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Chi usa Windows 11 si troverà presto tra le mani una rete di sicurezza molto più solida di quella conosciuta finora, perché Point in time Restore smetterà di essere una funzione facoltativa e diventerà attiva già di serie. Microsoft ha aggiornato la pagina di supporto dedicata proprio per annunciare il cambio di passo, che riguarderà Windows 11 26H2. Tradotto in pratica, quando qualcosa va storto sarà possibile riportare il sistema operativo a uno stato precedente completo, senza dover smontare mezzo computer o rassegnarsi alla reinstallazione da zero.
La funzione non nasce oggi. È disponibile in Windows 11 24H2 e 25H2 da fine giugno 2026, ma finora andava cercata e attivata a mano. Il richiamo, per chi ha qualche anno di Windows alle spalle, è immediato: si tratta della versione cresciuta e vitaminizzata del vecchio System Restore, il Ripristino configurazione di sistema comparso addirittura con Windows Me nel 2000.
Dove si trova e quando entra in azione
Il percorso è quello classico, Impostazioni, poi Sistema, poi Ripristino. C’è però una seconda strada, forse la più interessante, perché entra in gioco quando il computer non ne vuole sapere di partire. Dopo due riavvii consecutivi andati male, Windows apre in automatico il Windows Recovery Environment, il famoso WinRE, e da lì il ripristino temporizzato è raggiungibile direttamente. Una scialuppa, insomma, per le situazioni in cui il desktop non compare nemmeno.
Su Windows 11 26H2 l’attivazione avverrà al termine dell’aggiornamento oppure subito dopo un’installazione pulita, a una condizione: lo spazio riservato a Windows deve essere di almeno 200 GB. Sotto quella soglia la funzione non parte.
Dietro le quinte lavora il Volume Shadow Copy Service, il VSS, che scatta istantanee dell’intero sistema a intervalli regolari. L’impostazione predefinita prevede uno snapshot ogni 24 ore, con i punti di ripristino che vengono poi eliminati dopo 72 ore. Lo spazio occupato non sfugge di mano, perché di base il limite è fissato al 2 per cento del totale.
Cosa cambia rispetto al vecchio ripristino
Qui sta la differenza sostanziale. System Restore si limita a conservare file e impostazioni di sistema, niente di più. Point in time Restore invece porta indietro tutto: file del sistema operativo, applicazioni installate, impostazioni e configurazioni, account locali. È un ritorno allo stato precedente in senso pieno, non una toppa parziale.
Il vecchio strumento resta comunque a disposizione e non sparisce dal menu. Anzi, torna utile proprio quando serve andare più indietro delle 72 ore coperte dagli snapshot, accettando però un recupero solo parziale.
Due avvertenze pratiche. I file conservati su servizi cloud, OneDrive in testa, non vengono toccati dall’operazione di ripristino, quindi restano nella condizione in cui si trovano online. E se sul computer è attivo BitLocker, la chiave di crittografia diventa indispensabile per portare a termine il recupero: senza quella, il ripristino non si fa.
Chi può personalizzare i tempi
La funzione sarà accesa su tutte le edizioni di Windows 11 26H2, dalla Home in su, senza distinzioni. La possibilità di metterci mano davvero, però, resta un privilegio della sola edizione Enterprise. Solo lì è consentito modificare la frequenza con cui vengono creati i punti di ripristino, scegliendo tra 4, 6, 12, 16, 24 o 72 ore, e allo stesso modo regolare la durata di conservazione, con opzioni da 6, 12, 16, 24 o 72 ore.
Per tutti gli altri valgono i valori predefiniti, che restano comunque una copertura più che decorosa per gli incidenti quotidiani, quelli tipici di un aggiornamento andato male o di un driver che manda in tilt l’avvio. Il ripristino temporizzato lavora in silenzio, occupa poco e si fa trovare pronto quando il sistema smette di collaborare.










