Capire se qualcuno vi ha bloccato su WhatsApp è una di quelle curiosità che prima o poi vengono a tutti. Magari un contatto non risponde da giorni, le spunte restano grigie e iniziano i sospetti. Chiedere a un amico esperto di smartphone non guasta, ma quasi sempre arrivano gli stessi consigli, gli stessi dettagli a cui prestare attenzione. Tre indizi in particolare vengono considerati i più affidabili dalla maggior parte delle persone.
I segnali classici a cui fare attenzione
Il primo è l’assenza della foto profilo, che semplicemente sparisce dalla vista. Il secondo riguarda le chiamate, che diventano impossibili da effettuare verso quel numero. Il terzo, forse il più conosciuto, sono i messaggi non consegnati: compare una sola spunta invece delle due, e ovviamente niente colore blu a segnalare la lettura. Tre campanelli d’allarme che messi insieme fanno pensare al peggio.
Il punto è che questi segnali non sono affatto infallibili. La persona dall’altra parte potrebbe aver semplicemente cancellato la propria immagine, oppure aver modificato le impostazioni privacy per nascondere informazioni a chi non è in rubrica. Ancora più frequente di quanto si immagini, potrebbe aver cambiato telefono e numero, lasciando il vecchio contatto in un limbo. Avere una certezza assoluta del blocco standosene a distanza, allo stato attuale, resta impossibile. Però esiste un altro metodo, altrettanto indicativo e soprattutto molto più discreto.
Il trucco della crittografia
Il bello di questo approccio è che non serve inviare alcun messaggio né tantomeno provare a chiamare. Si evita così il rischio di disturbare una persona che magari non ha bloccato nessuno e si ritroverebbe a chiedersi perché arrivano improvvisamente chiamate e testi. La discrezione, qui, è tutto.
Metterlo in pratica è davvero alla portata di chiunque. Basta aprire WhatsApp, entrare nella chat con il contatto sospetto, toccare il nome in alto e poi selezionare la voce Crittografia. A quel punto serve solo un po’ di pazienza, qualche secondo di attesa. L’idea sfrutta la crittografia end to end, quel sistema che da anni protegge tutto ciò che passa sull’app da occhi indiscreti, rendendo messaggi, foto, video e vocali accessibili soltanto a mittente e destinatario. Andando a forzare la verifica dell’esistenza di questo canale protetto, si riesce a intuire se quel contatto ci ha tagliati fuori oppure no.
Anche in questo caso, va detto con onestà, non si tratta di una prova scientifica a prova di errore. Le certezze, sul fronte del blocco, restano un miraggio. Ma rispetto ai metodi tradizionali questo ha il vantaggio di non lasciare tracce e di non mettere in imbarazzo nessuno. Niente messaggi sospesi, niente chiamate a vuoto che potrebbero generare equivoci con chi, magari, non aveva la minima intenzione di sparire.