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Eliminare una foto su Windows 11 non fa sparire all’istante ogni sua traccia dal computer. Esplora file si appoggia infatti da molti anni a una cache delle miniature dove custodisce versioni ridotte delle immagini e di altri documenti, così da mostrare le anteprime in un attimo senza doverle rigenerare a ogni apertura di una cartella.
Non si tratta di una trovata recente. Microsoft aveva già introdotto una cache centralizzata con Windows Vista, lasciandosi alle spalle il sistema di Windows XP basato sui file Thumbs.db sparsi nelle singole cartelle. L’argomento è tornato d’attualità dopo che sui social hanno cominciato a girare messaggi secondo cui il sistema operativo conserverebbe in segreto la miniatura di ogni foto cancellata. Sul piano tecnico però le cose stanno in modo un po’ diverso.
Dove Windows 11 custodisce le anteprime e perché lo fa
I dati si trovano nella cartella %localappdata%MicrosoftWindowsExplorer, raggiungibile premendo Windows+R, incollando il percorso e confermando con Invio. Dentro compaiono diversi database con nomi come thumbcache32.db, thumbcache96.db, thumbcache256.db o thumbcache1024.db. Il numero indica la classe di dimensione delle anteprime conservate e l’elenco preciso dei file può variare in base alla versione del sistema.
Sono archivi che la shell usa per recuperare al volo immagini già elaborate. Microsoft mette perfino a disposizione un’interfaccia COM chiamata IThumbnailCache con cui le applicazioni possono dialogare con la cache condivisa. L’API GetThumbnail riceve tra i vari parametri l’elemento della shell e la dimensione richiesta in pixel fino a 1024. Se l’anteprima esiste già, Windows la restituisce senza esaminare di nuovo il documento originale e il flag WTSCACHED segnala proprio che il bitmap arriva dalla cache.
La ragione di tutto questo è legata alle prestazioni. Aprire una cartella piena di centinaia o migliaia di fotografie e ricreare ogni volta tutte le anteprime significherebbe leggere dal disco, decodificare le immagini e caricare di lavoro processore e memoria di archiviazione. Tenere pronte le versioni già ridimensionate rende la navigazione molto più fluida.
Perché una foto eliminata può lasciare la sua miniatura
Il punto che spiazza molti riguarda la separazione tra file originale e anteprima. Quando Windows genera una miniatura e la registra nel database, quella rappresentazione diventa un elemento a sé. Da una parte c’è IMG1234.jpg, che l’utente può spostare nel Cestino o cancellare per sempre, dall’altra la piccola immagine già prodotta da Esplora file. Rimuovere la prima non comporta per forza la sparizione immediata della seconda.
Questo non vuol dire che il sistema crei un’anteprima per qualunque immagine salvata. Raymond Chen di Microsoft aveva spiegato anni fa che copiare o creare un file non basta a generare una voce nella cache. Serve che Esplora file o un’altra applicazione collegata al servizio chiedano davvero la miniatura. Gli sviluppatori possono inoltre usare il parametro WTSEXTRACTDONOTCACHE per ottenere l’immagine senza salvarla nel database. Il fatto che un file sia esistito in passato non garantisce quindi che la sua anteprima sia ancora lì. Una miniatura poi non equivale alla foto di partenza. È una versione ridotta pensata per l’interfaccia e magari permette di riconoscere a grandi linee un volto o un luogo, ma non consente di ricostruire l’originale alla risoluzione iniziale. Sul fronte della privacy il tema resta concreto, anche se le informazioni risiedono in una cartella di sistema accessibile solo in locale. Su computer condivisi, postazioni pubbliche o macchine che trattano materiale riservato la valutazione naturalmente cambia.
Come sbirciare dentro i database delle miniature
I file thumbcache.db sono database binari della shell e non archivi SQLite o semplici raccolte di immagini. Per leggerli una delle strade più comode è Thumbcache Viewer, programma gratuito di Eric Kutcher pensato proprio per questo scopo, che consente di aprire i database, visualizzare le anteprime disponibili ed esportarle. Conviene lavorare su una copia dei file, anche perché Esplora file può tenerne alcuni aperti mentre Windows è in funzione.
Chi preferisce non installare nulla può tentare una verifica con PowerShell. Uno script legge i database come sequenze di byte e applica il cosiddetto file carving, cercando firme note come FF D8 FF per l’inizio di un JPEG oppure 89 50 4E 47 0D 0A 1A 0A per un PNG, poi salva quanto trovato in una cartella a parte. Il metodo ha i suoi limiti perché non interpreta il formato, può generare duplicati e non intercetta ogni codifica usata dalla cache. In ogni caso ciò che emerge è soltanto quello ancora presente nel database, non l’elenco di tutte le foto passate dal computer. Per avviare lo script basta aprire PowerShell dal menu Start, incollare il codice e premere Invio senza bisogno di privilegi di amministratore. Al termine si apre in automatico la cartella ThumbcacheExtracted sul Desktop con le miniature individuate.
Fonte: TecnoAndroid








