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WhatsApp, più passkey e password per bloccare i furti di account

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Chi usa WhatsApp su più dispositivi troverà presto un modo diverso di entrare nell’app, perché Meta ha confermato un aggiornamento pensato per rendere molto più complicato il furto degli account. L’idea di fondo è semplice: sbloccare la messaggistica con l’impronta digitale, con il riconoscimento del volto oppure con un codice alfanumerico, e poterlo fare su più device senza dover ogni volta ricominciare da capo. Un cambiamento che tocca sia iPhone sia Android.

Fino a oggi la logica era rigida. Si poteva creare una sola passkey, cioè un unico sistema per aprire l’app usando lo stesso metodo già impostato per lo sblocco del telefono. Funzionava, certo, ma diventava scomodo per chi tiene lo stesso profilo attivo su smartphone e tablet, magari mescolando sistemi operativi diversi. Con il nuovo aggiornamento le passkey diventano più di una, e questo significa che l’accesso resta protetto a prescindere dal dispositivo che si ha in mano in quel momento.

Password vere, non solo numeri

L’altra novità riguarda il codice richiesto dopo un certo periodo di tempo. Prima era una sequenza numerica, punto. Adesso l’applicazione accetta una password complessa, con lettere e caratteri speciali, quindi qualcosa che assomiglia molto di più a una credenziale seria che non a un semplice PIN. Per chi ha l’abitudine di riciclare quattro cifre facili da indovinare, è un passo avanti concreto sul piano della sicurezza.

Il ragionamento di Meta è chiaro. Più livelli di protezione significano meno spazio per chi prova a impossessarsi di un profilo altrui, e il furto di account su WhatsApp resta uno dei problemi più fastidiosi per chi si trova improvvisamente tagliato fuori dalle proprie conversazioni. Moltiplicare le passkey e alzare l’asticella sul codice di sblocco va esattamente in quella direzione, senza però costringere l’utente a passaggi complicati ogni volta che apre l’app.

Chiamate da sconosciuti, arrivano più informazioni

C’è poi un intervento che riguarda le chiamate in arrivo da numeri sconosciuti, e qui il discorso si sposta sulle truffe. Quando squilla una chiamata da un contatto mai salvato, WhatsApp mostrerà sullo schermo la nazione di provenienza del mittente e indicherà se quella persona compare in qualche chat di gruppo in comune. Due informazioni piccole, ma spesso sufficienti a capire con chi si ha a che fare prima ancora di rispondere.

Secondo Meta si tratta di uno strumento utile per smascherare truffatori e call center, quelli che lavorano proprio sulla fretta di chi risponde. “I truffatori fanno leva sull’urgenza”, si legge in una nota dell’azienda, “ora puoi prenderti un attimo di tempo per raccogliere più informazioni prima di rispondere”. Per il momento la funzione è disponibile soltanto su Android, quindi chi usa iPhone dovrà pazientare.

Nomi utente e privacy del numero

Il pacchetto di novità si inserisce in un percorso già avviato nei mesi scorsi. WhatsApp ha introdotto i nomi utente, una funzione che permette di condividere il proprio profilo senza mostrare il numero di telefono a chi si sta contattando. Una piccola rivoluzione per chi lavora con il pubblico o semplicemente preferisce non lasciare in giro la propria utenza mobile. Nelle ultime settimane la funzione è diventata attiva anche in Italia, ma solo per chi ha prenotato in anticipo il proprio username. Chi non lo ha fatto dovrà attendere l’apertura più ampia del servizio.

Messe insieme, queste modifiche raccontano una piattaforma che prova a chiudere le falle più sfruttate dai malintenzionati. Da un lato l’accesso all’app, protetto da passkey multiple e da password degne di questo nome. Dall’altro il filtro sulle chiamate, che restituisce un minimo di contesto prima di premere il tasto verde. Il tutto senza stravolgere l’interfaccia, che resta quella a cui gli utenti sono abituati, con le impostazioni di sicurezza raggiungibili dai menù dedicati dell’applicazione su iPhone e su Android.

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