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Torna a circolare in questi giorni la presunta modalità Harry Potter di WhatsApp, e vale la pena dirlo subito senza giri di parole: non esiste. Nessuna funzione segreta, nessun aggiornamento nascosto, nessun codice da digitare per trasformare l’app di messaggistica in qualcosa di magico. È l’ennesimo capitolo di un fenomeno che si ripete con una regolarità quasi noiosa, sempre uguale a sé stesso, solo con un travestimento diverso.
Chi segue queste cose da un po’ ricorderà le modalità farlocche che l’hanno preceduta. Ci sono stati gli animali di ogni tipo, c’è stata perfino quella dei Puffi, e ogni volta il copione è identico. Qualcuno annuncia una funzione esclusiva, l’argomento rimbalza da un sito all’altro, e il gioco è fatto. Il motivo è semplice e ha poco di misterioso.
Perché queste bufale funzionano così bene
WhatsApp è usato da una quantità enorme di persone, in Europa in particolare, e questo significa che qualunque argomento gli ruoti attorno genera curiosità immediata. Basta accostare al nome dell’app una parola che attira l’attenzione e il traffico arriva da solo. È proprio su questo meccanismo che si costruiscono gli articoli acchiappaclick, quelli che promettono funzioni inesistenti sapendo benissimo che il lettore, una volta atterrato sulla pagina, avrà già fatto il suo lavoro.
Il marchio Harry Potter, da questo punto di vista, è materiale perfetto. Riconoscibile ovunque, con un pubblico affezionato e trasversale per età, evocativo di per sé. Difficile trovare un’esca migliore per far scattare la curiosità di chi scorre i social o fa una ricerca veloce sul telefono.
Il punto è che dietro l’annuncio non c’è niente di tecnico. Nessuna riga di codice sviluppata da Meta, nessuna funzione in fase di test, nessun rollout graduale riservato a pochi fortunati. Quando si va a vedere cosa si nasconde dietro la cosiddetta modalità, si scopre che si tratta di una manciata di passaggi che chiunque può fare da solo, in autonomia, senza bisogno che nessuno glieli riveli.
Cosa si può davvero fare per personalizzare l’app
Chiariamo un aspetto, perché è giusto essere precisi. Personalizzare l’aspetto di WhatsApp non è vietato e non è sbagliato. Vale per l’app di messaggistica come per qualsiasi altra applicazione installata sul telefono. Cambiare uno sfondo, scegliere un colore diverso, dare alle conversazioni un look più personale è una possibilità offerta dall’app stessa, del tutto legittima e alla portata di tutti.
Il problema nasce quando questa banale operazione estetica viene raccontata come se fosse una funzione nascosta, un segreto riservato a pochi o una novità ufficiale appena rilasciata. Lì si passa dalla personalizzazione all’inganno, perché si costruisce un’aspettativa su qualcosa che semplicemente non c’è. Non si tratta di una modalità. Al massimo si tratta di un tema, e neanche in senso stretto, visto che il risultato dipende da scelte manuali dell’utente.
Il consiglio pratico resta sempre lo stesso e vale per tutte le varianti di questa bufala. Quando compare l’annuncio di una funzione straordinaria che nessuno ha mai visto prima, conviene fermarsi un attimo. Le novità vere di WhatsApp vengono comunicate attraverso i canali dell’azienda, arrivano con gli aggiornamenti dell’app e si trovano dentro le impostazioni, non dietro sequenze di passaggi misteriosi raccontate da pagine anonime.
Nel frattempo il ciclo continuerà. Passata l’ondata della modalità Harry Potter, ne spunterà un’altra con un nome diverso, magari legata a un film in uscita o a un personaggio del momento, e la giostra ricomincerà da capo con gli stessi ingredienti di sempre.
Fonte: TecnoAndroid








