scomodo, ma abbandonare uno standard non è mai indolore quando una montagna di software datato ci si appoggia sopra. La scelta è stata quindi un compromesso, arrivato con Windows 10 versione 1607, che ha introdotto il supporto ai percorsi lunghi per molte API Win32, così le applicazioni potevano superare la soglia senza schiantarsi contro l’errore.
C’è però un dettaglio che spesso sfugge. Un’applicazione, per sfruttare il limite esteso, deve dichiararlo nel proprio file manifest, comunicando al sistema che è in grado di gestire percorsi più lunghi. E anche quando lo fa, se il criterio corrispondente resta disattivato, il PC continua a comportarsi come se nulla fosse cambiato, riproponendo lo stesso identico blocco.
Come attivare il supporto, con o senza Criteri di gruppo
Su Windows 11 Pro, Enterprise ed Education la strada più comoda passa dall’Editor Criteri di gruppo. Basta premere il tasto Windows, digitare gpedit.msc e dare Invio, poi seguire il percorso Configurazione computer, Modelli amministrativi, Sistema, Filesystem. Lì dentro si trova la voce “Abilita percorsi lunghi Win32”, si fa doppio clic, si seleziona Attivata, si conferma con Applica e OK. Un riavvio e il gioco è fatto. Il vantaggio di questo strumento è che descrive ogni criterio e spiega cosa succede attivandolo o disattivandolo, quindi si capisce esattamente cosa si sta toccando.
Chi usa Windows 11 Home resta fuori, perché Microsoft riserva l’Editor Criteri di gruppo e altre funzioni come Hyper V alle edizioni superiori. La strada alternativa è il Registro di sistema. Si apre regedit, si raggiunge il percorso HKLMSYSTEMCurrentControlSetControlFileSystem, si fa doppio clic sul valore LongPathsEnabled e si imposta il dato su 1. Anche qui serve un riavvio. Prima di mettere mano al registro conviene sempre fare un backup su un supporto esterno, perché un registro corrotto può rendere il sistema inutilizzabile e non è il tipo di lezione che si vuole imparare sul campo.
Serve ancora oggi? Dipende dai programmi
Provando a salvare file con nomi lunghissimi, Esplora file di Windows non fa una piega. Anche Blocco note e Media Player aprono senza problemi documenti e contenuti multimediali con nomi ben oltre la soglia classica. L’errore però ricompare quando si prova a spostare la cartella che contiene quei file altrove, e in quel caso l’attivazione del criterio risolve.
Le applicazioni moderne, insomma, se la cavano da sole. Ma il supporto ai percorsi lunghi resta utile in situazioni concrete, come la clonazione di repository Git o l’uso di alcuni programmi Microsoft Office, dove i limiti di lunghezza si fanno ancora sentire. Alcune applicazioni hanno impostazioni dedicate per adeguarsi ai percorsi estesi senza interrompere le operazioni. Per chi lavora con strutture di cartelle annidate e archivi profondi, tenere il criterio attivo evita fastidi. Esistono anche strumenti di terze parti come LongPathTool per la gestione di file e cartelle, ma la soluzione integrata nel sistema fa il suo lavoro senza aggiungere nulla.










