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Ubisoft, The Player Council apre i test sui giochi in sviluppo

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Con The Player Council Ubisoft prova a mettere i giocatori dentro la stanza dove si prendono le decisioni, o almeno vicino alla porta. Si tratta di un portale attraverso cui utenti selezionati possono scoprire e provare produzioni che si trovano in fasi molto diverse dello sviluppo, dai concept appena abbozzati fino ai contenuti pensati per giochi già disponibili su PC. L’idea di fondo è semplice: raccogliere osservazioni mentre i lavori sono ancora aperti, non a cose fatte.

L’accesso al programma è gratuito, però c’è un passaggio obbligato, ovvero la firma di un accordo di riservatezza generale. Una volta completata l’iscrizione, ogni partecipante può candidarsi ai test disponibili, poi Ubisoft sceglie alcuni nomi e li inserisce in comunità più ristrette, costruite apposta per permettere un dialogo diretto con gli sviluppatori che stanno lavorando a quel progetto. Non è quindi un accesso libero, ma una selezione.

Quattro progetti nella lista di partenza

La rosa iniziale comprende quattro titoli, tre esperienze multiplayer e una produzione per giocatore singolo. La formula assomiglia in parte all’accesso anticipato, con una differenza che pesa parecchio: qui non si compra nulla di incompleto. I progetti sono finanziati direttamente dall’azienda e il programma punta tutto sulla raccolta di valutazioni utili alla produzione, non sulle vendite.

Fra i titoli proposti c’è Codename Split Point, descritto come un gioco tattico competitivo costruito sugli scontri PvP. Accanto si trova Codename Rook, che appartiene al genere strategico. Entrambi vengono presentati come prototipi, il che significa che i partecipanti possono dire la loro in una fase in cui meccaniche e struttura sono ancora modificabili in profondità, non solo ritoccabili ai margini.

Il programma coinvolge anche Riders Republic, il gioco sportivo online ambientato in un mondo aperto e dedicato alle discipline estreme. Completa la formazione Altomega, FPS uscito nel 2017 che viene riproposto attraverso quella che l’azienda definisce una svolta evolutiva, senza però aggiungere dettagli su che forma abbia preso davvero il progetto. Una descrizione volutamente vaga, insomma, che lascia parecchio spazio all’immaginazione.

Come funziona il rapporto con gli sviluppatori

Il meccanismo previsto non si esaurisce nel classico questionario da compilare dopo la partita. Gli sviluppatori possono rispondere ai partecipanti negli spazi riservati e utilizzare le osservazioni raccolte durante il processo creativo, il che rende il confronto meno unidirezionale rispetto ai programmi di test tradizionali. C’è poi una progressione legata all’attività della comunità: chi contribuisce con maggiore continuità sblocca ulteriori opportunità di candidarsi alle prove dei giochi inseriti nel programma. Più si partecipa, più aumentano le possibilità di entrare nelle sessioni successive. Sul fronte dei costi, la posizione è stata chiarita senza giri di parole. Provare i prototipi non comporta alcuna spesa. Diverso il discorso per i test dedicati ai contenuti di un gioco già pubblicato, perché in quel caso serve possedere il titolo in questione. Una distinzione che ha una sua logica, dato che si tratta di verificare aggiunte pensate per chi quel gioco lo sta già giocando.

The Player Council finisce così per tenere separati due percorsi, la sperimentazione sui nuovi concept da una parte e il collaudo delle esperienze esistenti dall’altra. In entrambi i casi il punto centrale resta lo stesso, cioè il confronto fra pubblico e sviluppatori, con la community chiamata a intervenire prima che le scelte diventino definitive. Per chi ha sempre pensato di avere qualcosa da dire su come nasce un videogioco, la porta adesso è socchiusa.

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