In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Chi riceve un messaggio urgente su WhatsApp da un amico che chiede soldi farebbe bene a fermarsi un attimo, perché la Polizia Postale ha lanciato un avviso proprio su questo tipo di raggiro. Il meccanismo è semplice e per questo funziona: i criminali si impossessano dell’account di una persona reale e poi scrivono ai suoi contatti, chiedendo un pagamento immediato. Il messaggio arriva da un numero conosciuto, compare nella chat di sempre, e questo basta a far abbassare la guardia. L’allerta è stata pubblicata il 25 agosto 2026 sul sito del Commissariato di P.S. Online, il portale della Polizia di Stato gestito proprio dalla Postale. Nel testo si parla di una serie di tentativi di truffa costruiti su messaggi che sembrano provenire da familiari o amici, con richieste di denaro presentate come urgentissime.
Come funziona il raggiro su WhatsApp
Il punto debole sfruttato dai truffatori non è tecnico, è umano. Un conto è ricevere una richiesta di soldi da un numero sconosciuto, un conto è vedersela arrivare da un contatto salvato in rubrica, magari con tanto di nome e foto profilo. La Postale spiega che quei messaggi, pur sembrando spediti da persone conosciute, partono quasi sempre da account rubati o comunque compromessi. Ed è esattamente questo a renderli credibili.
Le richieste variano poco nella sostanza. Si va dal bonifico alla ricarica telefonica, passando per altre forme di pagamento immediato, il tutto giustificato da una presunta emergenza. Un incidente, un problema improvviso, una scadenza che non può aspettare: la fretta serve a impedire la verifica più ovvia, cioè una telefonata alla persona che avrebbe scritto.
C’è poi un secondo livello del meccanismo, quello che alimenta la catena. La Polizia Postale invita a diffidare dei link che portano fuori da WhatsApp. Attraverso siti fraudolenti, costruiti spesso per somigliare a pagine legittime, i criminali provano a raccogliere dati personali, credenziali e soprattutto codici di verifica. Con quei codici in mano prendono il controllo dell’account, che diventa a sua volta lo strumento per contattare nuove vittime. Un giro che si autoalimenta, insomma, perché ogni profilo sottratto apre l’accesso a decine di altri contatti.
Le raccomandazioni della Polizia Postale
Le indicazioni diffuse sono poche e chiare. La prima riguarda i codici: mai comunicare a nessuno codici di verifica, PIN, password o altre credenziali personali, nemmeno quando dall’altra parte c’è qualcuno che si presenta come un amico o un parente. Proprio perché l’identità di chi scrive può essere stata rubata, la conoscenza personale non è una garanzia sufficiente.
La seconda raccomandazione riguarda i moduli online. Nessun dato sensibile andrebbe inserito nelle pagine raggiunte tramite link arrivati nei messaggi, indipendentemente da quanto la grafica appaia curata o dal fatto che l’indirizzo sembri ufficiale. Le pagine contraffatte sono spesso copie fedeli degli originali e riconoscerle a colpo d’occhio non è banale.
Vale la pena ricordare che non si tratta di un episodio isolato. La Polizia Postale era già intervenuta nei mesi scorsi su altri tentativi di frode veicolati attraverso la stessa applicazione di messaggistica. In un caso segnalato in precedenza circolava un falso avviso relativo al mancato pagamento di un pedaggio autostradale, con un classico tentativo di phishing costruito attorno a un link che rimandava a un sito contraffatto. Il filo conduttore resta sempre lo stesso: un pretesto plausibile, la pressione del tempo e una richiesta che sembra arrivare da una fonte affidabile. Riconoscere lo schema, più che il singolo messaggio, è quello che permette di non cadere nella rete quando la prossima variante della truffa comparirà in chat.










