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Ubuntu potrebbe presto contare più utenti dentro Windows che sui computer dove gira come sistema principale, e a dirlo non è Microsoft ma Canonical. Jon Seager, VP of Ubuntu Engineering, ha spiegato che la crescita di Ubuntu attraverso Windows Subsystem for Linux, il famoso WSL, viaggia a un ritmo nettamente più alto rispetto all’uso del desktop nativo. Se il trend regge, nei prossimi mesi gli utenti Ubuntu su WSL potrebbero superare quelli delle installazioni desktop tradizionali.
Un passo indietro aiuta a capire la portata della cosa. Microsoft presentò WSL nel 2016 quasi come una curiosità, la bash di Ubuntu dentro Windows, e nel 2020 dichiarava già oltre 3,5 milioni di installazioni attive ogni mese. Dieci anni dopo Linux dentro Windows non è più soltanto un’alternativa: per moltissimi sviluppatori è l’ambiente di lavoro vero e proprio.
Serve però una precisazione, perché la notizia si presta a fraintendimenti. Canonical non sostiene che Windows abbia più utenti Linux dei sistemi Linux nativi, né che Ubuntu stia arretrando sul desktop. Il confronto di Seager riguarda i ritmi di crescita, non i numeri assoluti, che tra l’altro non sono stati resi pubblici. Sappiamo che WSL corre di più e che Canonical prevede il sorpasso, ma la dimensione delle due basi installate resta sconosciuta.
Chi sta portando Ubuntu dentro Windows 11
La spinta non arriva dall’utente domestico curioso di provare Linux. Secondo Canonical una fetta rilevante della crescita viene dagli sviluppatori, in particolare da chi lavora con intelligenza artificiale, machine learning, backend, container e infrastrutture cloud.
Il motivo è banale quanto concreto. Le aziende consegnano notebook Windows già blindati con strumenti di amministrazione, autenticazione, VPN, sicurezza endpoint e criteri interni. Poi però lo sviluppatore si ritrova davanti a librerie, software e procedure pensate prima di tutto per Linux. Aggiungere una seconda macchina, chiedere un PC Linux o mettere in piedi il dual boot spesso non è praticabile, e allora WSL diventa la terza via: Windows resta il sistema gestito dall’azienda, Ubuntu fornisce l’ambiente per compilare codice, installare pacchetti, lanciare script e avviare servizi.
WSL non è più il sottosistema del 2016
Per capire l’accelerazione bisogna distinguere le prime versioni da quello che Microsoft distribuisce oggi. WSL 1 non eseguiva un kernel Linux, Windows intercettava le chiamate di sistema e le traduceva per il kernel NT. Un livello di compatibilità interessante, certo, ma lontano da una macchina Linux reale.
Il cambio di rotta arriva con WSL 2, annunciato nel 2019 e arrivato al pubblico con Windows 10 versione 2004 nel 2020. Da lì in poi il sottosistema usa un vero kernel Linux dentro una macchina virtuale leggera e gestita in automatico, capace di eseguire normalmente le system call delle applicazioni ELF64. Nel 2019 Microsoft parlava di miglioramenti tra 2 e 5 volte su operazioni come git clone, npm install e compilazioni con CMake, con punte fino a 20 volte in alcuni test di decompressione.
Oggi basta un comando come wsl install, si sceglie la distribuzione, si apre Windows Terminal e si lavora con Bash, apt, SSH, Git, Python, Node.js. Grazie a WSLg anche le applicazioni grafiche Linux mostrano la finestra sul desktop Windows accanto ai programmi Win32. Nel 2025 Microsoft ha reso WSL open source pubblicandolo su GitHub, e nel 2026 ha introdotto in anteprima pubblica WSL Containers, che permette di creare ed eseguire container Linux senza per forza Docker Desktop. Il comando wslc offre operazioni familiari, mentre una API dedicata consente alle app Windows di richiamare container Linux. Durante Build 2026 sono stati mostrati anche carichi di lavoro con accesso alla GPU.
Le differenze con una installazione nativa restano
WSL 2 resta comunque una macchina virtuale gestita, quindi uno strato in più tra Ubuntu e l’hardware. Per gran parte dei workload di sviluppo cambia poco, in altri casi cambia tutto. Chi lavora con hardware particolare, moduli kernel, configurazioni di basso livello o strumenti di rete specifici ha più libertà su una installazione Linux vera.
Attenzione anche al filesystem: Microsoft raccomanda di tenere i file dei progetti dentro la distribuzione, perché passare in continuazione da mount come /mnt/c introduce salti tra i due mondi che pesano sulle prestazioni, soprattutto con cartelle piene di file piccoli. Discorso simile per la rete, visto che WSL 2 usa componenti virtualizzati e le applicazioni molto sensibili alla topologia possono richiedere verifiche mirate.










