La cosiddetta nuova era dorata della scienza promessa dall’amministrazione Trump sta facendo discutere parecchio, e non nel modo che i suoi promotori probabilmente speravano. Il piano, presentato come un rilancio della ricerca americana, prevede uno spostamento massiccio di risorse verso l’intelligenza artificiale, mentre molti esperti guardano a tutto questo con parecchia diffidenza. La sensazione diffusa, tra chi lavora nei laboratori e nelle università, è che dietro le parole altisonanti si nasconda tutt’altro rispetto a un vero rinascimento scientifico.
Il punto è semplice. Da un lato ci sono i proclami, dall’altro ci sono i fatti, e i due elementi non sembrano combaciare granché. Gli attacchi alla scienza non si sono fermati, anzi. Chi osserva la situazione da vicino descrive un quadro in cui i finanziamenti tradizionali alla ricerca vengono ridotti o messi in discussione, mentre miliardi vengono dirottati altrove. E quell’altrove ha un nome preciso.
Trump: i miliardi che finiscono nell’IA
La destinazione principale di questi fondi è appunto l’intelligenza artificiale, un settore che negli ultimi anni ha attirato investimenti enormi un po’ ovunque. Il problema, secondo diversi addetti ai lavori, non è tanto puntare sull’AI in sé, quanto farlo togliendo ossigeno ad altri campi della ricerca scientifica che restano fondamentali. La biologia, la fisica, la medicina di base, tutti settori che negli anni hanno prodotto scoperte capaci di cambiare la vita delle persone, rischiano di trovarsi con meno risorse a disposizione.
C’è poi una questione di percezione che pesa non poco. Chiamare tutto questo una era dorata suona bene sulla carta, ma per molti scienziati la realtà racconta una storia diversa. Le parole scelte dall’amministrazione evocano progresso e ambizione, mentre sul terreno concreto si registrano tagli, incertezze e una direzione che sembra premiare più la retorica che il lavoro effettivo dei ricercatori.
Il dibattito, insomma, è tutto qui. Da una parte una visione presentata con toni trionfalistici, dall’altra una comunità scientifica che fatica a riconoscere in quella visione qualcosa di realmente favorevole. Gli esperti interpellati non nascondono la loro perplessità, e il contrasto tra le promesse e i fatti resta il nodo centrale di tutta questa vicenda.


