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Warlock: Dungeons & Dragons, ecco quanto durerà l’avventura

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Chi si aspetta da Warlock: Dungeons & Dragons una maratona da centinaia di ore dovrà ridimensionare le previsioni, perché il team di sviluppo ha messo le mani avanti parlando di un’avventura corposa ma non infinita. Il paragone con le campagne da tavolo, quelle che si trascinano per mesi e a volte per anni, in questo caso non regge fino in fondo. E nemmeno il confronto con certi open world pensati per tenere incollati allo schermo per un tempo indefinito.

Il punto di partenza è comprensibile. Quando si pensa a D&D, l’immagine mentale è quella di sessioni interminabili, di gruppi che si ritrovano per settimane intere prima di chiudere una storia. Baldur’s Gate 3, con la sua mole enorme di contenuti, ha probabilmente rafforzato l’idea che anche i videogiochi ispirati al marchio debbano seguire quella strada. Qui il discorso cambia, e cambia per una scelta precisa fatta in fase di progettazione.

La densità prima della quantità

Dominic Guay, a capo dello studio che sta lavorando al progetto, ha spiegato che il gioco sarà certamente più lungo di quanto ci si aspetterebbe da un titolo più lineare, ma non raggiungerà le dimensioni di certi open world da centinaia e centinaia di ore. La ragione, dice, sta nella volontà di costruire una mappa più densa, dove l’esplorazione venga ripagata in tempi rapidi con oggetti e ritrovamenti concreti. L’idea di fondo è evitare quel senso di vuoto che si prova attraversando distese enormi senza incontrare nulla di interessante. Guay lo ha detto senza troppi giri di parole: non c’era intenzione di dilatare le distanze fino al punto di far impiegare un’eternità per arrivare da un luogo all’altro, come accade in altre produzioni. Meno chilometri, più cose da fare in quei chilometri. Una logica che, tradotta in numeri, significa comunque parecchie ore di gioco, solo distribuite in modo diverso.

Decine di ore, ma dipende dallo stile di gioco

Alla richiesta di una cifra più precisa, il responsabile dello studio ha parlato di decine e decine di ore, aggiungendo che il tempo a disposizione non mancherà. Ha anche ammesso che rispondere con esattezza è complicato, e la spiegazione ha senso: tutto dipende dall’equilibrio tra esplorazione libera e avanzamento della quest principale. Chi si dedica all’esplorazione accumula potere nel tempo, e quel potere torna utile quando si riprende il filo della storia. Chi invece punta direttamente all’obiettivo, ignorando le deviazioni, potrebbe ritrovarsi a un certo punto in difficoltà e sentire il bisogno di tornare indietro a esplorare per rinforzare il personaggio. Un sistema di vasi comunicanti, in pratica, che rende la durata complessiva variabile da persona a persona.

È un approccio che si allontana dalla filosofia del contenuto accumulato per gonfiare le statistiche di longevità. E che, nel caso di Warlock: Dungeons & Dragons, sembra pensato per premiare chi gira senza fretta, senza però punire chi vuole andare al punto.

Nessuna conoscenza pregressa richiesta

Un altro elemento già emerso in precedenza riguarda l’accessibilità del titolo. Non serve conoscere il gioco da tavolo per orientarsi nel mondo di Darkon, tra la nebbia e i personaggi che lo abitano, da Kaatri a Tasha. Chi arriva da zero, senza aver mai tirato un dado a venti facce, dovrebbe riuscire a seguire la storia senza sentirsi tagliato fuori.

Un dettaglio non secondario, considerando quanto la lore di Dungeons & Dragons possa risultare intimidatoria vista da fuori. Il team ha scelto di aprire le porte anche a chi non ha alcuna familiarità con manuali, ambientazioni e regolamenti.

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